Uno dei concerti più grandi della storia ungherese, contro Viktor Orbán
Venerdì, due giorni prima delle elezioni, a Budapest 50 artisti hanno suonato per 7 ore di fronte a centinaia di migliaia di persone
di Rodolfo Toè, foto di Giorgio Salimeni

Venerdì a Budapest c’è stato uno dei concerti più grandi della storia dell’Ungheria: è durato più di sette ore, dalle 16 alle 23, hanno partecipato 50 musicisti e musiciste e ad ascoltarlo c’erano centinaia di migliaia di persone. L’evento è stato una grossa manifestazione contro il primo ministro Viktor Orbán, a due giorni dalle elezioni parlamentari che si terranno domenica e che sono tra le più importanti della storia recente del paese.

Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
Per la prima volta in 16 anni Orbán rischia di perdere. Secondo i sondaggi il candidato dell’opposizione, Péter Magyar, ha un grande vantaggio. In questo momento tra gli ungheresi che non sostengono Orbán e il suo partito di estrema destra, Fidesz, c’è parecchio ottimismo: molti di loro sperano nella vittoria.

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Magyar è un politico conservatore, che apparteneva a Fidesz ma poi ne è uscito: da allora critica la corruzione del governo, e il suo partito (Tisza) è diventato il principale partito dell’opposizione. È molto carismatico e ha suscitato grandi entusiasmi. Anche se il concerto non era propriamente un evento organizzato a suo sostegno, per tantissime persone che hanno partecipato è stato comunque un modo di dimostrare la forza dell’opposizione e prepararsi al voto di domenica.

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La grande maggioranza del pubblico era composta soprattutto da persone al di sotto dei trent’anni, e tra di loro c’erano anche molti adolescenti. In diversi hanno raccontato di sentirsi speranzosi per la prima volta dopo anni in cui invece la politica ungherese era stata apatica, perché l’opposizione era divisa e Orbán sembrava imbattibile. Eszther (28 anni, di Budapest) ha detto che c’è grande entusiasmo: «adesso tutti vogliamo la stessa cosa: ci sentiamo come se fossimo parte di qualcosa di più grande di noi, ed è una sensazione unica».

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Eszther racconta che nei mesi scorsi è stata a comizi di Magyar quattro volte, e che per lei, come per altri suoi amici, discutere di politica e del futuro dell’Ungheria è diventata un’esperienza quotidiana. Magyar da mesi organizza comizi in tutto il paese, a un ritmo molto serrato, spesso facendone anche quattro al giorno. Sono eventi stimolanti, che attirano tantissime persone, in particolare tra i più giovani.

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A organizzare il concerto di venerdì non è stato un politico, ma un importante intellettuale e critico del governo, Róbert Puzsér, che nel 2025 ha fondato il Movimento di resistenza civica, che ha lo scopo di organizzare forme di resistenza dal basso contro le politiche di Orbán. Orbán è un politico di estrema destra, euroscettico e autoritario: nei 16 anni in cui ha governato ha rafforzato il suo potere, rendendo l’Ungheria un paese illiberale.

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– Leggi anche: L’Ungheria di Viktor Orbán
L’evento è stato organizzato nella Piazza degli Eroi, una delle più grandi di Budapest, per accogliere un grande numero di persone. C’erano maxischermi e sistemi di amplificazione anche a diverse centinaia di metri dal palco, per poter permettere a tutti di seguire. Ore prima l’inizio dell’evento diverse strade erano bloccate e avvicinarsi al palco era impossibile, così come farsi largo tra la folla in diversi punti.

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Gli artisti e le artiste che si sono susseguiti sul palco si sono esibiti spesso per pochissimo tempo, suonando una o due canzoni, per una durata di pochi minuti. Molti sono soprattutto artisti famosi tra gli ungheresi che appartengono alla cosiddetta «Generazione Z», cioè i nati tra la fine degli anni Novanta e gli anni Dieci del Ventunesimo secolo.

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Non c’erano slogan a favore di precisi candidati politici, né bandiere o simboli di partito. Solo qualche bandiera ungherese, e altre bandiere immaginarie o di fantasia, più o meno conosciute: una di queste era la bandiera di un famosissimo manga giapponese, One Piece, che in altri paesi è stata associata a movimenti di protesta contro il governo.

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Tra chi partecipava però c’era comunque un palese senso di rabbia nei confronti di Fidesz, che, oltre a essere un partito autoritario, è anche accusato di essere un partito corrotto. Le canzoni scelte dai cantanti erano per lo più canzoni di protesta, o di rivolta nei confronti del sistema. Dal pubblico e dal palco si è sentito molto spesso il coro “Mocskos Fidesz!”, che significa letteralmente “Lurido Fidesz!” e che è diventato popolare tra il pubblico dei festival musicali in Ungheria, la scorsa estate, prima di diffondersi tra i simpatizzanti dell’opposizione.

Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
Un altro coro ripetuto spesso dai partecipanti era “Ruszkik haza!“, e cioè, “Russi, tornatevene a casa!”. Il coro fu popolarizzato già nel 1956, quando gli ungheresi protestavano contro l’influenza dell’Unione Sovietica in Ungheria, ma è ridiventato attuale per via delle posizioni di Orbán, che è uno dei leader più filorussi dell’Unione Europea.
Uno dei momenti in cui si è sentito il coro “Ruszkik haza!” durante il concerto, venerdì 10 aprile. L’uomo che annuisce sul palco è Róbert Puzsér, l’organizzatore dell’evento.
I discorsi durante l’evento sono stati pochi. Puzsér, l’organizzatore, ha parlato per una decina di minuti: ha attaccato il governo e ha invitato tutti a votare per l’opposizione. Altre due persone che hanno fatto un discorso sono state Szilveszter Pálinkás, un capitano dell’esercito ungherese, e Bence Szabó, un ufficiale dell’intelligence. Nelle scorse settimane entrambi hanno criticato Fidesz.

Szilveszter Pálinkás. Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
Pálinkás, che in Ungheria è molto noto per il ruolo che ha avuto nelle campagne di reclutamento dell’esercito, in un’intervista ha accusato il governo di politicizzare l’esercito e di usarlo per manipolare l’opinione pubblica. Al concerto ha detto: «Il coraggio non è non avere paura, ma andare avanti nonostante la paura, affrontare l’oscurità e dire: sono qui e non mi tirerò indietro». Szabó invece ha accusato il governo di avere sfruttato i servizi di intelligence per reprimere il partito di Magyar, Tisza.

Szilveszter Pálinkás. Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post



