Le volte che l’Italia non è andata ai Mondiali di calcio
Nel 1930 perché erano lontani, nel 1958 perché perse contro l'Irlanda del Nord e poi altre due volte che probabilmente ricordate

I Mondiali maschili di calcio esistono dal 1930. Su 22 edizioni disputate, l’Italia ne ha vinte quattro: una in meno del Brasile e tante quante la Germania. A differenza loro, però, l’Italia ha anche avuto edizioni in cui ai Mondiali nemmeno si è qualificata. Finora sono state tre: nel 1958, nel 2018 e nel 2022. Alle quali si aggiunge la volta in cui l’Italia non andò ai Mondiali perché erano troppo lontani e il viaggio troppo lungo.
Per quanto riguarda i prossimi Mondiali, in programma quest’estate, ancora non si sa. Come già successo nelle ultime due edizioni, l’Italia è finita infatti agli spareggi. Il primo, a cui eventualmente ne seguirà un altro, sarà domani, giovedì 26 marzo, contro l’Irlanda del Nord: il Post la seguirà con un liveblog di commento e contesto, dal tardo pomeriggio fino al termine della partita.
I primi Mondiali, quelli del 1930, furono in Uruguay. Il torneo non prevedeva qualificazioni ma inviti e la FIFA, la Federazione del calcio mondiale che organizza il torneo, invitò tutte le squadre migliori. Dall’Europa andarono le nazionali di Belgio, Jugoslavia, Romania e Francia, quest’ultima solo perché il francese Jules Rimet era presidente della FIFA. Molte altre, pur invitate, preferirono starsene a casa. Tra queste ultime c’era l’Italia.
C’entrava la lontananza della meta, ma anche il fatto che l’Uruguay era la migliore squadra al mondo, vincitrice dei tornei olimpici nel 1924 e nel 1928. L’idea di farsi in nave un lungo e complicato viaggio transoceanico per farsi sconfiggere non fu, per molti, granché intrigante. In più l’Uruguay non vedeva bene la Nazionale dell’Italia fascista, che aveva fatto giocare calciatori sudamericani con antenati italiani.
L’assenza italiana nel 1930 fu insomma una scelta, peraltro seguita – nel 1934 e nel 1938 – da due Mondiali vinti. Nel dopoguerra cambiarono però molte cose: sempre più paesi si rafforzarono e l’Italia, che pure restava la squadra campione mondiale in carica, divenne meno forte.
I Mondiali del 1950 furono poco più di un anno dopo l’incidente di Superga – che coinvolse il Grande Torino, squadra i cui giocatori formavano la gran parte dei titolari della Nazionale – e l’Italia uscì al primo turno: era peraltro nel girone con l’India, che si era qualificata ma poi si ritirò dal torneo. L’Italia uscì al primo turno anche nel 1954, terza nel girone a quattro dietro a Inghilterra e Svizzera.
Nel 1958 ci furono i primi Mondiali a cui l’Italia non riuscì a qualificarsi. Per farlo avrebbe dovuto vincere un girone da tre squadre contro Portogallo e Irlanda del Nord, avversaria dell’Italia nello spareggio di domani. L’Italia arrivò seconda, e a passare fu proprio l’Irlanda del Nord, che dopo aver perso in trasferta si qualificò vincendo in casa la partita decisiva, giocata a Belfast nel gennaio del 1958. Si sarebbe dovuta giocare nel dicembre del 1957, ma era stata rinviata per l’assenza dell’arbitro.
In un periodo di scarsità di talento la Nazionale aveva in squadra diversi “oriundi”, calciatori stranieri che avevano acquisito la nazionalità italiana grazie a lontani antenati o al tempo passato giocando in Italia. Tra loro c’era per esempio il 32enne Juan Alberto Schiaffino, che da giocatore dell’Uruguay nel 1950 era stato protagonista del Maracanazo, come è nota l’ultima partita di quei Mondiali, giocata in Brasile nello stadio Maracanã, in cui il suo Uruguay vinse 2-1 contro il Brasile.
In Irlanda del Nord all’Italia sarebbe andato bene anche un pareggio. Un bene, per una squadra nota per il suo difensivismo. Andò male, però: il primo tempo finì 2-0 per i nordirlandesi e nel secondo l’Italia riuscì a fare un solo gol. Quel 2-1 divenne noto in Italia come “la disfatta” o “il disastro” di Belfast.
Nel 2017 Gino Pivatelli, uno dei giocatori in campo, definì quella partita «una ferita mai rimarginata» e disse, partendo dall’arbitro: «Pesava un quintale e mezzo, era basso e pelato. Quelli menavano, non ci fischiò nulla. Gli irlandesi lo avevano istruito per bene prima, uno dei loro parlava la sua lingua. Ci massacrò, ma fu soprattutto colpa nostra».
Seguirono anni buoni e meno buoni, ma mai pessimi. L’Italia andò sempre ai Mondiali: nel 1990 uscì in semifinale, nel 1994 perse la finale e nel 1982 e nel 2006 li vinse. Alla vittoria nel 2006 seguirono due deludenti uscite ai gironi e, nelle ultime due edizioni, altre due mancate qualificazioni, le prime due consecutive nella storia dell’Italia.
