Giorgia Meloni ha suggerito a Daniela Santanchè di dimettersi

Lo ha detto in maniera inaspettata e non proprio velata, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi

Daniela Santanchè (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
Daniela Santanchè (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
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Martedì sera, commentando le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha diffuso una nota dicendo di auspicare che «analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè», condividendo la «medesima linea di sensibilità istituzionale». Il presidente del Consiglio non può licenziare i ministri, per questo Meloni ha usato la formula piuttosto vaga «auspico».

Meloni ha insomma detto di apprezzare la scelta di Delmastro e di Bartolozzi, nonostante di fatto sia stata imposta da lei stessa: poi ha usato lo stesso comunicato per aggiungere, in maniera piuttosto esplicita, di aspettarsi anche le dimissioni di Santanchè, alludendo ai suoi molti guai giudiziari. Santanchè è una delle più importanti dirigenti di Fratelli d’Italia, il partito di Meloni.

Nonostante Santanchè subisca da mesi pressioni per dimettersi, Meloni non era mai arrivata a dire così esplicitamente che dovrebbe farlo. Nel corso degli ultimi mesi, quando la ministra del Turismo subiva pressioni anche all’interno del suo partito, Meloni si era limitata al massimo ad alludere ai vari problemi giudiziari di Santanchè, dicendo che spettava a lei valutare se e quanto le consentissero di esercitare al meglio la propria funzione.

Le dimissioni di Delmastro cambiano molto la situazione di Santanchè, mettendola in maggiore difficoltà. A gennaio del 2025 la ministra del Turismo rispose alle pressioni di chi nel partito le chiedeva di dimettersi per via dei suoi guai giudiziari citando proprio Delmastro, che ne aveva a sua volta. A suo tempo era rinviato a giudizio per rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito (per cui fu poi condannato), e Santanchè disse: «Volete le dimissioni di Santanchè perché è stata rinviata a giudizio? Benissimo. Ma al governo c’è già chi ha un rinvio a giudizio, e cioè Delmastro. Si dimette anche lui?».

L’espressione un po’ ricattatoria funzionava perché Delmastro è uno dei più stretti collaboratori di Meloni, che lo ha sempre difeso: ora che è stato costretto alle dimissioni, per Santanchè è più complicato adottare questa linea difensiva, e Meloni lo ha messo bene in evidenza. Il suggerimento di Meloni è notevole non solo perché è passato parecchio tempo, da quando si parlava delle dimissioni di Santanchè, ma anche perché lo ha fatto in un comunicato istituzionale e pubblico, invece che privatamente.

I problemi giudiziari di Santanchè sono diventati sempre più numerosi e più gravi, per cui il suo stesso partito le aveva chiesto in varie occasioni, e anche in modo perentorio, di lasciare il suo incarico. Altri membri del governo di Meloni, nel frattempo, si erano dimessi, ma lei no. Attualmente è indagata per il fallimento di Bioera, la società di prodotti alimentari biologici di cui fino al 2021 è stata presidente, oltre che per bancarotta per il fallimento della società Ki Group.

Delmastro e Bartolozzi si sono dimessi dopo la sconfitta del governo al referendum sulla riforma della magistratura, e dopo varie polemiche: Bartolozzi per aver parlato dei magistrati come di «plotoni di esecuzione» durante la campagna elettorale, Delmastro per vari scandali in cui è stato coinvolto. In particolare quello emerso proprio negli ultimi giorni, durante la campagna elettorale: si è scoperto che fino a poco tempo fa possedeva un ristorante a Roma insieme alla figlia di una persona condannata in via definitiva per reati di mafia, e le sue giustificazioni vaghe e lacunose hanno via via aggravato la sua posizione.

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