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  • Mercoledì 25 marzo 2026

Le giocatrici di WNBA hanno avuto quel che volevano

E forse anche qualcosa in più: dopo mesi di trattative la più importante lega femminile di basket alzerà parecchio i loro stipendi

Brittney Sykes delle Washington Mystics tiene in mano un cartello con scritto "Pagate le giocatrici" durante l'ultimo All-Star Game di WNBA, 19 luglio 2025 (AP Photo/Michael Conroy)
Brittney Sykes delle Washington Mystics tiene in mano un cartello con scritto "Pagate le giocatrici" durante l'ultimo All-Star Game di WNBA, 19 luglio 2025 (AP Photo/Michael Conroy)
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Dopo più di 16 mesi di trattative con le sue giocatrici, il 24 marzo la WNBA (la lega nordamericana femminile di basket) ha approvato un nuovo e storico contratto collettivo: gli stipendi aumenteranno in media del 364 per cento e per la prima volta qualche giocatrice potrebbe guadagnare più di un milione di dollari. Aumenteranno i budget delle squadre, i salari minimi e quelli massimi, e quindi quello medio del torneo.

In NBA, la controparte maschile della WNBA, si guadagna ancora molto di più. Ma è comunque un balzo impressionante e per molti versi imprevisto, seppur tutto sommato adeguato alla recente crescita di popolarità della lega.

La WNBA è il campionato femminile di basket più competitivo al mondo e ancora prima di questo accordo era già uno dei contesti sportivi femminili più professionalizzati. Negli ultimi due anni, grazie anche all’arrivo della seguitissima Caitlin Clark e di altre giocatrici di alto livello, il pubblico e gli investimenti del campionato sono aumentati tantissimo; ma non gli stipendi, che per le giocatrici della lega sono sempre stati uno dei problemi più grandi, insieme a certe strutture non proprio all’altezza del torneo.

Caitlin Clark delle Indiana Fever nel 2025: nonostante abbia giocato poco per via di un infortunio, la WNBA è stata lo stesso molto seguita (Michael Hickey/Getty Images)

Prima di questo nuovo accordo il salario medio della WNBA non era basso in senso assoluto (era di circa 120mila dollari), ma molte giocatrici non lo consideravano abbastanza per affrontare le spese e i rischi della carriera di una professionista; e non tutte possono permettersi ricchissime sponsorizzazioni. Per questo alcune di loro giocano due campionati all’anno, spostandosi in Europa o in Asia al termine della stagione negli Stati Uniti. Considerando anche gli impegni con le nazionali, è uno sforzo fisico e mentale notevole, che ha spinto alcune ex giocatrici a pensare ad alternative, anche negli Stati Uniti, alla WNBA. L’ultima e la più degna di nota è stata Unrivaled, una nuova lega femminile di basket tre contro tre che si gioca dal 2025.

Anche per evitare situazioni del genere, nell’ottobre del 2024 la WNBPA (l’associazione nazionale delle giocatrici di basket femminile) aveva chiesto alla lega (così come l’NBA anche la WNBA è una lega privata) di poter negoziare un nuovo contratto collettivo. Guadagnare abbastanza denaro all’interno di un unico campionato professionistico sarebbe stato un cambiamento decisivo per rendere le giocatrici autonome nelle loro scelte, e allo stesso tempo tutelate economicamente e fisicamente. L’idea, però, era anche e soprattutto quella di adeguare i loro stipendi ai crescenti ricavi della WNBA.

C’era poi l’inevitabile confronto con la NBA: sebbene quest’ultima generi ricavi e attenzioni molto superiori, la sensazione era che i suoi giocatori avessero contratti decisamente più favorevoli. Alla sua prima stagione in WNBA, Clark guadagnò circa 76mila dollari; al suo primo anno in NBA, invece, il francese Victor Wembanyama – anche lui attesissimo e già parecchio famoso – ne guadagnò circa 12 milioni.

Come spesso succede in questi casi, però, le trattative non sono state facili. A inizio luglio Satou Sabally, giocatrice delle Mercury Phoenix, definì l’ultima proposta della WNBA uno «schiaffo in faccia». Pochi giorni dopo le partecipanti dell’All-Star Game (una partita-evento tra le migliori della lega) scesero in campo con una maglia con scritto “Pagateci quello che ci dovete”. Il problema stava soprattutto nella condivisione dei ricavi tra lega e giocatrici, su cui le due parti avevano posizioni molto diverse.

Sembrava complicatissimo trovare una soluzione, e senza un nuovo contratto collettivo il campionato rischiava di non partire, o partire in ritardo, e più dell’80 per cento delle giocatrici sarebbe rimasta senza un’importante fonte di guadagno.

Le cose sono cambiate abbastanza rapidamente solo a inizio marzo. Ci sono voluti otto giorni di intense trattative, per un totale di più di cento ore, perché lega e giocatrici trovassero un accordo. Ed è stato un accordo molto favorevole per le giocatrici.

Da quest’anno, in sostanza, lo stipendio medio di una giocatrice di WNBA passerà da 120mila a più di 580mila dollari. Questo perché il salario minimo è passato da circa 66mila a 270mila dollari, il salario massimo da circa 250mila a 1,4 milioni e il salary cap (cioè quanto può spendere una squadra per gli stipendi di tutte le sue giocatrici) è stato alzato a 7 milioni di dollari, quattro volte in più rispetto alla passata stagione.

Il nuovo accordo durerà fino al 2032 e per la prima volta le giocatrici della WNBA hanno ottenuto anche una quota significativa dei ricavi della lega, cioè il 20 per cento. Non è tantissimo, se si pensa che in NBA la quota è del 50 per cento e che molte squadre di WNBA non sono ancora profittevoli, ma l’accordo rimane comunque un significativo passo in avanti. Alla fine la giocatrice meno pagata della stagione 2026 avrà comunque uno stipendio più alto di quella più pagata nel 2025 (quando il salario massimo era di circa 250mila dollari), e sono migliorati anche i vari bonus e il welfare.

È un accordo importante, storico per quanto riguarda lo sport e il basket femminile, e ovviamente parecchio significativo per la WNBA, una lega che esiste dal 1997 e che tra le altre cose sta aumentando il suo numero di squadre: erano 13 nel 2025, saranno 15 quest’anno e 18 dal 2030.

Grazie al nuovo accordo la WNBA ha fatto una gran bella figura, ha attirato ancora più curiosità e attenzioni e si è assicurata la stabilità di cui aveva bisogno in vista dei prossimi anni. Il torneo di quest’anno inizierà l’8 maggio con la regular season, cioè la fase a campionato, e proseguirà fino a dopo l’estate.

Entrambe le parti sono insomma uscite bene da questa situazione, anche se per avere un’idea esatta di come le squadre distribuiranno i budget bisognerà aspettare che i contratti vengano firmati. Ma secondo The Atlantic, «se la popolarità della lega continuerà su questa stessa traiettoria, l’accordo finirà rapidamente per rivelarsi un vero affare per i proprietari».