A Natalie Wynn basta un video all’anno

Con il suo canale è diventata una delle critiche culturali più originali e influenti di internet, capace di persuadere anche chi la pensa molto diversamente

di Viola Stefanello

Uno screenshot da "Conspiracy"(ContraPoints/YouTube)
Uno screenshot da "Conspiracy"(ContraPoints/YouTube)
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Quando si mette a lavorare a un nuovo video, Natalie Wynn deve dimenticarsi chi è. «Non posso sedermi alla scrivania e pensare: “ok, ora scrivo una cosa degna del famoso e premiato ContraPoints”», dice al Post. «Altrimenti finirei per non scrivere mai nulla».

ContraPoints è il canale YouTube a cui Wynn lavora dal 2016, ed è effettivamente famoso e premiato: nel tempo ne hanno scritto l’Atlantic, il Guardian, il New York Times e il New Yorker, che ha definito Wynn «una delle poche celebrità di nicchia del web che è davvero intelligente quanto pensa di essere, nonché una delle poche persone di sinistra in circolazione capace di esprimere idee complesse e sfumate senza risultare noiosa».

Nel 2022, poi, ha ricevuto un Peabody Award, uno dei più prestigiosi premi statunitensi dedicati ai media digitali: la giuria ha detto di averla scelta per i suoi video «complessi, ponderati, umoristici e girati con maestria, che stimolano un dibattito ragionato e al contempo dimostrano che i social network non devono essere necessariamente degli spazi tossici». Nel 2021 il suo canale è stato ufficialmente archiviato nella Biblioteca del Congresso statunitense, in modo che i suoi video possano rimanere accessibili anche in caso lo chiudesse.

Oggi su YouTube ContraPoints ha quasi due milioni di follower, e ogni video che pubblica – con cadenza irregolare e senza pubblicità né sponsorizzazioni – viene vissuto come un piccolo evento dagli appassionati.

Wynn ha 37 anni e si definisce una «youtuber ed ex filosofa», ma si è affermata di fatto come intellettuale, anche se è attiva su YouTube e non nei canali tradizionali e accademici. Fin da subito, il suo formato è stato quello dei video-essay, i lunghi video in cui l’autore sviluppa un argomento o un’analisi critica attraverso la combinazione di voce narrante, immagini e montaggio. Sono contenuti spesso complessi, elaborati e originali, che sfidano l’idea che negli ultimi anni gli utenti delle piattaforme digitali consumino soltanto contenuti brevi e dimenticabili, come i video su TikTok.

Ha più volte raccontato di aver deciso di dedicarsi ai temi di cui si occupa ora – politica, sociologia e psicologia da un punto di vista di sinistra radicale – nel 2015, dopo essersi resa conto che YouTube si stava riempiendo di video di estrema destra. «Intorno al 2014 hanno cominciato a comparire sempre più video che dicevano che il femminismo era un cancro e che il movimento Black Lives Matter ci avrebbe distrutti tutti. In men che non si dica, molti youtuber diventarono dei veri e propri simpatizzanti del fascismo», ha detto al New Yorker nel 2018. «Mi dissi: “che sta succedendo? Sono l’unica ad essersene accorta?”».

Era un periodo in cui il giornalismo che si occupava di tendenze digitali e sottoculture online era ancora poco sviluppato, e i giornalisti politici prestavano poca attenzione ai fenomeni di radicalizzazione online. In questo contesto, Wynn e pochi altri youtuber di sinistra divennero famosi per la loro capacità di sfruttare l’algoritmo di YouTube in modo da comparire spesso tra i risultati di ricerca degli utenti che consumavano perlopiù contenuti di destra.

La sua strategia era quella di rivolgersi non solo a un pubblico di sinistra già convinto e informato sulle questioni via via trattate, ma soprattutto ai tantissimi utenti che trovavano convincenti le affermazioni della destra senza però averci riflettuto più di tanto. I video di Wynn funzionano anche perché nonostante le sue idee radicali il suo approccio non è mai aggressivo e dogmatico, ma piuttosto complice, ironico, e caratterizzato da una certa carità interpretativa.

Per raggiungere queste persone, Wynn non si limitava a spiegare perché le idee della destra estrema fossero sbagliate o dannose, ma le smontava usando la loro stessa logica. Prendeva gli argomenti degli avversari, ne individuava le fallacie e le contraddizioni, e dimostrava punto per punto perché non reggevano. Più tardi avrebbe spiegato di non essere interessata solo a «mettere gli avversari alle strette grazie alla logica», ma anche a capire «le ragioni emotive e psicologiche alla base delle convinzioni politiche delle persone. Da un punto di vista psicologico, bisogna entrare con empatia nel mondo di una persona; non solo capire perché pensa ciò che pensa, ma anche perché prova ciò che prova».

