Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi si sono dimessi

Cioè due delle persone più importanti al ministero della Giustizia, appena dopo la sconfitta al referendum: ma non è solo quello

La capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, 2 dicembre 2025 (Andrea Monando/LaPresse)
La capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, 2 dicembre 2025 (Andrea Monando/LaPresse)
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Si è dimesso Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia del governo di Giorgia Meloni, dopo giorni di polemiche per un ennesimo caso in cui è stato coinvolto: si è scoperto che fino a poco tempo fa possedeva un ristorante a Roma insieme alla figlia di una persona condannata in via definitiva per reati di mafia, e le sue giustificazioni vaghe e lacunose hanno via via aggravato la sua posizione. Insieme a lui si è dimessa anche la potente capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. Le motivazioni delle dimissioni dei due sono un po’ diverse.

Molti avevano suggerito che il governo potesse decidere di cambiare qualcosa proprio al ministero della Giustizia, se avesse perso il referendum sulla riforma della magistratura: cosa che in effetti è successa. Fino a martedì mattina però il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva escluso che qualcuno si sarebbe dimesso: la decisione è dipesa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Martedì poi Meloni ha diffuso una nota in cui ha detto di apprezzare la scelta di Delmastro e di Bartolozzi – di fatto però imposta da lei stessa –, e di auspicare le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè, alludendo ai suoi molti guai giudiziari.

Delmastro è uno dei più importanti dirigenti di Fratelli d’Italia e da tempo uno dei più stretti collaboratori di Meloni, cosa che finora lo aveva sempre protetto da conseguenze sul suo ruolo istituzionale ogni volta che era finito in qualche guaio, più o meno grave. L’ultimo caso è venuto fuori proprio negli ultimi giorni di campagna elettorale per il referendum: non è chiaro però ancora in che misura le dimissioni di Delmastro siano legate all’esito.

Andrebbero lette in questo senso anche le dimissioni di Bartolozzi, che è la persona che spesso prende le decisioni più importanti al ministero della Giustizia, anche a discapito dello stesso Nordio. Durante la campagna per il referendum era finita al centro di una grossa polemica per aver parlato dei magistrati come di «plotoni di esecuzione». Bartolozzi non aveva propriamente ritrattato queste dichiarazioni, mettendo molto in imbarazzo Nordio, che invece aveva promesso le sue scuse.

Delmastro ha diffuso una nota in cui non ha parlato del referendum e ha fatto riferimento solo all’ultimo caso che lo riguarda: ha detto di aver «sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza». Bartolozzi invece per ora non ha parlato.

La «leggerezza» a cui fa riferimento Delmastro è emersa con un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano, in cui si diceva che fino a un mese fa possedeva alcune quote di una società che aveva fondato alla fine del 2024 a Biella insieme, tra gli altri, alla figlia all’epoca diciottenne di Mauro Caroccia, imprenditore romano ora in carcere dopo una condanna a quattro anni per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa. Da quanto ricostruito, Delmastro aveva ceduto tutte le sue quote a Miriam Caroccia a febbraio, dopo che la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna di Mauro Caroccia, già quindi in precedenza imputato in altri processi.

La società si chiama Le 5 forchette e possiede un ristorante a Roma, Bisteccheria d’Italia. Quando venne costituita, Miriam Caroccia (la figlia di Mauro) possedeva il 50 per cento delle quote, Delmastro il 25, un’imprenditrice il 10, mentre altri tre membri di Fratelli d’Italia in Piemonte – la vicepresidente della Regione Elena Chiorino, il segretario provinciale di FdI e assessore di Biella Cristiano Franceschini, e il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà – il 5 per cento. L’atto era stato fatto in uno studio notarile di Biella, la città di Delmastro.

I politici dell’opposizione avevano subito chiesto le sue dimissioni quando la vicenda era diventata nota la scorsa settimana, ma finora la presidente del Consiglio Giorgia Meloni le aveva escluse. Delmastro si era difeso con poche frasi, che però nei giorni scorsi erano già state in parte smentite o rese inverosimili da alcune evidenze. Meloni si era limitata a dire che ne avrebbero parlato dopo il referendum sulla riforma della magistratura.

Da quando è in carica nel governo Meloni, Delmastro è stato al centro di moltissime polemiche. Due vicende erano state particolarmente gravi: la prima riguarda il cosiddetto caso Cospito, che riguardava il militante anarchico Alfredo Cospito, detenuto con il regime del 41-bis, il cosiddetto carcere duro. Un anno fa Delmastro era stato condannato in primo grado a otto mesi, con pena sospesa, per aver divulgato alcune intercettazioni di Cospito in carcere.

La seconda invece riguarda la festa di Capodanno in provincia di Biella, nel 2024, a cui Delmastro stava partecipando e in cui fu ferito un uomo con uno sparo proveniente da una pistola di proprietà di Emanuele Pozzolo, deputato eletto con Fratelli d’Italia, poi espulso dal suo gruppo parlamentare. Pozzolo è stato condannato per porto abusivo di armi alla fine dello scorso ottobre.

– Leggi anche: Perché la versione di Delmastro non regge