Le iniziative per distribuire gratuitamente i kit che rilevano sostanze pericolose nei drink
Coinvolgono le farmacie in provincia di Roma e di Venezia, e sono pensati per sensibilizzare a un rischio che le donne corrono

In alcune farmacie delle province di Roma e di Venezia è iniziata la distribuzione gratuita di dispositivi che rilevano la presenza di sostanze stupefacenti nei drink. È un’iniziativa sperimentale di Federfarma Roma e Venezia in vista dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, per sensibilizzare su un rischio che le donne «possono correre a loro insaputa».
Le sostanze rilevate dai dispositivi, infatti, sono quelle che riducono le funzioni del sistema nervoso centrale, a cui spesso ci si riferisce con l’espressione “droga dello stupro”: il flunitrazepam, il GHB e la ketamina. Sono sostanze inodori e insapori, quindi si possono versare facilmente nella bevanda di una persona senza che questa se ne accorga, e causano disinibizione, alterazione dello stato di coscienza e perdita di memoria. È anche abbastanza facile procurarsele perché sono sostanze presenti in alcuni farmaci.
A Venezia sono stati forniti 2.500 kit in cento diverse farmacie, che li distribuiranno gratuitamente. Sono composti da braccialetti che vengono imbevuti con alcuni reagenti chimici: versando una goccia della bevanda sul braccialetto, se c’è una di quelle sostanze il reagente fa diventare blu il braccialetto, altrimenti diventa giallo. Il direttore di Federfarma Veneto, Andrea Bellon, ha detto che il primo lotto di braccialetti è stato regalato loro da un’azienda. Se non dovessero trovare accordi per il futuro i braccialetti verranno venduti nelle farmacie a 4 euro. Una parte del ricavato andrà ai centri antiviolenza.
A Roma non è la prima volta che viene promossa un’iniziativa simile, era già successo l’anno scorso in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che è il 25 novembre. L’iniziativa era andata molto bene ed erano stati distribuiti 2.000 kit tra le farmacie della provincia, motivo per cui ora verrà replicata per tutto il mese di marzo distribuendo altri 1.500 kit. A Roma il kit è diverso: non è un braccialetto, ma un piccolo libretto che contiene delle strisce sulle quali bisogna versare una goccia del drink. Se la striscia diventa colorata significa che è stata rilevata una sostanza pericolosa.
In Italia non esistono stime precise sull’uso e sulla diffusione di GHB e altre sostanze simili, per due motivi: il primo è che vengono metabolizzate molto velocemente dall’organismo (rendendo difficili gli esami tossicologici a distanza di ore), e il secondo è che causano una perdita di memoria, difficoltà a ricostruire l’accaduto e a presentare una denuncia di conseguenza.
I casi di sottomissione chimica — la pratica di somministrare sostanze a una persona a sua insaputa per abusarne, impedendole di opporsi — non avvengono soltanto in luoghi pubblici come discoteche e bar. Possono verificarsi anche in contesti familiari o comunque conosciuti, e possono essere perpetrati da conoscenti, amici o familiari.La sottomissione chimica, inoltre, non viene praticata solo utilizzando sostanze come il GHB, ma spesso anche con farmaci da banco e di uso comune (sonniferi o tranquillanti) che non vengono rilevati dalle analisi né tantomeno dai kit.
Negli ultimi tempi se n’è tornato a parlare molto anche a causa della vicenda di Gisèle Pelicot, una donna di 71 anni che per anni è stata sedata a sua insaputa da quello che oggi è il suo ex marito. Durante questi episodi, mentre era incosciente, è stata violentata sia da lui sia da decine di altri uomini.
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