Quando iniziò la transizione di genere da uomo a donna, nel 2017, Wynn cominciò a rispondere anche alle principali obiezioni che arrivavano da destra nei confronti delle persone trans. «C’era bisogno di sensibilizzare il pubblico su questo argomento, perché molte persone sono curiose ma non ne sanno nulla, e sono anche bombardate da molta propaganda d’odio», ha spiegato.

Uno dei suoi video più famosi è dedicato per esempio ad analizzare da vicino tutte le opinioni espresse nel tempo sulle persone trans dall’autrice di Harry Potter, J. K. Rowling. È uscito nel 2020, ma è tuttora considerato uno dei video sul tema più rilevanti del web.

Per un periodo, l’impatto del suo lavoro fu notevole. Nel 2019, per esempio, il New York Times raccontò la storia di Caleb Cain, un ventenne che nel 2014, dopo aver abbandonato il college, era scivolato progressivamente verso i contenuti di estrema destra su YouTube finendo per seguire creator apertamente suprematisti. A portarlo fuori da quel mondo era stato proprio ContraPoints, che «parlava la lingua di YouTube e non si scandalizzava di fronte alle idee dell’estrema destra. Al contrario, le guardava con aria di sufficienza, facendole apparire superficiali e rozze. «Non mi parlava come se fossi un mostro», avrebbe poi spiegato Cain. «Ma spiegava che ero finito in quelle idee per via di certe circostanze della mia vita, e che questo era comprensibile, ma comunque sbagliato».

A distanza di qualche anno, e dopo la rielezione di Trump, Wynn dice però che la sua fiducia nella capacità di «cambiare il mondo» è decisamente diminuita. Oggi le basta sapere che i suoi video aiutano a interpretarlo, e a capirlo. Il suo video sulle teorie del complotto uscito l’anno scorso, per esempio, non cerca di rivolgersi a chi crede davvero a quelle teorie, ma di fornire strumenti agli amici e ai parenti di quelle persone, in modo che sappiano di non essere sole.

«È sicuramente un’ambizione minore rispetto a quella che nutrivo all’inizio, ma credo sia quello che succede spesso quando si guadagna esperienza: si acquisisce una visione più realistica di ciò che si è effettivamente in grado di fare e di ciò che non si può fare», dice. «Si parte a vent’anni con la voglia di salvare il mondo. Poi ci si rende conto che c’è un limite a quanto si possa davvero fare, ma che vale comunque la pena continuare a provarci, magari ridimensionando gli obiettivi».

Come molti saggisti radicali celebri, da Mark Fisher a Susan Sontag, Wynn parte spesso da temi pop che possono anche sembrare un po’ frivoli per arrivare a fare discorsi piuttosto profondi. Due anni fa, per esempio, pubblicò un video che partiva dalla saga di Twilight, spesso ridicolizzata, per parlare di desiderio, fantasie escapiste ed eterosessualità. Per scriverlo lesse più di cento libri, e si trovò con oltre 100mila battute di appunti. «È un quantitativo di lavoro che spero di non fare mai più», dice. «Ma sento che ne è valsa la pena, perché credo che dal video traspaia veramente lo sforzo accademico serio che ho fatto. Cerco sempre di metterci il genere di rigore che viene chiesto da un lavoro accademico, ma poi lo bilancio con la necessità di mantenere l’attenzione di un vasto pubblico, e di divertirlo».

Il suo video più recente, uscito la settimana scorsa, in teoria è dedicato alla famosa saga di film horror Saw, in cui un serial killer di nome Jigsaw rapisce le sue vittime e le costringe ad attraversare delle intricate torture fisiche e psicologiche. In pratica, parla di moltissime altre cose: Mamma, ho perso l’aereo e Quentin Tarantino, la filosofia di George Lakoff e i pensieri di Susan Sontag sulla guerra, il concetto dantesco di contrappasso, la catarsi aristotelica e la distinzione tra karma e narakas nella filosofia induista. Riflette su sadismo e masochismo come modalità di fruizione dell’arte, ma anche sui grandi temi tradizionali della filosofia della giustizia, sul fascismo come canalizzazione istituzionale degli impulsi sadici delle masse, e su Donald Trump.

