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  • Sabato 14 marzo 2026

La nuova nazionale di basket più forte del mondo

È sempre quella femminile degli Stati Uniti, ma sono cambiate giocatrici, allenatrice e direttrice; stasera gioca contro l'Italia

di Giorgia Bernardini

Caitlin Clark durante un allenamento con la nazionale (AP Photo/Matt Kelley)
Caitlin Clark durante un allenamento con la nazionale (AP Photo/Matt Kelley)

In questi giorni, fino al 17 marzo, la nazionale italiana femminile di basket sta giocando a Porto Rico il torneo di qualificazione ai Mondiali, chiamato spesso Pre-Mondiale. L’Italia è in un girone da sei squadre, quattro delle quali si qualificano per i Mondiali che si terranno a Berlino dal 4 al 13 settembre del 2026.

Nelle prime due partite l’Italia ha battuto Porto Rico e Nuova Zelanda ma nella terza, sabato alle 22 (ora italiana) affronta gli Stati Uniti, la nazionale più forte e vincente della storia del basket. Gli Stati Uniti sono già qualificati ai Mondiali del 2026 in quanto vincitrici dell’AmeriCup, il campionato continentale per le nazionali americane, ma partecipano lo stesso al Pre-Mondiale, che per loro è quindi soprattutto un allenamento.

Tra Mondiali e Olimpiadi, l’ultima sconfitta degli Stati Uniti accadde nel 2006. Da allora hanno vinto quattro Mondiali e cinque Olimpiadi, con una serie di 70 vittorie consecutive che ha pochi eguali nel basket e in generale nello sport per nazionali.

Le giocatrici di talento sono così tante che è molto complicato per la federazione statunitense selezionarne “solo” dodici, cioè il numero abituale di convocate per un grande torneo. Per le Olimpiadi del 2024 per esempio non fu convocata Caitlin Clark e la cosa, a parte qualche rara eccezione, non fu accolta bene dai tifosi e dai media. La giornalista sportiva Christine Brennan scrisse su USA Today: «Nei 40 anni in cui ho seguito le Olimpiadi ho visto diverse decisioni sbagliate riguardo alla selezione di squadre e atlete, ma questa è di gran lunga la peggiore».

Ora però il turno di Clark è arrivato, e assieme a lei a questo Pre-Mondiale hanno fatto l’esordio in nazionale altre cinque giocatrici, due delle quali pure molto attese come Paige Bueckers e Angel Reese. Ma oltre alle giocatrici ci sono anche un’allenatrice (quasi) nuova e una nuova direttrice.

Clark ha fatto 17 punti e 12 assist all’esordio; gli Stati Uniti hanno battuto per 110-46 il Senegal

Questa per gli Stati Uniti è una fase di passaggio. Dopo aver vinto tantissimo – grazie tra le altre a Diana Taurasi, probabilmente la più forte giocatrice di basket di sempre – è arrivato il momento di rinnovare la squadra e di trovare nuovi punti di riferimento in altre giocatrici più giovani. Quando Taurasi vinse l’ultimo dei suoi sei ori olimpici, nel 2024, aveva 42 anni; oggi Clark ne ha 24.

L’ultima finale olimpica di Parigi, vinta contro la Francia per un solo punto (67-66), ha mostrato che il dominio statunitense non è più inattaccabile. Da anni nessuna squadra si era avvicinata così tanto a una vittoria contro gli Stati Uniti in finale, e forse anche per questo la federazione è intervenuta poco dopo per cambiare il processo di selezione delle giocatrici.

Una delle vittorie più faticose, e però anche spettacolari, degli Stati Uniti alle Olimpiadi

Fino a Parigi 2024 la scelta delle giocatrici era affidata al Women’s National Team Committee, un comitato di cinque persone con un importante ruolo nel basket femminile (per esempio ex giocatrici e allenatori). Su questa selezione lo staff della nazionale poteva avere qualche influenza, ma la decisione finale restava del comitato.