Nelle qualificazioni per i Mondiali del 2018 l’Italia finì in un girone da sei squadre, tra le quali c’era la Spagna: una squadra forte, che nel precedente decennio aveva vinto i Mondiali e due volte di fila gli Europei. Allenata da Gian Piero Ventura, l’Italia pareggiò 1-1 (con gol di Daniele De Rossi) la partita in casa contro la Spagna, ma perse 3-0 quella in trasferta. Fu una sconfitta decisiva, visto che la Spagna – che vinse 9 partite su 10 – passò in quanto prima squadra del girone.
All’Italia restarono gli spareggi: non li giocava da quasi vent’anni, da quando nel 1997 aveva battuto la Russia agli spareggi per i Mondiali del 1998, a cui arrivò con una squadra piena di forti giocatori in ogni ruolo.
Agli spareggi del 2017 l’Italia arrivò male: con una squadra in difficoltà, con una difesa rodata e vincente (in porta c’era Gianluigi Buffon; in difesa Andrea Barzagli, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini), ma con un attacco senza grandi talenti offensivi, e soprattutto circondata da un generale pessimismo. Già il fatto stesso di dover giocare gli spareggi fu percepito come un mezzo fallimento. Ma comunque quell’Italia era sotto molti punti di vista una squadra migliore rispetto all’avversaria: la Svezia. E invece finì 1-0 per gli svedesi in Svezia e 0-0 in Italia.
In questa seconda partita, giocata a San Siro, l’Italia tenne palla per la gran parte del tempo (il possesso fu del 75 per cento, con 631 passaggi completati contro i 117 della Svezia) ma perlopiù in modo infruttifero. I tiri in porta furono pochi, le vere occasioni da gol piuttosto scarse.
Si fece molto notare la reazione di De Rossi, centrocampista, alla possibilità di farlo entrare in campo a pochi minuti dalla fine, quando in panchina c’era per esempio il numero 10 Lorenzo Insigne, un giocatore più estroso e offensivo.
Ventura, che negli anni ha sempre cercato di raccontare quanto secondo lui la colpa fu generale più che sua, ha detto di recente che non è vero che voleva far entrare De Rossi, e che quella fu «la più grande fake [news] degli ultimi 50 anni della storia della nazionale italiana», e che lui non chiese mai direttamente a De Rossi di entrare. Già nell’intervista dopo la partita, comunque, De Rossi aveva spiegato tutto in termini simili a quelli di Ventura.
L’Italia fu quindi eliminata per la prima volta in questo secolo, la prima dopo il 1958, poco più di un decennio dopo averli vinti, i Mondiali. «Non ci saranno notti magiche inseguendo nessun gol, noi non saremo con voi né voi con noi, l’amore così grande sarà meglio riservarlo per altre cose», scrisse la Gazzetta dello Sport, parlando di «flop tecnico e tattico», «disastro annunciato» e «disfatta sportiva epocale». Ma gli esempi possibili, con toni perfino più drastici e drammatici, sarebbero tantissimi. L’Italia non era abituata a non andare ai Mondiali. Era l’eccezione, e a suo modo fu un evento sportivamente traumatico.
E invece l’Italia mancò la qualificazione anche quattro anni dopo, nonostante nel frattempo avesse vinto gli Europei. In questo caso a precederla nel girone (e a qualificarsi quindi direttamente) fu la Svizzera, e l’Italia finì a giocarsi lo spareggio contro la Macedonia del Nord. Vincendolo sarebbe passata allo spareggio finale contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Ma uscì prima, sconfitta 1-0 dall’assai più debole Macedonia del Nord.
Quella Nazionale, allenata da Roberto Mancini, uscì dopo essere arrivata seconda dietro alla Svizzera per due soli punti, perdendo tre partite in quattro anni. L’Italia non andò ai Mondiali da sesta squadra nel ranking mondiale.
Oltre che – di nuovo – di disastro sportivo si parlò anche di beffa, di tante piccole cose che andarono storte, quando ne sarebbe bastata solo una giusta perché l’Italia riuscisse ad andare a quei Mondiali, giocati a dicembre in Qatar. Soprattutto, si fecero notare – e ancora oggi ricordare – i due rigori sbagliati da Jorginho, centrocampista fondamentale per il gioco dell’Italia di Mancini, determinante agli Europei del 2021. Jorginho sbagliò entrambe le volte contro la Svizzera.
Se avesse segnato il secondo, calciato sull’1-1 a pochi minuti dalla fine, l’Italia avrebbe avuto grandi possibilità di andare direttamente ai Mondiali. Peraltro, proprio nell’ultima giornata di quel girone giocò a Belfast contro l’Irlanda del Nord, in una partita finita 0-0, con l’Italia ormai quasi certa di non riuscire a superare la Svizzera.
Per la partita contro la Macedonia del Nord – una partita secca, senza andata e ritorno, giocata a Palermo e decisa da un gol nei minuti di recupero del secondo tempo – si parlò di occasioni sprecate, più che di occasioni non create, di un «assedio tanto generoso quanto inutile, improbabile, impreciso». In effetti l’Italia tirò verso la porta 32 volte e la Macedonia fece il suo gol, bello e fortunato, nell’unica vera occasione per farlo. Fu insomma una sconfitta difficile da pronosticare, diversa da quella contro la Svezia.
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