Giusi Bartolozzi è già in mezzo a nuove polemiche

La Camera ha votato per tentare di dare l'immunità all'ex capa di gabinetto del ministero della Giustizia, indagata per il caso Almasri

Giusi Bartolozzi, Roma, 13 marzo 2026 (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)
Giusi Bartolozzi, Roma, 13 marzo 2026 (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

Ieri la Camera dei deputati ha votato per tentare di estendere l’immunità di cui godono i ministri all’ex capa di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, e impedire così che vadano avanti alcune accuse della procura di Roma nei suoi confronti relative al caso di Almasri, il generale libico accusato di crimini contro l’umanità e nonostante questo liberato dall’Italia a gennaio del 2025. Sarebbe un fatto inedito, visto che Bartolozzi, da capa di gabinetto, non faceva formalmente parte del governo. Al voto non ha partecipato l’opposizione, che ha criticato la scelta di proteggere Bartolozzi da parte della maggioranza.

Il voto della Camera serviva in particolare per sollevare davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Semplificando, un organo dello Stato può sollevare questo conflitto davanti alla Corte quando ritiene che una prerogativa che la Costituzione gli attribuisce venga in qualche modo compromessa da un altro pezzo dello Stato. In questo caso, secondo la Camera, a giudicare Bartolozzi non dovrebbe essere la procura di Roma, ma il tribunale dei ministri, un collegio di giudici particolare che indaga sui presunti reati compiuti dal presidente del Consiglio e dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni.

Il punto è che il tribunale dei ministri, per procedere contro un presidente o contro un ministro, è obbligato a chiedere l’autorizzazione in parlamento. Se la Corte costituzionale si pronuncerà a favore del conflitto di attribuzione, quindi, il caso passerà a quel collegio, e al parlamento verrà chiesta l’autorizzazione a procedere contro di lei, che era capa di gabinetto e non ministra: in questo senso le verrebbe estesa l’immunità di cui godono i ministri. L’autorizzazione a procedere era già stata negata per i ministri della Giustizia Carlo Nordio, dell’Interno Matteo Piantedosi, e per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, anche loro inizialmente coinvolti nelle indagini su Almasri con l’accusa di favoreggiamento.

La prima udienza del processo a carico di Bartolozzi è stata fissata per il 17 settembre, ma dopo il voto della Camera il procedimento potrebbe essere sospeso in attesa della decisione della Corte costituzionale, che potrebbe richiedere oltre un anno.

Bartolozzi è una magistrata da oltre 25 anni, era stata eletta alla Camera nel 2018 e era stata promossa da Nordio a capa di gabinetto all’inizio del 2024, incarico da cui si era dimessa dopo la sconfitta del governo al referendum sulla riforma della magistratura, che si è svolto il 22 e il 23 marzo.

Mentre era ancora al ministero, siamo nel settembre del 2025, Bartolozzi era stata accusata dalla procura di Roma di aver dato false informazioni ai magistrati del tribunale dei ministri, che si stava occupando del caso Almasri. Bartolozzi era stata sentita dalle giudici del tribunale per via del suo ruolo, e perché le indagini avevano rilevato non solo una gestione molto caotica del caso Almasri da parte del ministero, ma anche un suo specifico e ampio coinvolgimento nella vicenda: anche perché molto spesso, di fatto, era lei a gestire il ministero al posto di Nordio, che le lasciava ampio margine su tutte le questioni e le decisioni più delicate.

Le indagini su Nordio, Mantovano e Piantedosi erano state archiviate per via della mancata autorizzazione a procedere, mentre erano rimaste aperte quelle su Bartolozzi. A settembre, quando si era saputo dell’indagine ed era stata pubblicata la relazione del tribunale dei ministri, i partiti del centrodestra, e in particolare Fratelli d’Italia, avevano protestato che non fosse stata inserita anche Bartolozzi nella lista dei funzionari pubblici per i quali si chiedeva al parlamento l’autorizzazione a procedere.

La tesi del centrodestra è che il reato contestato a Bartolozzi sia connesso a quello di cui erano accusati i membri del governo. Il tribunale dei ministri avrebbe dunque dovuto chiedere anche per lei l’autorizzazione a procedere invece di trasmettere gli atti alla procura: ed è in base a questa convinzione che ora ha sollevato il conflitto di attribuzione poi approvato alla Camera.

Chi contesta questa tesi e sostiene dunque la posizione della procura di Roma pensa invece che la vicenda che coinvolge Bartolozzi vada considerata in modo autonomo. Bartolozzi è stata accusata di falsa testimonianza quando è stata chiamata a testimoniare dalle giudici del tribunale dei ministri. Un reato, quindi, che sarebbe stato commesso non nella fase in cui il governo era impegnato nel gestire l’arresto, la liberazione e il rimpatrio di Almasri, ma mesi dopo, quando il tribunale dei ministri cercava di ricostruire cosa fosse successo. Il reato eventualmente commesso per nascondere la verità ai magistrati non può dunque, secondo quest’altra posizione sostenuta dalle opposizioni, essere ricondotto a una scelta fatta dal governo molto tempo prima.

Dopo il voto, le opposizioni hanno duramente criticato il governo parlando di «abuso» e dicendo che l’immunità è un istituto eccezionale che non si può applicare a piacimento. Devis Dori di Alleanza Verdi Sinistra, che è presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, ha accusato la destra di voler allungare i tempi nella speranza di portare il caso di Bartolozzi «a una sonora prescrizione».

Nel frattempo Bartolozzi, che è magistrata fuori ruolo dal 2018, ha chiesto di rientrare in servizio. La sua richiesta è stata approvata dal Consiglio superiore della magistratura (CSM) e manca ora solamente la ratifica finale che potrebbe arrivare il 22 aprile, quando il CSM si riunirà in assemblea plenaria. Se questo accadrà Bartolozzi potrà tornare a fare la giudice distrettuale presso la Corte d’Appello di Roma, che peraltro è l’organo a cui il governo tentò di scaricare la responsabilità della liberazione di Almasri. Quando questo accadrà il suo fascicolo per falsa testimonianza dovrà essere trasferito dalla procura di Roma alla procura di Perugia, competente sui reati commessi da magistrati in servizio nel Lazio: un’altra cosa che potrebbe allungare i tempi.

Se Bartolozzi potrà tornare subito in magistratura è grazie a una norma specifica voluta dal governo di cui faceva parte. La riforma della giustizia promossa dall’ex ministra Marta Cartabia e approvata nel 2022 aveva introdotto restrizioni significative contro il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli”, ovvero il passaggio diretto e immediato di esponenti della magistratura in politica, e viceversa. La riforma stabiliva che i magistrati che avevano assunto dei ruoli di vertice nei ministeri non avrebbero potuto tornare subito alla professione una volta terminata l’esperienza politica. Ma un emendamento del governo ha di fatto sospeso retroattivamente questa norma, limitandola agli incarichi assunti dopo il 31 agosto del 2026.

Durante la campagna elettorale per il referendum Bartolozzi era stata molto criticata per una frase detta durante un’intervista a una tv locale: «Votate sì [al referendum], così ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione».