Poste Italiane vuole comprarsi tutta TIM

Era già primo azionista ma ora punta a diventare l'unico: ne verrebbe fuori un gruppo controllato dallo Stato italiano

La sede di Telecom Italia a Rozzano, vicino a Milano, nel 2018 (AP/Antonio Calanni)
La sede di Telecom Italia a Rozzano, vicino a Milano, nel 2018 (AP/Antonio Calanni)
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Domenica il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha annunciato di voler comprare TIM, una delle più importanti aziende di telecomunicazioni italiane. Poste ne ha già il 27 per cento ed è il primo azionista, ma ora ha deciso di aumentare la sua quota e tentare di comprare tutta l’azienda. È un’operazione notevole perché coinvolge due società particolari e molto diverse: Poste Italiane, una delle più importanti e profittevoli società a partecipazione statale, e TIM, la storica azienda di telecomunicazioni che è in crisi da tempo e cercava di rilanciarsi.

L’obiettivo di Poste Italiane è proprio rilanciare le attività di TIM e integrarle progressivamente nelle proprie. Poste Italiane non si occupa solo di attività postali e spedizioni: per esempio offre servizi finanziari, forniture di gas ed elettricità, e anche – a sua volta – servizi di telefonia con un proprio operatore, PosteMobile.

Poste Italiane ha deciso di fare quella che tecnicamente viene definita una “offerta pubblica di acquisto e scambio” (indicata anche soltanto con la sigla OPAS). È una delle varie modalità con cui si comprano le società quotate in borsa e funziona così: Poste di fatto chiede agli azionisti di TIM di poter comprare le loro azioni, offrendo come corrispettivo una somma in denaro e una certa quantità di azioni di Poste Italiane.

Ha detto di offrire 0,167 euro per ogni azione di TIM più 0,0218 azioni di Poste: agli attuali valori di mercato questo significa che gli azionisti di TIM che decideranno di accettare ci guadagneranno poco più del 9 per cento. È quello che in gergo viene definito il premio, e serve a Poste per rendere allettante la sua offerta. L’obiettivo dell’operazione è di acquisire il 100 per cento di TIM, e Poste ha detto che la considererà riuscita solo se arriverà a detenere almeno i due terzi delle azioni: è la soglia sopra la quale si ha il sostanziale controllo della società, perché consente di avere i diritti di voto necessari per prendere anche le decisioni più importanti nell’assemblea dei soci.

La procedura dell’offerta dovrebbe essere completata entro la fine del 2026. Il totale dell’offerta da parte di Poste Italiane ammonta a 10,8 miliardi di euro.

Poste Italiane ha come azionista principale lo Stato italiano, che ha una quota tramite il ministero dell’Economia e delle Finanze (il 29,26 per cento delle azioni) e una tramite Cassa Depositi e Prestiti (una società controllata dallo stesso ministero, che detiene il 35 per cento del capitale). Se Poste Italiane comprasse il 100 per cento di TIM lo Stato italiano arriverebbe a detenere più del 50 per cento del gruppo che si creerebbe, ma soprattutto tornerebbe azionista di TIM, la società che possedeva quando era ancora Telecom Italia.

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