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  • Martedì 17 marzo 2026

Il Vicenza è riuscito a tornare in Serie B

Con largo anticipo sulla fine del campionato, grazie a importanti investimenti e dopo due stagioni in cui ci era già andato vicinissimo

I giocatori del Vicenza esultano dopo aver segnato contro l'Union Brescia, 23 novembre 2025 (Leonardo Perteghella/Lapresse)
I giocatori del Vicenza esultano dopo aver segnato contro l'Union Brescia, 23 novembre 2025 (Leonardo Perteghella/Lapresse)

Lunedì sera il Vicenza ha battuto 2-1 l’Inter Under 23 (la seconda squadra dell’Inter) e ha così vinto con sei giornate di anticipo il girone A della Serie C maschile, uno dei tre gironi della terza e ultima categoria del calcio professionistico in Italia. Tornerà così a giocare in Serie B, a cui si qualificano le prime tre classificate dei tre gironi in cui è divisa la Serie C più la vincitrice dei lunghi e cervellotici playoff di categoria.

Il Vicenza non gioca in Serie B dal 2022 e in questi quattro anni aveva sempre cercato di tornarci, pure con notevoli investimenti. Nelle ultime due stagioni ci era andato vicinissimo sfiorando spesso il primo posto (e quindi la qualificazione diretta) e perdendo prima una finale di play-off e poi una semifinale. Quest’anno invece è stata una squadra nettamente superiore. Dopo 32 giornate su 38 ha 20 punti di vantaggio sulla seconda, l’Union Brescia, che ha un monte ingaggi (cioè la somma totale degli stipendi lordi dei suoi tesserati) poco più alto del suo.

Fondato nel 1902, il Vicenza – più noto con il nome di Lanerossi Vicenza, e più di recente L.R. Vicenza  – era uno dei club italiani più antichi e prestigiosi. Ci giocarono, tra gli altri, Roberto Baggio, Paolo Rossi e Luca Toni. Il Vicenza raggiunse i suoi risultati migliori alla fine degli anni Novanta: allenata da Francesco Guidolin, la squadra vinse la Coppa Italia e raggiunse la semifinale della Coppa delle Coppe, un trofeo europeo – che ora non esiste più e in cui si affrontavano le squadre vincitrici delle rispettive coppe nazionali – in cui venne eliminata dal Chelsea, che poi avrebbe vinto il torneo.

Roberto Baggio al Vicenza durante la stagione 1983-1984 (Alessandro Sabattini/Getty Images)

Dopo una grossa crisi economica accentuata da una retrocessione in Serie C (che spesso vuol dire anche perdita di soldi), nel 2018 il Vicenza fallì. L’anno dopo, però, riapparve in Serie C grazie all’imprenditore Renzo Rosso, fondatore del marchio Diesel e presidente delle holding OTB, entrambi con sede a Breganze, in provincia di Vicenza. Il nome Lanerossi deriva da quello di uno storico marchio tessile vicentino, che negli anni Cinquanta del Novecento comprò il Vicenza.

I tifosi allo stadio Romeo Menti, il 16 marzo (Photo Agency/Getty Images)

Offrendo poco più di un milione di euro, Rosso era riuscito a comprare il “ramo aziendale” del Vicenza: il settore giovanile, i trofei, la sede, il diritto a usare la maglia biancorossa e il contratto di affitto dello stadio Romeo Menti. Una volta ottenuta l’approvazione della FIGC, Rosso era infine riuscito a fondere il “ramo aziendale” del Vicenza con il Bassano Virtus, una squadra di Serie C di cui era proprietario da ventidue anni. Il Bassano insomma sparì, e il nuovo Vicenza prese il suo posto. Qualcosa di simile è successo peraltro la scorsa estate con l’Union Brescia, che è in parte il vecchio Brescia Calcio, ora fallito, e in parte la Feralpisalò, di cui ha preso il posto in Serie C.

In questi otto anni di proprietà, Rosso ha sempre fatto grandi investimenti (perlomeno per una squadra di serie C) per riportare e tenere il Vicenza in Serie B. Ci riuscì una prima volta nel 2020, ma due anni dopo il Vicenza retrocesse di nuovo.

Prima di quest’anno il Vicenza non era riuscito a ottenere il primo posto per via della presenza di altre squadre molto competitive e di una mancata continuità tecnica (dal 2022 ha cambiato cinque allenatori e tre direttori sportivi), tra le altre cose, e andare in Serie B tramite i playoff è tutt’altro che facile, dato che vi partecipano 28 squadre (praticamente la metà delle 60 che partecipano in tutto ai tre gironi di Serie C).

Per una squadra che spende tanto in Serie C non ottenere la promozione è un grosso problema economico e comporta perdite importanti. Anche per il Vicenza, che è comunque una società solida e con tanti tifosi: quest’anno ne ha avuti in media 7mila.

Dal punto di vista calcistico, dal 2025 il Vicenza è allenato da Fabio Gallo, ex centrocampista che già nella stagione scorsa era riuscito a ottenere, da allenatore della Virtus Entella, una promozione in Serie B, anche in quel caso con alcune giornate di anticipo grazie a un rilevante vantaggio sulla seconda in classifica. Il Vicenza ha anche puntato su calciatori giovani, che in diversi casi non avevano particolare esperienza in Serie C. È il caso del 21enne attaccante danese David Stuckler, che ha segnato 11 gol.

David Stuckler nel 2025 (Emanuele Pennnacchio/SOPA Images via ZUMA Press Wire)

Anche quest’anno la competizione era tanta: oltre all’Union Brescia e all’Inter Under 23 (che come tutte queste squadre può, volendo, contare su tutti i vantaggi dell’essere la seconda squadra di una importante squadra di Serie A), nel girone A c’è anche il Cittadella, altra squadra veneta retrocessa l’anno scorso in Serie C dopo nove anni passati in Serie B, in alcuni casi arrivando perfino vicina alla promozione in Serie A.

Nel girone A di Serie C giocano anche squadre dalla lunga storia, seppur a loro volta rifondate in anni recenti, come il Novara e la Triestina, al momento ultima in classifica.

Tra i tre gironi di Serie C il più competitivo, perlomeno in termini di investimenti da parte delle squadre, è il girone C, in cui giocano le squadre con il monte ingaggi più alto, che sono, nell’ordine: Catania, Benevento e Salernitana. Il Benevento è primo in classifica con 12 punti di vantaggio sul Catania, mentre la Salernitana è terza.