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  • Lunedì 16 marzo 2026

È sempre un buon momento per parlare di Oksana Masters

Dal 2012 partecipa alle Paralimpiadi estive e invernali e solo in un'edizione non ha vinto medaglie: a Milano Cortina ne ha vinte 5, 4 delle quali d'oro

La statunitense Oksana Masters dopo aver vinto la 10 km individuale di sci di fondo alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, 11 marzo 2026 (Tom Weller/Getty Images)
La statunitense Oksana Masters dopo aver vinto la 10 km individuale di sci di fondo alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, 11 marzo 2026 (Tom Weller/Getty Images)
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Alle Paralimpiadi di Milano Cortina la statunitense Oksana Masters ha vinto una medaglia d’oro nel biathlon, nella gara sprint, e quattro medaglie in varie gare di sci di fondo, tre delle quali d’oro. Masters ha 36 anni ed è a 24 medaglie vinte tra Paralimpiadi invernali ed estive, a cui partecipa dal 2012. Oltre che per il numero, sono risultati impressionanti perché sono stati raggiunti con una notevole continuità in quattro sport (canottaggio, ciclismo, sci di fondo e biathlon) che richiedono preparazione e abilità diverse tra loro, pur essendo lo sforzo per certi versi assimilabile.

Di Masters – tra gli atleti paralimpici più noti al mondo – si parla spesso anche per la sua storia, iniziata in un contesto particolarmente difficile. È nata nel 1989 a Khmelnytskyi, in Ucraina, a circa 400 chilometri da Chernobyl, sede dell’incidente nucleare del 1986. Sul suo sito ha raccontato i problemi che ebbe fin dalla nascita:

Ero nata come una bambina generalmente sana, ma con gravi malformazioni agli arti e ad alcuni organi. Avevo sei dita sui piedi, cinque dita palmate sulle mani e nessun pollice. La mia gamba sinistra era più corta di quindici centimetri rispetto a quella destra e a entrambe le gambe mancavano i femori. Inoltre, il mio ginocchio era “fluttuante” nella gamba sinistra a forma di C.

Dato che aveva bisogno di un aiuto medico costante, fu data in adozione. Visse in tre orfanotrofi diversi. In un’intervista al Guardian li chiamò «un bordello per minorenni», per via degli abusi sessuali che subì fino ai sette anni, quando cioè fu adottata da una donna di New York e andò a vivere negli Stati Uniti.

Masters non è più tornata a vivere in Ucraina, che è rimasta comunque una parte importante della sua identità e del suo ruolo da attivista, ormai abbastanza consolidato. Sul suo profilo di Instagram ci sono sia la bandiera statunitense sia quella ucraina dopo il suo nome; e alle Paralimpiadi del 2022 – che si svolsero pochi giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina – si fece presentare così dall’altoparlante:

Oksana Masters, Team USA, dall’Ucraina.

Masters iniziò a fare sport tra i 9 e i 14 anni, quando le furono amputate entrambe le gambe. Per lei fu subito (e lo è ancora) un «modo fisicamente sano per urlare e liberare tutta la tensione. Potevo sfogarmi in palestra, sulla barca o sulla linea di partenza, senza dover parlare di nulla».

Esordì alle Paralimpiadi estive di Londra nel 2012 nel doppio misto del canottaggio, che aveva iniziato a praticare ancora prima della sua seconda amputazione. In quell’occasione vinse una medaglia di bronzo insieme a Rob Jones, un ex soldato statunitense che aveva perso entrambe le gambe durante la guerra in Afghanistan. E pur non essendo ancora l’atleta celebre e seguita che è oggi, Masters iniziò a essere notata. Nel 2012 fu inserita in “The Body Issue”, il numero speciale dedicato ai corpi nudi degli atleti della famosa rivista ed emittente sportiva statunitense ESPN.

Masters, quarta da sinistra, dopo aver vinto la medaglia d’oro ai Mondiali di canottaggio del 2012 (Srdjan Stevanovic/Starsportphoto)

Dopo le Paralimpiadi di Londra, però, Masters subì un infortunio alla schiena e fu costretta ad abbandonare il canottaggio. Decise così di passare allo sci nordico e dopo 14 mesi di allenamento (pochissimi) e molti sacrifici (per un po’ di tempo dormì nella sua macchina) riuscì a qualificarsi alle Paralimpiadi invernali del 2014 a Sochi, in Russia. Lì partecipò a due gare del biathlon e vinse due medaglie, un bronzo e un argento, nelle gare di sci di fondo della categoria sitting, a cui prendono parte le atlete che non possono usare gli arti inferiori e devono dunque usare un sit-ski.

In vista delle successive Paralimpiadi estive di Rio decise di puntare sul paraciclismo, uno degli sport che poteva ancora praticare nonostante l’infortunio. Furono gli unici Giochi in cui Masters non vinse nessuna medaglia, ma dopo di quelli la sua carriera sportiva iniziò ad andare alla grande.

Alle Paralimpiadi invernali del 2018, nonostante ci arrivasse con una lussazione del gomito, vinse cinque medaglie – tra cui due ori – nello sci nordico; a quelle estive di Tokyo del 2021 vinse due medaglie d’oro nel paraciclismo; a quelle invernali di Pechino dell’anno dopo vinse sette medaglie su sette gare, tra cui il suo primo oro nel biathlon; e a Parigi 2024 vinse ancora due ori, sempre nel paraciclismo.

Oksana Masters ai prestigiosi Laureus Awards, quando vinse il premio di miglior sportivo disabile dell’anno, 17 febbraio 2020 (Simon Hofmann/Getty Images for Laureus)

L’anno tra Tokyo e Pechino è abbastanza esemplare della grande duttilità di Masters, e delle difficoltà mentali e fisiche che deve affrontare ogni volta che passa da uno sport a un altro. In una recente intervista ad Associated Press, spiegava che quasi non si hanno periodi di riposo tra una stagione e l’altra, e che comunque si utilizzano i muscoli in modo diverso, ed è difficile essere sempre al meglio della forma. Tra 2021 e 2022 non ebbe nemmeno un anno per fare questo passaggio.

Masters ha raccontato che quello che fa è anche costoso, soprattutto per via delle attrezzature professionali che usa. Una handbike, la bicicletta con cui lei “pedala” con le mani, può costare tra i 20 e i 50mila euro, e un paio di sit-ski tra gli 8 e i 30mila euro. Persino lei, che ormai è famosa e ha un po’ di sponsor, dice che è difficile starci dentro.

Masters dopo aver vinto la medaglia d’oro alla corsa in linea femminile delle Paralimpiadi di Parigi, 5 settembre 2024 (Michael Steele/Getty Images)

Masters ha continuato lo stesso questo andirivieni, nonostante nel mezzo abbia subito pure una trentina di operazioni (alcune alla mano destra, quella con cui spara nel biathlon) e brutti infortuni. A Milano Cortina ci è arrivata dopo un’infezione alla gamba e una commozione cerebrale, che l’avevano costretta a ridurre la preparazione atletica.

Tra l’altro, queste potrebbero essere state le sue ultime Paralimpiadi invernali. Secondo il Guardian, «il suo sogno è finire la sua carriera professionistica alle Paralimpiadi di Los Angeles 2028», che vorrebbe dire chiuderla “in casa”. Nei prossimi mesi si sposerà, in Italia, con il compagno Aaron Pike, anche lui atleta paralimpico.