Da maggio del 2025 la federazione statunitense ha invece nominato una team managing director: è una figura diversa dall’allenatrice, che però segue più da vicino la nazionale rispetto al comitato, e si occupa delle convocazioni e dei principali aspetti organizzativi che servono a far funzionare la squadra. Per l’incarico è stata scelta Sue Bird, ex playmaker vincitrice di quattro titoli WNBA (il campionato professionistico statunitense) e di nove ori tra Olimpiadi e Mondiali. Bird ha ora la responsabilità di selezionare le atlete e lo staff tecnico, con l’obiettivo di gestire il ricambio generazionale verso i Mondiali di settembre e le Olimpiadi di Los Angeles 2028.

Alle Olimpiadi del 2024 la squadra era allenata da Cheryl Reeve, che è anche l’allenatrice delle Minnesota Lynx in WNBA. Come nuova allenatrice Sue Bird ha scelto Kara Lawson, che nel 2024 era stata assistente di Reeve. Lawson ha 45 anni ed è molto conosciuta e stimata per aver vinto un oro olimpico come allenatrice del 3×3 a Tokyo 2020 (una specialità di basket dove si gioca su metà campo e le squadre sono composte da 3 giocatrici, e non da 5 come nel basket “regolare”) e appunto un oro a Parigi come assistente di Reeve. Come capa-allenatrice ha già vinto anche l’AmeriCup a luglio del 2025. Il fatto che conosca la nazionale statunitense così bene dà anche una continuità nel rapporto con la federazione e con le giocatrici.

Sue Bird (AP Photo/Matt Kelley)

Per continuare la serie di vittorie con i Mondiali del 2026 e le Olimpiadi del 2028, queste ultime peraltro per gli Stati Uniti si giocheranno in casa, sarà fondamentale integrare in squadra giocatrici talentuose e carismatiche come Clark, Bueckers e Reese. Ciò che sta facendo Lawson in queste partite è provare più combinazioni di giocatrici possibili. La loro futura presenza in nazionale non è in discussione, ma bisogna capire come far giocare assieme le nuove giocatrici con quelle che ci sono già e a cui è difficile rinunciare.

Caitlin Clark è una cestista di raro talento, capace di segnare canestri in molti modi e anche da molto distante, e di fare passaggi spettacolari e imprevedibili. Si parla di lei sin da prima che esordisse in WNBA, e la sua sola presenza da anni fa riempire i palazzetti, prima quelli delle partite universitarie, poi della WNBA. Nel 2025 la rivista Forbes l’ha eletta al quarto posto della classifica delle donne più influenti nello sport.

Paige Bueckers ha 24 anni come Clark e nella scorsa stagione, la sua prima in WNBA, ha vinto il premio di miglior esordiente dell’anno; è una giocatrice che sa fare un po’ tutto. Angel Reese ha 23 anni, è alta 1,91 metri, ha un gioco molto fisico e aggressivo, è forte a rimbalzo ed è anche una nota trash-talker, una giocatrice che usa un linguaggio aggressivo per provocare e innervosire le avversarie.

Angel Reese durante un allenamento con la nazionale (AP Photo/Matt Kelley)

In questi giorni a Porto Rico non ci sono giocatrici come A’ja Wilson, la migliore giocatrice della migliore squadra di WNBA, Napheesa Collier o Breanna Stewart, anche loro vincitrici dell’ultimo oro olimpico. Collier si sta riprendendo da un infortunio, mentre le altre due sono state sollevate dagli impegni del Pre-Mondiale, che come detto non ha grosso valore per gli Stati Uniti a livello competitivo. È quasi certo che ai Mondiali di Berlino ci saranno, però.

Oltre a Clark, Bueckers e Reese fra le nuove ci sono anche Sonia Citron e Kiki Iriafen, entrambe giocatrici che hanno appena concluso la loro prima stagione di WNBA alle Washington Mystics. Le convocazioni di Sue Bird riflettono una ricerca di equilibrio tra le nuove leve e l’esperienza delle veterane. Delle dodici che hanno vinto l’oro a Parigi 2024, al Pre-Mondiale ce ne sono solo quattro, fra cui Jackie Young e Chelsea Gray che hanno vinto l’ultimo titolo WNBA con le Las Vegas Aces.

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