Perché dobbiamo preoccuparci più del prezzo del gasolio che di quello della benzina

Il diesel non serve solo agli automobilisti, ma anche all'agricoltura, all'industria e ai trasporti: se aumenta quello, aumenta tutto il resto

Un parcheggio di camion in Oregon, negli Stati Uniti, il 7 aprile 2026 (AP Photo/Jenny Kane)
Un parcheggio di camion in Oregon, negli Stati Uniti, il 7 aprile 2026 (AP Photo/Jenny Kane)
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La guerra in Medio Oriente e le ripercussioni sul mercato del petrolio hanno fatto aumentare fin dai primi giorni i prezzi della benzina, il carburante con cui è alimentata la stragrande maggioranza dei veicoli privati: quindi chiunque abbia un mezzo si è reso conto subito di quanto ora sia più costoso usarlo per andare al lavoro, a fare la spesa o in vacanza.

In realtà però a livello economico è molto più preoccupante l’aumento dell’altro carburante che si trova ai distributori, cioè il gasolio (spesso indicato col nome del motore che lo usa, diesel), i cui rincari hanno effetti meno diretti ma potenzialmente più vasti.

Mentre la benzina serve quasi esclusivamente per la mobilità privata, il gasolio è il carburante che fa funzionare l’economia: serve per i macchinari agricoli nei campi, per diversi usi industriali, per alcuni tipi di riscaldamento, e soprattutto per i trasporti. Questo significa che se aumenta il prezzo del gasolio a cascata aumenta il prezzo del cibo, dei prodotti industriali, e più in generale di tutto ciò che deve essere trasportato da un posto a un altro per essere venduto: il suo rincaro ha la capacità, che la benzina non ha, di far aumentare il costo generale della vita e quindi di generare inflazione, un problema che avevamo già avuto con la guerra in Ucraina e da cui peraltro non eravamo ancora del tutto usciti.

È proprio la sua importanza per l’economia che rende il gasolio più sensibile alle crisi energetiche rispetto alla benzina. In Italia rispetto a prima della guerra in Medio Oriente il prezzo della benzina è aumentato di appena dieci centesimi al litro, del 5 per cento (considerando che è in vigore uno sconto sulle imposte sui carburanti di 25 centesimi). Il gasolio è rincarato di quasi 40 centesimi al litro, cioè del 22 per cento nello stesso arco di tempo, e costa ormai stabilmente oltre i 2 euro al litro.

Questa differenza esiste per due ragioni. La prima è che i paesi europei sono strutturalmente più attrezzati per la produzione di benzina che per quella di gasolio. Il petrolio importato dall’estero viene raffinato in Europa, e per varie ragioni le raffinerie europee producono molta più benzina che gasolio dal petrolio che importano. In tempi normali la benzina prodotta è così tanta che poi viene esportata. Il gasolio, invece, continua a dover essere importato. Prima della guerra in Ucraina molto di questo arrivava dalla Russia: dal 2022 è stato progressivamente sostituito dal gasolio proveniente dagli Stati Uniti e per l’appunto dal Medio Oriente, da cui ora non arriva più nulla. In breve: il gasolio manca, ma la benzina no.

La seconda ragione è che mentre la benzina serve praticamente solo per la mobilità privata, il gasolio come dicevamo serve a fare molte altre cose. Dunque la domanda di gasolio preme su diversi fronti contemporaneamente, facendone salire il prezzo in modo più marcato. Ed è una domanda più rigida rispetto a quella della benzina per gli automobilisti, che se non possono permettersi il pieno possono talvolta (non sempre) scegliere di prendere i mezzi pubblici; un autotrasportatore non può scegliere di non consegnare la merce. Dunque il prezzo del gasolio sale, e molto.

Il settore che più ne ha bisogno è appunto quello dei trasporti, e in particolare dell’autotrasporto. La quasi totalità dei tir e dei mezzi pesanti in Europa ha un motore diesel, e l’Italia è tra i paesi europei dove le merci viaggiano di più in assoluto su strada: più del 90 per cento delle merci, e il resto via treno e via nave; la media europea è intorno al 78 per cento.

