• Mondo
  • Sabato 28 febbraio 2026

Dopo quarant’anni l’assassinio di Olof Palme è ancora un mistero

Tuttora non si sa chi uccise il primo ministro svedese il 28 febbraio del 1986, e l'ultimo sviluppo giudiziario è stato messo in dubbio

Olof Palme in una foto del 1985
Olof Palme in una foto del 1985 (Ingrid Rossi/Sygma via Getty Images)

Il primo ministro svedese Olof Palme fu ucciso con un colpo di pistola alle 23:21 del 28 febbraio del 1986 mentre tornava a casa senza scorta, com’era abituale per lui, da un cinema di Stoccolma. Quarant’anni dopo non si sa ancora né chi gli sparò, né perché.

Palme era leader dei Socialdemocratici e aveva posizioni critiche verso gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, le due potenze dell’epoca. È l’unico primo ministro assassinato nella storia svedese, e uno dei pochi in quella europea. Negli anni intorno al caso si sono create molte teorie del complotto, anche perché non c’è una verità giudiziaria. O, meglio, c’era, ma recentemente è stata messa in dubbio.

L’ultima volta che si riparlò del caso, non solo in Svezia, fu nel 2020. Il procuratore generale svedese, Krister Petersson, convocò un’attesissima conferenza stampa in cui disse sia di aver finalmente individuato l’assassino sia che l’inchiesta finiva lì, perché era morto nel 2000. Non disse nulla di così sorprendente: fece il nome di Stig Engström, uno di quelli che già ricorrevano nella storia del caso ma fino ad allora non era stato ritenuto credibile.

Il luogo dell'omicidio di Palme, il 1° marzo del 1986 a Stoccolma

Il luogo dell’omicidio di Palme, il 1° marzo del 1986 a Stoccolma (AP Photo/Borje Thuresson)

In tempi recenti la pista di Engström proveniva soprattutto da libri e, da ultimo, da una serie tv su Netflix che sostenne anche a fini promozionali di avere risolto il caso. Engström aveva legami con ambienti di destra ed era soprannominato dai media l’«uomo della Skandia», perché nel 1986 lavorava come grafico nella società d’assicurazioni Skandia, con sede vicino a dove fu ucciso Palme. All’epoca fu interrogato più volte come testimone, ma a lungo fu considerato secondario e le indagini su di lui cominciarono molti anni dopo la sua morte, anche per via del lavoro di un giornalista d’inchiesta che lo individuò come possibile colpevole.

Il giornalista Enrico Varrecchione, che vive in Norvegia e ha scritto un libro sull’omicidio di Palme, racconta che nel 2020 l’annuncio del procuratore Petersson «fu molto ridicolizzato», per le aspettative che aveva alimentato e poi vanificato «con un nome che non aveva convinto nessuno». Si parlò di «una verità di comodo» e la rifiutò anche il criminologo Leif GW Persson, considerato uno dei più informati sul caso.

Giornalisti vicino alla targa che ricorda Palme, a Stoccolma, il 10 giugno del 2020

Giornalisti vicino alla targa che ricorda Palme, a Stoccolma, il 10 giugno del 2020 (EPA/Fredrik Sandberg)

Lo scorso dicembre la procura statale svedese ha sconfessato le ricostruzioni di Petersson, e dunque che Engström fosse l’assassino. Il procuratore Lennart Guné ha detto che le prove contro di lui non erano sufficienti e che non ce n’erano di nuove. Tra l’altro, prima della conferenza stampa del 2020 i media avevano ipotizzato che ci sarebbe stato l’annuncio del ritrovamento dell’arma (una pistola), che invece non c’era stato.

Tre quarti delle persone intervistate per un sondaggio del giornale svedese Aftonbladet dissero che non consideravano chiuso il caso. Prima di Engström si era parlato soprattutto di Christer Pettersson come possibile colpevole: un piccolo criminale che fu l’unica persona prima arrestata e poi processata, e infine assolta per insufficienza di prove.

Olof Palme durante un'intervista

Olof Palme durante un’intervista, nel 1975 (Régis BOSSU/Sygma via Getty Images)

Non si conosce il colpevole anche perché le indagini furono svolte in modo inadeguato fin dall’inizio. Quella notte la polizia non mise al riparo la scena del crimine, non fermò i treni né istituì posti di blocco a Stoccolma. Il colpevole si era allontanato a piedi dopo avere sparato due colpi (quello che uccise Palme e uno che ferì di striscio la moglie, che lo accompagnava).

Il commissario inizialmente incaricato delle indagini si concentrò su piste fallaci, come un possibile coinvolgimento dei miliziani curdi del PKK. Un’altra ipotesi che riaffiora di tanto in tanto è che Palme sia stato ucciso dai servizi segreti del Sudafrica: era un fiero critico dell’apartheid, il regime di rigida segregazione razziale imposto nel paese nella seconda metà del Novecento, e per questo i governi sudafricani lo consideravano un nemico. Altre teorie tirarono in ballo la CIA, la principale agenzia d’intelligence per l’estero degli Stati Uniti.

In decenni di indagini, costate milioni di euro, la polizia ha interrogato più o meno 10mila persone e ci sono state 134 confessioni dell’omicidio, ritenute non credibili. «Su Palme si è detto di tutto e di più, non mi stupirei se il nome dell’assassino fosse già stato detto da qualcuno», conclude Varrecchione.