Cosa fa, e soprattutto cosa dice, un atleta guida nello sci alpino
Cioè chi scende davanti a sciatrici e sciatori ipovedenti o ciechi, raccontato da uno che partecipa alle Paralimpiadi di Milano Cortina

Nella categoria vision impaired dello sci paralimpico atlete e atleti ipovedenti o ciechi non gareggiano da soli, ma preceduti in pista da un atleta guida che dà loro indicazioni e, se le cose vanno bene, vince anche lui (o lei) una medaglia. In discesa libera e Super-G alle Paralimpiadi si superano i 100 chilometri orari, mentre negli slalom le porte sono molto vicine e i cambi di direzione costanti. In tutti i casi ci dev’essere grande fiducia tra atleti e guide, che devono dare informazioni chiare e scendere con il ritmo giusto, per non rischiare di distanziarsi troppo, o al contrario di rallentare gli atleti.
Fabrizio Casal ha 26 anni e fa la guida da quando ne ha 16, quando scelse di dedicarsi solo a questo, abbandonando la carriera individuale. Alle Paralimpiadi di Pyeongchang, nel 2018, vinse cinque medaglie con Giacomo Bertagnolli, sciatore italiano che a Milano Cortina (con un’altra guida, Andrea Ravelli) ha vinto finora altre tre medaglie. Casal oggi fa la guida di Chiara Mazzel (che pure ha già vinto tre medaglie in queste Paralimpiadi) nelle specialità tecniche, quindi gareggerà con lei giovedì e sabato negli slalom gigante e speciale. Sia Bertagnolli che Mazzel sono ipovedenti; Mazzel non vede niente dall’occhio sinistro, e ha un campo visivo ristretto da quello destro.
Al Post Casal spiega che Mazzel «ha bisogno soprattutto di sapere quando deve curvare; mentre io sto finendo la mia curva, e lei si trova tra una porta e l’altra e sta mettendo gli sci piatti, le dico un hop per segnalarle di cambiare direzione». La comunicazione avviene attraverso microfono e cuffie bluetooth. Alcuni atleti e atlete, tra cui Mazzel, scelgono anche di far indossare alla guida un amplificatore dietro la schiena con un suono (musica, in genere) per sentire dove sta andando.
Anche Mazzel a sua volta parla con Casal: «Mi dice di accelerare, o a volte di rallentare e aspettarla, magari perché ha fatto un errore. Io devo trovare il momento giusto per girarmi e controllare, ogni tanto». Casal dice che nello slalom speciale, in cui si scia tra paletti molto ravvicinati, ha meno bisogno di voltarsi, perché il rumore dei pali abbattuto da Mazzel gli dà il ritmo e gli fa capire che lei lo sta seguendo. In gigante invece si gira più spesso, nel corso di una gara.

Fabrizio Casal e Giacomo Bertagnolli nello slalom speciale alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018 (Lintao Zhang/Getty Images)
Durante le gare di sci della categoria vision impaired il pubblico dovrebbe rimanere in silenzio, così come dagli altoparlanti all’arrivo non escono né musica né commento, in modo da consentire ad atleti e guide di comunicare bene. Solo quando gli sciatori sono alle ultime porte, e stanno per arrivare, in genere il pubblico inizia a fare baccano, ma quello è ben accetto. Per atlete e atleti ipovedenti può essere utile che le guide indossino colori sgargianti, per notarli meglio con la vista residua: è il motivo per cui le guide di Chiara Mazzel sciano con tute rosa shocking in queste Paralimpiadi.
In partenza Casal aumenta il volume dell’amplificatore, si mette pochi passi più giù del cancelletto e, quando sente il segnale acustico di partenza, inizia il countdown: «Dico 3-2-1 via!: io parto al 2, lei al via». Durante la gara oltre alle indicazioni tecniche sul percorso, sui cambi di luce (quando la pista passa dal sole all’ombra, o viceversa), sulle curve e sui salti, le guide a volte ci mettono anche una parte un po’ più motivazionale. È uscito di recente un video in cui Ravelli urla a Bertagnolli frasi come «dai Jack, dai che sei un animale!»
Già alle Olimpiadi sono importanti lo studio della tracciatura e la cosiddetta visualizzazione, che consiste nel ripassare mentalmente il tracciato e le curve prima della gara, a volte replicando gesti e movimenti del corpo. Alle Paralimpiadi, per gli atleti vision impaired, queste fasi di studio e ripasso della pista sono ancor più determinanti, e vengono fatti con grande attenzione.
Soprattutto, però, tra guida e atleta contano molto la fiducia, l’intesa e il feeling, che si migliorano col tempo e non solo sciando: «Ci alleniamo ormai da 7 anni assieme io e Chiara, facciamo tutto insieme, siamo sempre insieme».
Casal racconta che a volte anche lui prova a sciare a occhi chiusi, per immedesimarsi nelle sensazioni che provano gli atleti, e che è una cosa che potrebbe aver senso fare anche per sciatrici e sciatori olimpici: «Una deprivazione sensoriale ti fa aumentare la percezione di altre sensazioni».