Questo sbilanciamento è dovuto soprattutto alla storica carenza delle infrastrutture ferroviarie italiane per il trasporto di merci, un problema di cui si discute da sempre ma la cui soluzione richiederebbe investimenti ingenti, competenze e soprattutto la volontà politica di cambiare un modello che rende l’Italia estremamente dipendente dalle fonti fossili ed esposta alle crisi energetiche come quella attuale.

Per cercare di attutire il potenziale impatto che il rincaro del gasolio potrebbe avere sul costo dei trasporti e dunque sul prezzo finale di tutte le merci, il governo italiano ha introdotto un credito d’imposta per gli autotrasportatori. È uno sconto sulle imposte da pagare, che sarà proporzionale al maggiore costo per il gasolio sostenuto dagli autotrasportatori, che così vengono in parte risarciti. Gli autotrasportatori poi, come tutti gli automobilisti, beneficiano anche della riduzione delle accise sui carburanti di 25 centesimi al litro.

Due autisti fanno rifornimento ai loro tir in Oregon, Stati Uniti (AP Photo/Jenny Kane)

L’altro settore per cui il gasolio è essenziale è l’agricoltura, dato che serve per i macchinari nelle diverse fasi delle colture: i trattori che trainano gli aratri per smuovere il terreno prima della semina, le seminatrici meccaniche, le grandi mietitrebbie per la raccolta, e via così. Sono macchinari enormi, che consumano anche decine di litri di gasolio all’ora.

Dall’inizio della guerra il petrolio agricolo è passato da circa 0,85 euro a 1,45 euro al litro, con un aumento del 70 per cento. Il costo dei carburanti per i macchinari, secondo Confagricoltura, è una componente importante del bilancio degli agricoltori, che già in tempi normali arriva al 15-20 per cento dei costi complessivi.

Per questa ragione il governo italiano nell’ultimo decreto sui carburanti ha introdotto anche per gli agricoltori un credito di imposta per gli acquisti di carburante, pari al 20 per cento del costo sostenuto. In questo modo gli agricoltori ricevono indietro parte dei maggiori costi sostenuti per comprare il carburante molto rincarato, in un momento in cui stanno peraltro facendo anche i conti con l‘enorme aumento del prezzo dei fertilizzanti agricoli a causa della guerra.

In questa condizione è ormai probabile che il prezzo del cibo salga nei prossimi mesi: e sugli scaffali dei supermercati potrebbe arrivare ancora più rincarato per l’aumento del costo dei trasporti di cui parlavamo sopra.

Una mietitrebbia in un campo di soia in Brasile (AP Photo/Andre Penner)

L’altro settore per cui il gasolio è fondamentale è l’industria, che già risente dell’aumento dei costi dell’elettricità a causa del rincaro del gas naturale (con cui in Italia si produce ancora buona parte dell’energia elettrica). Ci sono settori e processi industriali che lavorano lontano dalle reti elettriche o richiedono una forza meccanica tale che solo i motori diesel possono dare, e per cui dunque serve il gasolio.

Un esempio è quello dell’industria mineraria ed estrattiva, in cui il gasolio serve per alimentare enormi macchinari, come i dumper (cioè i camion adatti al trasporto e allo scarico di tonnellate di materiale), gli escavatori e le perforatrici. Il gasolio serve anche per i frantoi mobili che riducono le rocce in ghiaia o sabbia direttamente dove avviene l’estrazione: sono lavorazioni che servono per esempio per produrre il cemento e l’asfalto, il cui prezzo rischia dunque di salire.

Lo stesso vale per il settore delle costruzioni, che fa un uso intensivo di macchinari alimentati a gasolio: ruspe, bulldozer, livellatrici, gru, betoniere, tra gli altri. Il gasolio serve anche come materia prima per la produzione della plastica, cosa che potrebbe far rincarare il costo del packaging.

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