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  • Domenica 1 marzo 2026

Negli Stati Uniti un rifugiato cieco è morto dopo essere stato lasciato da solo dagli agenti anti-immigrazione

Era stato lasciato davanti a una caffetteria di Buffalo senza nessun tipo di assistenza e senza informare i familiari

Un fotogramma tratto dalla bodycam della polizia che mostra il momento in cui Nurul Amin ShahAlam  viene avvicinato dagli ufficiali di polizia di Buffalo (Buffalo Police Department/ AP)
Un fotogramma tratto dalla bodycam della polizia che mostra il momento in cui Nurul Amin ShahAlam  viene avvicinato dagli ufficiali di polizia di Buffalo (Buffalo Police Department/ AP)

Nurul Amin Shah Alam, 56 anni, rifugiato Rohingya quasi cieco originario del Myanmar, è stato trovato morto il 24 febbraio a Buffalo, nello stato di New York, pochi giorni dopo essere stato rilasciato dalle autorità federali dell’immigrazione e lasciato da solo davanti a una caffetteria.

Shah Alam era stato arrestato nel febbraio del 2025 dalla polizia di Buffalo dopo che era stato segnalato nel cortile di una casa privata mentre brandiva due aste di metallo. Gli agenti gli avevano intimato di lasciare a terra le aste e lui non lo aveva fatto. Secondo i familiari, non aveva capito gli ordini degli agenti a causa della barriera linguistica e del suo grave problema visivo. L’intervento della polizia si era concluso con l’uso del taser e l’arresto dell’uomo.

Dopo quasi un anno in carcere in attesa di processo, Shah Alam aveva accettato un patteggiamento per reati minori. Il 19 febbraio 2026 era stato rilasciato su cauzione e trasferito alle autorità federali, una prassi per chi non è cittadino statunitense.

Shah Alam era passato sotto la custodia della Border Patrol, che gestisce il controllo delle frontiere e alcune questioni di immigrazione, che ha stabilito che non poteva essere rimpatriato perché rifugiato. Gli sarebbe dunque stato chiesto se volesse un passaggio, e lui avrebbe indicato un bar dove farsi lasciare.

La famiglia ha raccontato di non essere stata informata né del luogo né del momento del rilascio.

L’avvocato di Shah Alam lo ha segnalato come disperso il 22 febbraio, spiegando che era stato rilasciato dalle autorità federali il 19 e non aveva documenti con sé.

Shah Alam era arrivato negli Stati Uniti nel dicembre 2024 con lo status di rifugiato, insieme alla moglie e ai figli, fuggendo dalla persecuzione contro la minoranza Rohingya in Myanmar. Parlava poco inglese, non sapeva leggere né scrivere e, secondo la famiglia, era quasi cieco e si muoveva con l’aiuto di un bastone.

La sua morte ha fatto scattare un’indagine sulle circostanze dei suoi ultimi giorni. Autorità locali e statali hanno espresso forti critiche, chiedendo spiegazioni sul perché un uomo vulnerabile sia stato rilasciato senza alcuna assistenza e senza contatti con la famiglia.