Sei momenti notevoli della cerimonia degli Oscar
Una lista che è ogni anno più corta

Come ormai è consuetudine da un po’ di anni a questa parte, la cerimonia degli Oscar che si è tenuta domenica sera al Dolby Theatre di Los Angeles è stata piuttosto piatta e senza grandi momenti di spettacolo. Il presentatore, il comico Conan O’Brien, ha fatto il suo solito monologo d’apertura, e la battuta più commentata è stata quella in cui ha preso in giro il candidato come miglior attore Timothée Chalamet per il commento sull’opera per cui da giorni è al centro di una grossa polemica. Lui ha riso.
Non ci sono stati neanche discorsi notevoli o con messaggi politici forti: solo Javier Bardem ha iniziato la sua presentazione dicendo «No alla guerra, Palestina libera», e il comico Jimmy Kimmel – il cui talk show era stato sospeso a settembre per via di una battuta poco gradita all’amministrazione di Donald Trump – ha fatto un riferimento al fatto che negli Stati Uniti la libertà di parola è a rischio. Il gesto più eclatante è stato probabilmente quello di Sean Penn.
Sean Penn assente
Come ampiamente previsto, Sean Penn ha vinto il premio per il miglior attore non protagonista per Una battaglia dopo l’altra. Penn ha una nota avversione per i premi e le premiazioni, e per gli Oscar in particolare: fino all’ultimo non era chiaro se sarebbe stato presente alla cerimonia, ma alla fine non si è presentato e il suo premio quindi non è stato ritirato. Kieran Culkin, che ha annunciato il premio, ha detto: «Non poteva, o non voleva, essere qui questa sera». Secondo due fonti anonime informate sui fatti citate dal New York Times Penn sarebbe partito per l’Europa con l’intenzione di andare in Ucraina. Ci è già stato altre volte in passato e almeno una volta aveva incontrato il presidente Volodymyr Zelensky, a cui aveva prestato uno dei suoi Oscar, chiedendogli di tenerlo finché la guerra non fosse finita. Questo è il terzo Oscar di Sean Penn, che ne aveva già vinti per Mystic River e per Milk.

Il Dolby Theatre nel momento in cui viene annunciata la vittoria di Sean Penn (AP Photo/Chris Pizzello)
Un premio a pari merito
Al momento di premiare il miglior cortometraggio l’attore pakistano Kumail Nanjiani, che avrebbe dovuto annunciare il vincitore, ha reagito con sorpresa perché nella busta ha trovato due titoli anziché uno: «Non sto scherzando. È davvero un pareggio», ha commentato. Quello che è successo è che i cortometraggi The Singers e Two People Exchanging Saliva hanno ricevuto un identico numero di voti: è una cosa rarissima nella storia degli Oscar, che era successa solo altre sei volte, l’ultima nel 2013, e che diventa ancora più rara man mano che si va avanti e il numero di votanti aumenta.
Autumn Durald Arkapaw
È la direttrice della fotografia di I peccatori, ed è diventata la prima donna a vincere l’Oscar per la miglior fotografia. Durante il discorso di ringraziamento ha chiesto a tutte le donne nella platea di alzarsi in piedi: «Perché penso che non sarei mai arrivata qui senza di voi». Prima di lei solo altre tre donne erano state candidate a questo premio, tutte negli ultimi 8 anni: Rachel Morrison nel 2018 per Mudbound, Ari Wegner nel 2021 per Il potere del cane e Mandy Walker nel 2022 per Elvis. I peccatori è il secondo film in cui Durald Arkapaw lavora con Ryan Coogler, dopo Black Panther: Wakanda Forever.
Ringraziamenti interrotti
Anche quest’anno come in passato l’Academy si è mostrata molto rigida sul tempo concesso a ciascun vincitore per il suo discorso di ringraziamento. Per far capire ai premiati che hanno finito il loro tempo viene fatta partire una musica e spento il microfono, in un modo spesso abbastanza brusco. Lo si è visto per esempio nel caso dei vincitori per la miglior canzone, “Golden”, del film Kpop Demon Hunters: la cantante EJAE ha fatto il suo discorso e quando uno dei colleghi ha tirato fuori un foglio da leggere per la sua parte di ringraziamenti è partita la musica e non sono servite a niente le suppliche dei premiati.
In memoriam
Come sempre durante la cerimonia c’è stato un momento dedicato alle persone di Hollywood morte nell’ultimo anno. E come sempre, appena finito quel momento, i commentatori sui social e sui media hanno cominciato a far notare tutte le persone di cui l’Academy si è dimenticata: quest’anno i più evidenti sono stati Brigitte Bardot e James Van Der Beek, l’attore di Dawson’s Creek morto a febbraio a 48 anni. Uno spazio più lungo degli altri è stato dedicato a Rob Reiner, regista trovato morto insieme alla moglie lo scorso dicembre, e per il cui omicidio è accusato il figlio. Per lui ha fatto un monologo Billy Crystal, l’attore protagonista del suo film più famoso: Harry, ti presento Sally.
E un altro momento è stato dedicato a Robert Redford, a cui Barbra Streisand (coprotagonista insieme a lui del film del 1974 Come eravamo) ha dedicato un discorso e ha cantato un pezzo della colonna sonora del film. Come è stato fatto notare però l’audio funzionava male, cosa che ha tolto al momento parte della sua solennità.
Sorprese
In generale è stata una premiazione molto prevedibile e in linea con i pronostici, ma ci sono state comunque un paio di vittorie inaspettate. Una è quella del miglior documentario per Mr Nobody Against Putin, un film che racconta il controllo del regime di Vladimir Putin in Russia dal punto di vista di un insegnante e della scuola in cui lavora, che ha battuto il favorito The Perfect Neighbor, distribuito da Netflix e costruito quasi interamente con le riprese delle bodycam degli agenti che hanno gestito un caso di liti tra vicini in Florida. Anche il premio introdotto quest’anno per il miglior cast non è andato alla persona che si credeva, cioè Francine Maisler, per I peccatori, bensì a Cassandra Kulukundis per Una battaglia dopo l’altra.



