I molti motivi di scontro tra il presidente statunitense e il papa statunitense
La guerra ha esasperato le cose, ma sulla politica estera e sull'immigrazione Trump e Leone XIV erano distanti già da prima

In questi giorni il presidente degli Stati Uniti Donald Trump se l’è presa con papa Leone XIV, che gli ha risposto con una nettezza inusuale per lui. Lo scambio ha reso evidente uno scontro diplomatico che in realtà va avanti da tempo, anche se non si era ancora mai manifestato in modo così plateale. In passato, infatti, era già emerso qualche disaccordo, soprattutto a proposito di alcune decisioni di Trump in materia di politica estera e di immigrazione.
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Lo scontro ha raggiunto un nuovo livello con la guerra in Medio Oriente scatenata da Stati Uniti e Israele, su cui il papa era intervenuto già alla fine di marzo, quando aveva detto che Dio «non ascolta la preghiera di chi fa la guerra». All’inizio di aprile invece, dopo che Trump aveva detto sul suo social Truth di voler annientare «l’intera civiltà» iraniana, Leone XIV aveva definito questa minaccia «veramente non accettabile». Infine l’11 aprile in un’omelia a San Pietro aveva invitato i leader mondiali a cercare la pace.
Il giorno dopo, domenica, Trump ha pubblicato su Truth un post in cui ha definito il papa «debole sul crimine e terribile per la politica estera». Rientrando a Washington dalla Florida, Trump ha anche detto ai giornalisti di non credere che Leone XIV stia facendo un buon lavoro.
Leone XIV ha risposto a queste critiche lunedì, dicendo di non avere paura dell’amministrazione Trump. Lo scontro a quel punto è continuato con Trump che ha pubblicato su Truth un’immagine (che poi, dopo aver ricevuto diverse critiche, ha cancellato) che lo mostrava in una posa e con abiti simili a Gesù.
Nel suo post, Trump ha scritto anche di non volere un papa «che crede sia OK per l’Iran avere armi atomiche» o «che pensa sia terribile che gli Stati Uniti abbiano attaccato il Venezuela». L’operazione militare con cui a gennaio gli Stati Uniti hanno catturato e rimosso il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, è stato infatti un altro punto di divergenza tra Trump e Leone XIV. Il giorno dopo l’operazione il papa aveva detto che il bene per il popolo venezuelano doveva «prevalere sopra ogni altra considerazione» e che fosse necessario «garantire la sovranità del paese».
Del resto i segnali che Leone sarebbe stato un papa particolarmente antimilitarista c’erano già: poco dopo la sua elezione cominciò a circolare una foto degli anni Ottanta che lo ritrae mentre partecipava a una manifestazione pacifista, contro l’installazione di missili nucleari statunitensi a Comiso, in Sicilia
Le prime indicazioni di un contrasto tra l’amministrazione Trump e Leone XIV, comunque, risalgono al maggio 2025, cioè ai giorni subito successivi all’elezione di Robert Francis Prevost come papa, il primo statunitense. Trump era stato uno dei primi leader politici a congratularsi con lui, ma poi un account X chiamato @drprevost, con post che manifestavano posizioni opposte rispetto a quelle di Trump, aveva creato un po’ di scompiglio.
Nonostante non fosse certo che l’account appartenesse effettivamente al neoeletto papa, diversi esponenti della destra americana ne avevano ricondiviso i post, manifestando indignazione e rabbia. Per esempio Laura Loomer, attivista di estrema destra considerata molto vicina al presidente, aveva scritto che il nuovo papa sosteneva «i clandestini e i confini aperti». Negli stessi giorni Steve Bannon, uno dei principali consulenti di Trump, aveva definito Leone XIV «la scelta peggiore per i cattolici MAGA» (cioè che sostengono Trump, dall’acronimo del suo slogan Make America Great Again).
L’autenticità del profilo, che ora è stato cancellato, non è mai stata né confermata né smentita, ma le politiche anti immigrazione di Trump sono poi state, in effetti, un altro motivo di divergenza tra i due. Lo scorso settembre, dopo una grossa operazione voluta dall’amministrazione Trump in Georgia, Leone XIV aveva definito il trattamento delle persone immigrate negli Stati Uniti «disumano». A novembre invece aveva detto che venivano trattate in modo «estremamente irrispettoso».
Tra l’altro il Department of Homeland Security (DHS), cioè l’agenzia della sicurezza interna, ha usato citazioni della Bibbia in diversi post pubblicati sui social media per promuovere le operazioni dell’ICE, l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione. In una sua versione marcatamente conservatrice e venata di nazionalismo, il cattolicesimo è una religione sempre più popolare nella destra statunitense: il vicepresidente JD Vance si convertì nel 2019, e alle elezioni del 2024 il 55 per cento degli elettori cattolici votò per Trump. JD Vance è lo stesso che, da cattolico, ha detto che il papa debba fare «attenzione quando parla di questioni teologiche».
A dicembre il papa era intervenuto anche a proposito della guerra in Ucraina e aveva espresso perplessità su come Trump stava gestendo i negoziati di pace con la Russia. In particolare aveva criticato l’esclusione dell’Unione Europea dalle negoziazioni: aveva detto che cercare un accordo di pace senza includere l’Europa negli accordi non era «realistico» e che purtoppo non tutti lo capivano.
A febbraio era stata la volta di Cuba, sulla quale Trump negli ultimi mesi ha esercitato una pressione crescente, allo scopo di destabilizzare e far cadere il regime socialista che la governa. Dopo che Trump aveva cercato di bloccare tutte le forniture di petrolio in arrivo sull’isola, papa Leone XIV aveva esortato i leader a dialogare e a evitare azioni che potessero «aumentare le sofferenze del caro popolo cubano».
Per ora il papa non ha fatto viaggi ufficiali negli Stati Uniti, e il Vaticano ha anche deciso di non aderire al Board of Peace, un’assemblea di Stati creata da Trump per occuparsi della guerra nella Striscia di Gaza e potenzialmente di altri conflitti. Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, aveva detto che nella realizzazione di questo organo c’erano punti che lasciavano «un po’ perplessi». Tra questi, l’ipotesi che l’assemblea di Trump mirasse in qualche modo ad assorbire il compito di risoluzione delle crisi, che invece spetta alle Nazioni Unite.



