Quello che mancava a Paul Thomas Anderson

Fino a ieri uno dei migliori registi degli ultimi trent'anni non aveva mai vinto un Oscar: ora ne ha tre

Paul Thomas Anderson con i suoi tre premi Oscar (John Shearer/Getty)
Paul Thomas Anderson con i suoi tre premi Oscar (John Shearer/Getty)
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Nel 2008 Paul Thomas Anderson arrivò alla cerimonia degli Oscar con aspettative enormi: aveva appena diretto Il petroliere, considerato dalla stragrande maggioranza dei critici il principale candidato al premio per il miglior film. Alla fine però l’Academy lo assegnò a Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen, l’unico che poteva contenderglielo. Per Anderson fu una grande delusione, anche perché aveva sfiorato l’Oscar in altre due occasioni: nel 2000, quando Magnolia fu superato nella stessa categoria da American Beauty di Sam Mendes; e nel 1998, quando Will Hunting – Genio ribelle vinse il premio per la miglior sceneggiatura originale a scapito di Boogie Nights.

Negli anni successivi Anderson non ha vinto neppure con altri film stabilmente considerati tra i migliori del Ventunesimo secolo, come The Master e Il filo nascosto. Stanotte, infine, quello che è considerato da molti il miglior regista della sua generazione ha finalmente ricevuto l’unico riconoscimento che gli mancava: Una battaglia dopo l’altra, il suo ultimo film, ha ottenuto 6 Oscar. Di questi, 3 sono stati vinti personalmente da Anderson: quello per la miglior sceneggiatura non originale, quello per la miglior regia e il più importante, per il miglior film.

Nel suo discorso di accettazione, Anderson ha citato i film che furono candidati all’Oscar in quest’ultima categoria nel 1975: Quel pomeriggio di un giorno da cani, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Lo squalo, Nashville e Barry Lyndon. «Non c’è un “migliore” tra questi: tutto dipende dall’umore del momento», ha detto.

Una battaglia dopo l’altra era considerato il film con maggiori possibilità di vittoria dalla stragrande maggioranza delle riviste specializzate, ed era già stato scelto come miglior film sia ai Critics Choice Awards che ai Golden Globe e ai BAFTA. È liberamente ispirato a Vineland, cervellotico romanzo di Thomas Pynchon che Anderson ha adattato in modo scorrevole, comprensibile e piuttosto spassoso. Racconta la storia di Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), un uomo che dopo anni di militanza politica decide di abbandonare l’attività da bombarolo per crescere la figlia avuta da un’altra terrorista, e per molti versi si discosta dai film che Anderson aveva diretto negli ultimi anni.

Per quanto ambiziosi e molto apprezzati dalla critica, Il filo nascosto (2017) e Licorice Pizza (2021) non avevano avuto buoni risultati d’incassi ed erano stati realizzati con budget molto risicati. Una battaglia dopo l’altra partiva invece da presupposti molto diversi: pur rimanendo un film molto autoriale, era stato costruito fin dall’inizio per ottenere molti premi non soltanto nel circuito dei festival europei (dove Anderson è già fortissimo), ma anche e soprattutto agli Oscar.

Aveva tutti gli elementi giusti per riuscirci, a partire dalla scelta del protagonista: DiCaprio è uno degli attori più famosi al mondo, e la sua sola presenza all’interno del cast è in grado di attrarre milioni di spettatori.

Anche Warner Bros., la società che lo ha prodotto, puntava a risultati del genere: ha finanziato il film con 150 milioni di dollari, una cifra che di solito viene riservata ai grandi blockbuster e che Anderson non aveva mai avuto a disposizione. Non a caso Una battaglia dopo l’altra è il film più convenzionale tra quelli girati da Anderson, con un intreccio semplice, pieno di azione, inseguimenti e umorismo.

