Anche la Grecia vuole vietare i social network ai minori di 15 anni

Mercoledì il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha annunciato di voler introdurre il divieto di utilizzare i social network alle persone con meno di 15 anni a partire dal prossimo anno. Lo ha fatto con un video condiviso su TikTok in cui si rivolgeva proprio alle persone più giovani: ha detto di aspettarsi che la proposta non sarebbe piaciuta – «sono certo che molti di voi saranno arrabbiati con me, anche io lo sarei se avessi la vostra età» – ma di ritenerla necessaria per la loro salute mentale. A questo proposito ha spiegato che i social sono pensati e disegnati per creare dipendenza e trarne profitto, e che il governo ha intenzione di presentare una proposta di legge sul divieto entro l’estate, con l’obiettivo di farla entrare in vigore a partire dal 1° gennaio del 2027.
Della questione dell’impatto dei social sulle persone più giovani si dibatte da anni, con conclusioni ancora poco definite. Il primo paese ad aver introdotto un divieto di questo tipo è stata l’Australia, a dicembre. L’ha seguita l’Indonesia e altri paesi hanno detto di volerlo fare: stanno discutendo proposte di legge simili la Danimarca, la Francia, l’Austria, la Spagna e la Malaysia. In tutti questi casi la proposta del divieto è stata motivata con il rischio di dipendenza, di calo della capacità di concentrazione e di altri effetti sulla salute mentale che i social network causerebbero ai minorenni.
Negli Stati Uniti, a gennaio, è iniziato il primo processo che dovrà stabilire se le società proprietarie dei principali social network, tra cui Meta, YouTube e TikTok, abbiano creato volontariamente dei prodotti che generano dipendenza, specialmente negli utenti più giovani, causando vari danni tra cui ansia, depressione e autolesionismo. La Commissione Europea ha aperto un’indagine preliminare su TikTok perché sostiene che alcuni suoi meccanismi creino dipendenza, e dunque siano in violazione delle leggi europee.


