Si comincia a vedere il primo calo dei prezzi dei carburanti
Dopo la riduzione delle accise decisa dal governo ai benzinai serve un po' di tempo per adeguarsi, ma la speculazione non c'entra
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Da venerdì si sono iniziati a vedere i primi cali dei prezzi dei carburanti dai distributori, dopo la riduzione delle accise decisa dal governo mercoledì sera per tentare di compensare almeno in parte l’aumento del prezzo di benzina e gasolio a causa della guerra in Medio Oriente. La riduzione delle accise è stata di 25 centesimi al litro, e sabato mattina si è osservato un calo medio dei prezzi di 17,4 centesimi per la benzina e di 15,8 per il gasolio, rispetto ai prezzi di mercoledì.
La riduzione dei prezzi sta avvenendo in modo graduale, ma nelle ambizioni del governo e nelle speranze di chi doveva fare rifornimento avrebbe dovuto essere piena e lineare già dal giorno successivo, quindi giovedì mattina: non è successo, e anzi in media i prezzi erano anche leggermente aumentati. Questo perché serve tempo per adeguare le quotazioni, e dunque realisticamente era venerdì il primo giorno in cui era prevedibile aspettarsi un qualche effetto. Ma intorno alle società energetiche e ai distributori i membri del governo nelle scorse settimane avevano alimentato un clima di sospetto sul fatto che questi speculino sulla situazione per alimentare i loro profitti, e anche per questo giovedì ci sono state polemiche.
I consumatori avevano notato che i prezzi non erano scesi istantaneamente, e lo stesso governo lo ha detto con le rilevazioni quotidiane del ministero delle Imprese e del Made in Italy, che pubblica i prezzi medi per regione che si vedono alle 8 di mattina: giovedì la benzina era arrivata a costare 1,89 euro al litro e il gasolio 2,125 euro al litro, con un aumento di circa l’1 per cento per entrambi i carburanti rispetto al giorno prima.
C’è una ragione che non dipende dalla speculazione. I distributori decidono il prezzo sulla base di quanto hanno pagato il carburante che vendono (solitamente con un profitto che si aggira intorno ai 3 centesimi al litro): i carburanti in vendita giovedì mattina erano ancora gravati dalle accise piene, e quindi sono rimasti in vendita con un prezzo più alto. Se avessero ridotto subito i prezzi avrebbero operato in perdita.
È evidente che con questo meccanismo il prezzo rilevato alle 8 di giovedì mattina non poteva tenere conto della riduzione delle accise decisa solamente 12 ore prima. Il governo ha però già annunciato controlli della Guardia di Finanza verso i distributori che non si erano immediatamente adeguati.
Al di là della polemica politica però i prezzi si stanno gradualmente adeguando: venerdì la benzina costava in media 1,738 euro al litro e il gasolio 1,981, e sabato mattina c’è stata un’ulteriore riduzione a 1,714 e 1,966. Le regioni dove il prezzo ora è più alto sono la Basilicata (1,743 euro), la Campania (1,741) e la Calabria (1,739); quelle dove costa di meno sono le Marche (1,687), la Sardegna (1,694) e la Toscana (1,695). Il gasolio, che ora in tutte le regioni è sceso sotto i 2 euro, è più caro nella provincia autonoma di Bolzano (1,984), in Campania (1,983) e in Molise (1,981); costa di meno in Sardegna (1,946), in Toscana (1,950) e nelle Marche (1,951).
Le riduzioni maggiori del prezzo della benzina ci sono state in Valle d’Aosta (-19,7 centesimi), in Friuli Venezia Giulia (-19,1) e in Sardegna (-18,7); quelle minori in Campania (-14,4 centesimi), in Molise (-15,4) e nel Lazio (-16). Per il gasolio i cali maggiori nel prezzo si sono visti in Sardegna (-20,6 centesimi), Calabria (-19,9) e Veneto (-19,6), mentre i minori in Lazio (-10,5), Campania (-11,9) e Molise (-12,2).
Bisogna sempre tenere conto che sono valori medi, dunque potrebbero esserci distributori che applicano un prezzo minore e altri che ne applicano uno maggiore (per esempio quelli in autostrada).
– Leggi anche: Non c’è davvero un problema di speculazione sulla benzina