Nonostante le enormi risorse, i risultati del primo weekend di uscita erano stati molto al di sotto delle aspettative: il film aveva incassato poco più di 20 milioni di dollari, e finora ne ha guadagnati complessivamente 137: pochi, se si considera che deve arrivare a più di 400 per generare profitto (oltre al costo di produzione vanno considerati quelli di promozione e distribuzione).

Per Anderson ottenere buoni risultati agli Oscar era importante anche per questo motivo: questa legittimazione da un lato permetterà a Una battaglia dopo l’altra di tornare nei cinema e aumentare gli incassi, e dall’altro consentirà a uno dei migliori registi al mondo di continuare a fare film allo stesso livello qualitativo di quelli realizzati finora.

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Anderson ha diretto alcuni tra gli attori più famosi del mondo, tra cui DiCaprio, Daniel Day-Lewis e Joaquin Phoenix, riuscendo in tutti i casi a ottenere da loro interpretazioni intense e memorabili. E spesso e volentieri ha esaltato le possibilità espressive di colleghi meno famosi e richiesti: il caso più famoso è quello di Adam Sandler, la cui prova in Ubriaco d’amore (2002) è tuttora considerata la migliore in carriera. Il suo stile di regia è molto elegante, caratterizzato da lunghi piani sequenza, una grande precisione nella composizione delle inquadrature e un utilizzo molto studiato della musica e del montaggio.

Quando cominciò a essere inquadrato nel ristretto giro dei registi più influenti e rispettati al mondo, Anderson non aveva neppure trent’anni. Accadde grazie a Magnolia, film del 1999 sulle storie intrecciate di una serie di personaggi che vivono a Los Angeles, perlopiù incentrate su lutto, sofferenza, malattia e frustrazioni.

Ma aveva dato molte indicazioni del suo eccezionale talento già due anni prima con Boogie Nights, nel quale aveva raccontato l’industria pornografica californiana degli anni Settanta, che era stato un grande successo di pubblico e di critica. Entrambi ottennero una candidatura agli Oscar per la miglior sceneggiatura originale, ma non vinsero.

Nel 2007 Anderson diresse quello che molti considerano tuttora il suo miglior film: Il petroliere, incentrato sulla storia di un minatore ambizioso (Daniel Plainview, interpretato da Daniel Day-Lewis) che a fine Ottocento diventa ricco trovando il petrolio ma devasta irrimediabilmente tutto ciò che lo circonda, dall’ambiente a sé stesso. Day-Lewis vinse l’Oscar per il miglior attore e Robert Elswit quello per la miglior fotografia. Anderson invece ricevette due candidature, rispettivamente per la miglior regia e la miglior sceneggiatura non originale, senza però riuscire a vincere.

Ci riprovò cinque anni dopo con The Master, film ispirato in parte alla storia del fondatore di Scientology Lafayette Ronald Hubbard con Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman e Amy Adams, che ottennero tutti una nomination agli Oscar.

Nel 2014 diresse per la prima volta un film tratto da un romanzo del suo scrittore preferito, Thomas Pynchon: Vizio di forma, ambientato negli anni Sessanta e incentrato sulla storia di un investigatore privato tossicodipendente, Larry “Doc” Sportello (Joaquin Phoenix), che riceve una richiesta di aiuto da una sua ex e finisce per essere coinvolto in una storia molto strana tra surfisti, tossici, rocker, strozzini assassini, un detective di Los Angeles e Golden Fang, una misteriosa entità.

Prima di Una battaglia dopo l’altra aveva girato Il filo nascosto (2017) e Licorice Pizza (2021), due film artisticamente ambiziosi ma girati con risorse modeste. Nel primo, ambientato nel mondo della moda londinese degli anni Cinquanta, Day-Lewis interpreta un famoso stilista che si innamora di una giovane donna che gli scombussola la vita. Il secondo racconta la grottesca e disfunzionale storia d’amore che si sviluppa tra Alana Kane, un’insoddisfatta fotografa di 25 anni, e Gary Valentine, un intraprendente attore di dieci anni più giovane.

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