A distinguere un video di ContraPoints da gran parte dei video-essayist in circolazione è prima di tutto il registro di Wynn, che ha costruito nel tempo un personaggio riconoscibilissimo, con un tono sarcastico ma raramente perfido, informativo ma avvincente, e pieno di riferimenti alla cultura pop e a quella di internet. «È come se fosse una versione esagerata di me stessa», dice. «Nella vita reale sono piuttosto pacata e tranquilla, quindi il personaggio che interpreto su YouTube è più esuberante di me, più chiassoso. Credo che sarei davvero fastidiosa se fossi così tutto il tempo».

Poi, c’è il modo stesso in cui ha da tempo deciso di editare i propri contenuti. Alcuni hanno scritto che i suoi video sembrano quasi delle pièce teatrali autoprodotte: tuttora Wynn costruisce e arreda i set da sola, disegna i costumi, si occupa di trucco e parrucche.

«Quando ho cominciato a creare video filmavo tutto con il cellulare, e a un certo punto mi sono detta “beh, forse dovrei imparare a usare una videocamera”», racconta. Poi ha cominciato a sperimentare con il set e le luci, in modo che i video sembrassero meno noiosi da un punto di vista estetico. «Man mano che il mio budget aumentava ho continuato a sperimentare, e ora siamo al punto in cui posso trasformare la mia mansarda in una trappola di Saw». L’unica cosa a cui non lavora personalmente è la musica. «Probabilmente mi farebbe bene assumere un’assistente che si occupi dell’editing o qualcosa del genere, anche solo per ridurre la mole di lavoro», dice. «Ma a questo punto sono talmente abituata che mi farebbe strano».

L’esito è spesso impressionante: nei video di ContraPoints è facile che Wynn cambi costume anche quattro o cinque volte, optando quasi sempre per abiti e accessori esagerati, che ricordano un po’ i look delle migliori drag queen. I set sono quasi sempre dettagliati e opulenti. Per il video su Saw, per esempio, Wynn si è ricoperta di filo spinato e ha trasformato la propria mansarda in una finta trappola di Jigsaw, con tanto di luci al neon tremolanti che conferiscono al tutto un’atmosfera spettrale. Molti fan hanno scherzato sul fatto che il risultato è stato comunque minimalista, per i suoi standard.

Un’altra cosa che è cambiata nel tempo è la lunghezza dei video. Fino a cinque anni fa, quando era già molto famosa in una specifica nicchia ma stava ancora cercando di fidelizzare il proprio pubblico, Wynn caricava vari video all’anno, lunghi solitamente tra i 30 e i 50 minuti. Oggi non sembra più averne bisogno: gli ultimi tre video sono stati caricati a distanza di un anno l’uno dall’altro, ed è difficile credere che tornerà a produrne e caricarne con una frequenza più serrata.

«Non sento di aver preso attivamente questa decisione: è più una cosa che è successa lentamente con il tempo», spiega. «E non sono nemmeno l’unica a farlo», aggiunge, citando colleghi come Jenny Nicholson o Hbomberguy.

A suo avviso, le ragioni sono perlopiù tecniche: da quando YouTube ha cominciato a premiare la durata delle visualizzazioni rispetto al numero di clic, «i video lunghi hanno smesso di essere penalizzati dall’algoritmo». Lei, poi, ci tiene a restare completamente indipendente, e quindi non ha mai accettato di includere pubblicità nei suoi video. Quasi tutti i soldi che fa con ContraPoints vengono dalle decine di migliaia di abbonati al suo profilo su Patreon, dove pubblica regolarmente dei video più brevi, con un montaggio più semplice, e tiene aggiornati i fan sui suoi progressi.

«A questo punto non potrei assolutamente mantenermi soltanto con i proventi della pubblicità su YouTube», dice. «Sapendo che ho tutte queste persone che mi sostengono, però, voglio anche dare loro il miglior prodotto possibile: è un modello economico che premia un maggior impegno, una qualità di produzione superiore, e video più lunghi». Dopo aver visto il nuovo video su Saw, per esempio, vari fan le hanno scritto per lamentarsi più o meno scherzosamente del fatto che avrebbero voluto un video ancora più lungo, perché «una volta che il pubblico si abitua a una certa lunghezza, è difficile tornare indietro». «Mi sa che ho esagerato con le tre ore», aggiunge, con tono scherzoso.