L’Italia sta cercando alternative al gas bloccato dalla guerra in Medio Oriente
Giorgia Meloni vuole trattare nuove forniture con l'Algeria, ma c'è un grosso problema: non è l'unica

Mercoledì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è andata in Algeria per incontrare i principali rappresentanti del governo locale. C’è un motivo per cui ha lasciato Roma a soli due giorni dalla sconfitta al referendum e nel pieno di un momento molto complicato per il governo: il gas algerino, diventato ora più importante che mai per l’Italia e per tutti i paesi costretti a sostituire il gas proveniente dal Qatar, che ora è bloccato a causa della guerra in Medio Oriente.
Passata la campagna referendaria il governo deve fare davvero i conti col fatto che l’Italia è arrivata impreparata anche a questa crisi energetica, ancora molto indietro nel puntare sulle fonti energetiche alternative a quelle fossili, quindi petrolio e gas, e ancora molto dipendente dal gas di paesi in zone instabili, come quello del Qatar.
Dal Qatar l’Italia compra circa il 10 per cento di tutto il gas che importa dall’estero, e l’Italia fa quasi del tutto affidamento sulla materia prima importata, dato che produce solamente poco più del 4 per cento del suo fabbisogno. La scorsa settimana c’è stato un attacco al principale impianto del Qatar, quello di Ras Laffan, che produce all’incirca il 20 per cento delle forniture mondiali di gas naturale liquefatto – il GNL, che poi viene trasportato via mare e consegnato ai rigassificatori nei porti – ed è quello che rifornisce anche l’Italia.
La società che lo gestisce, QatarEnergy, ha detto che l’attacco ha compromesso gravemente la capacità di produrre ed esportare gas, e che a guerra finita serviranno dai tre ai cinque anni per le riparazioni. La società ha già iniziato a invocare la cosiddetta “clausola di forza maggiore”, cioè a dichiarare ai suoi clienti che a causa della guerra e di avvenimenti fuori dal suo controllo non potrà onorare i contratti. Non l’ha ancora fatto per quelli italiani, che riguardano forniture stabili e di lungo periodo gestite dalle società Eni ed Edison, ma è abbastanza probabile che lo farà nei prossimi giorni.
In questo scenario l’Italia deve per forza sostituire il GNL che le arriva dal Qatar, in un momento peraltro molto particolare: si è già fatto uno sforzo notevole negli ultimi anni per attivare forniture alternative che rimpiazzassero il gas russo, che i paesi europei si sono impegnati a sostituire dopo l’inizio dell’invasione in Ucraina. L’Italia ne dipendeva per il 40 per cento, ora l’ha ridotto a poco meno del 3 per cento, ma entro la fine dell’anno dovrà sostituire anche questo residuo perché l’Unione Europea ha del tutto vietato gli acquisti di fonti fossili dalla Russia a partire dal 2027.
Da qui l’interesse di Meloni per l’Algeria, che già è un fornitore molto importante per l’Italia. Dall’Algeria arriva il 34 per cento del fabbisogno italiano di gas tramite il gasdotto Transmed, che parte dal deserto algerino e arriva fino a Mazara del Vallo, in Sicilia, passando per la Tunisia.
Dall’Algeria ne arriva anche sotto forma di GNL via nave, per un altro 10 per cento circa (quasi un terzo di tutto il GNL che importiamo, e quasi alla pari di quello che ci vende il Qatar).
L’Algeria è il primo produttore di gas dell’Africa e il decimo al mondo per dimensione delle sue riserve. Già nel 2022, con l’inizio della guerra in Ucraina, diventò un fornitore conteso tra i paesi europei che dovevano sostituire il gas russo: in queste settimane sta succedendo la stessa cosa. Il governo italiano non è infatti l’unico ad aver pensato all’Algeria come fornitore alternativo al Qatar: si stanno rivolgendo all’Algeria anche la Francia e la Spagna, e la Commissione Europea nelle scorse settimane (prima dell’inizio della guerra) aveva già elogiato pubblicamente il paese come partner energetico «strategico e affidabile».
L’Algeria è il terzo paese fornitore di gas per l’Unione Europea e ora c’è il rischio concreto che si crei una sorta di gara a chi riesce ad accaparrarsi per primo la materia prima.
Non sarà facile per Meloni convincere il paese a prediligere l’Italia, soprattutto perché non è ancora chiaro quanto effettivamente l’Algeria potrebbe riuscire ad aumentare la sua produzione per far fronte alle maggiori richieste. Il mercato del gas è tendenzialmente molto rigido, e per aumentare la capacità e attivare nuove forniture solitamente serve tempo. Tempo che i paesi europei non hanno, dato che da giugno fino a settembre deve iniziare l’annuale processo di riempimento delle riserve di gas in vista dell’inverno.
Si è già creata una certa competizione tra i clienti dell’Algeria, e il rischio è che i paesi siano tentati di offrire di più per ottenere il suo gas. Questo può determinare una certa pressione al rialzo sul prezzo delle forniture, con conseguenze sul costo complessivo del gas e dell’energia, ancora più di quanto non sia già successo a causa della guerra: il gas costa ora 54 euro al megawattora, quasi il doppio di prima. Negli ultimi giorni era arrivato anche intorno ai 70 euro a causa degli attacchi al Qatar e delle dichiarazioni sempre più aggressive di Trump contro l’Iran.
La conseguenza di questo non si è ancora vista sulle bollette, ma si vedrà presto e sarà ancora più forte qualora dovesse esserci una rincorsa sul prezzo. Il gas non serve solo al riscaldamento, ma si usa anche per produrre l’elettricità: in particolare l’energia elettrica italiana è ancora fatta per il 35 per cento con il gas, ed è anche la ragione per cui in Italia l’energia costa così tanto.
Secondo Bloomberg, come condizione per aumentare le forniture, l’Algeria avrebbe chiesto all’Italia di comprare il gas sul cosiddetto mercato spot, cioè quello con pagamento e consegna immediati, che rispetto ai contratti di fornitura di lungo periodo costa di più proprio perché garantisce immediatezza e flessibilità. Non è chiaro se l’Italia accetterà.
Intanto nella conferenza stampa di mercoledì a seguito del colloquio tra Meloni e il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune non sono emersi elementi concreti che facciano capire che effettivamente l’Algeria sia disposta ad aumentare i flussi di gas verso l’Italia. Meloni ha fatto un discorso di rito e molto sperticato nelle lodi verso il presidente Tebboune e l’Algeria: ha parlato di «amicizia storica e profonda» tra Italia e Algeria e di un rapporto mai «così solido e proficuo», menzionando tantissime cose e poco la questione dell’energia. Ha menzionato il fatto che ci sono progetti che consentiranno «in prospettiva di rafforzare il flusso di fornitura di gas dall’Algeria all’Italia», ma su cui non ha dato alcun dettaglio.
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