• Sport
  • Martedì 31 marzo 2026

Perché l’inno bosniaco non ha parole

E perché i tifosi ne canteranno un altro, forse mostrando una bandiera diversa: un po' di cose sulla Bosnia Erzegovina, che oggi gioca contro l'Italia

Due tifose bosniache allo stadio Bilino Polje di Zenica, nel 2024 (Getty Images/Maja Hitij)
Due tifose bosniache allo stadio Bilino Polje di Zenica, nel 2024 (Getty Images/Maja Hitij)
Caricamento player

Questa sera, prima della partita tra Bosnia Erzegovina e Italia che deciderà chi si qualificherà per i Mondiali di calcio maschili, allo stadio di Zenica verrà suonato l’inno bosniaco. I giocatori non lo canteranno, visto che ufficialmente non ha parole. Se ci fate caso però sentirete che i tifosi bosniaci (che non saranno molti ma che si faranno di certo sentire) canteranno comunque una canzone: potrebbe anche sembrarvi che le parole accompagnino la melodia dell’inno, ma in realtà sono proprio due canzoni diverse.

Il motivo ha a che fare con la storia complicata del paese, e fa capire in parte le divisioni che ci sono ancora oggi.

Quando la Bosnia Erzegovina si dichiarò indipendente dalla Jugoslavia, nel 1992, adottò anche un proprio inno nazionale. Lo scrisse il musicista e compositore sarajevese Dino Merlin: il titolo della canzone è “Jedna si jedina” (“Sei la sola e l’unica”).

Dopo l’indipendenza in Bosnia Erzegovina iniziò una guerra tra i suoi gruppi nazionali: i bosgnacchi (semplificando un po’, i bosniaci musulmani), i serbi e i croati. In linea di massima serbi e croati combattevano con l’obiettivo di diventare il più autonomi possibile dalla Bosnia Erzegovina, e possibilmente di unirsi rispettivamente alla Serbia e alla Croazia.

La guerra, terminata con gli accordi di pace del 1995, ha preservato la Bosnia Erzegovina con i suoi confini del 1992, ma ha creato molte divisioni tra bosgnacchi, croati e serbi. Alcuni simboli nazionali che la Bosnia Erzegovina adottò nel 1992 vennero poi percepiti come rappresentativi dell’unico gruppo che sosteneva davvero l’indipendenza del paese, cioè i bosgnacchi.

Nel 1999 il funzionario straniero che ha il compito di far rispettare gli accordi di pace, e che per questo ha poteri straordinari (l’Alto rappresentante internazionale), ordinò di cambiare l’inno, perché riteneva che non rappresentasse tutti i gruppi nazionali della Bosnia Erzegovina. “Jedna si jedina” venne così rimpiazzato da quello attuale, che si chiama “Intermezzo”.

Gli autori di “Intermezzo” proposero anche un testo, che però non è mai stato adottato, perché i politici non sono mai riusciti ad accordarsi sul suo contenuto.

I tifosi che seguono la Bosnia Erzegovina allo stadio sono in prevalenza tifosi bosgnacchi, e tra di loro non ci sono molti serbi e croati bosniaci. Per molti di loro il vero inno nazionale è ancora quello del 1992. A questo punto lo avrete capito: quando suona “Intermezzo”, i tifosi che cantano stanno cantando “Jedna si jedina”.

Bandiere e vecchi re
Lo stesso discorso vale anche per una bandiera che molto probabilmente noterete sugli spalti, e che raffigura uno scudo con gigli dorati in campo blu e una banda bianca. La bandiera è ispirata allo stemma di alcuni re medievali bosniaci. Fu la bandiera che la Bosnia Erzegovina adottò nel 1992; proprio come l’inno, e per la stessa ragione, fu però abolita dall’Alto rappresentante.

Tifosi bosniaci ad Empoli durante un'amichevole con l'Italia, il 9 giugno del 2024 (Getty Images/Jonathan Moscrop)

Tifosi della nazionale bosniaca nel 2024 (Getty Images/Jonathan Moscrop)

Anche l’attuale bandiera della Bosnia Erzegovina è stata scelta dopo la guerra dall’Alto rappresentante: ha un triangolo giallo in campo blu con alcune stelle bianche, e non presenta simboli che possano essere associati a un unico gruppo nazionale. Molti tifosi bosgnacchi però continuano a esibire quella del 1992. In Bosnia Erzegovina l’uso di quella bandiera, come del resto anche le bandiere che venivano utilizzate nei territori controllati dai croati e dai serbi durante la guerra, è estremamente controverso.

La bandiera della Bosnia Erzegovina, nel 2025 a Sarajevo (Elman Omic/Anadolu via Getty Images)

Che posto è Zenica
Zenica, dove l’Italia giocherà stasera, è una città industriale a una settantina di chilometri a nord della capitale Sarajevo (il nome si pronuncia Zénitsa). In Bosnia Erzegovina, Zenica è nota soprattutto per la sua enorme acciaieria e per i problemi che si porta dietro: da decenni è in grandi difficoltà economiche, ed è parecchio inquinante. Sui giornali italiani che si sono occupati di Zenica nel corso degli anni spesso l’acciaieria è stata chiamata “l’ILVA di Bosnia Erzegovina”, perché i suoi problemi ricordano un po’ quelli di Taranto e della sua acciaieria.

Parte degli impianti dell'acciaieria di Zenica (Oliver Bunic/Bloomberg)

Parte degli impianti dell’acciaieria di Zenica (Oliver Bunic/Bloomberg)

La situazione in effetti è molto simile: un’acciaieria che dà lavoro a molte persone, in un contesto economico difficile, e che però da anni è in crisi economica, e continua a operare nonostante sia in perdita. L’acciaieria di Zenica, poi, è molto, molto vicina al centro cittadino.

E quindi perché si gioca proprio lì?
E non, per dire, a Sarajevo? È un tema di cui si discute spesso in Bosnia Erzegovina, anche perché Zenica è un po’ fuori mano, e organizzare le partite a Sarajevo sarebbe più comodo. La federazione calcistica bosniaca ha spiegato che il motivo principale è che lo stadio Bilino Polje di Zenica è uno dei pochissimi che rispettano gli standard richiesti dalla UEFA (la Federazione calcistica europea, che organizza questo spareggio) per ospitare questo tipo di competizioni. Nessuno dei due principali stadi di Sarajevo, quello di Koševo e quello di Grbavica, li rispetta.

Lo stadio di Bilino Polje, a Zenica

Va detto anche che la scelta di giocare a Zenica non dispiace del tutto a molti tifosi: lo stadio di Bilino Polje, infatti, non è circondato dalla pista di atletica e gli spettatori sono molto più vicini al campo. Questo permette di vedere meglio la partita, ma anche di creare un’atmosfera molto più calda per sostenere la nazionale bosniaca.