Le Olimpiadi di Torino, vent’anni fa
L'Italia vinse cinque ori, tre in più della Norvegia: lasciarono un buon ricordo generale, ma anche alcune strutture inutilizzate

Il 26 febbraio del 2006 ci fu la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Torino, le prime in Italia dopo quelle invernali del 1956, a Cortina, e quelle estive del 1960, a Roma. Torino ne aveva ottenuto l’organizzazione nel giugno del 1999, dopo aver ricevuto più voti di Sion, in Svizzera e dopo che in una fase preliminare erano state scartate due candidature transnazionali: una tra Finlandia e Norvegia e una tra Austria, Italia e Slovenia.

Gli atleti italiani sfilano durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Torino, 26 febbraio 2006 (AP Photo/Jasper Juinen)
In quelle Olimpiadi le gare si tennero tutte nella provincia di Torino, e anzi furono presentate come un modello innovativo, che metteva una città, anziché una o più località montane, davvero al centro dell’evento. In realtà Torino fu di fatto quello che Milano è stata per le Olimpiadi del 2026: ospitò le gare di hockey e pattinaggio su ghiaccio. Le altre gare furono altrove, solo che erano altrove parecchio meno lontani: lo snowboard a Bardonecchia, gli sport di scivolamento a Cesana Torinese, il curling a Pinerolo, lo sci nordico a Pragelato e lo sci alpino a Sestriere.
Gli sport furono gli stessi delle Olimpiadi precedenti e rispetto a quelle di Milano Cortina mancava solo lo scialpinismo. Ci furono tuttavia meno specialità, gare o discipline nei singoli sport: gli eventi da medaglia furono 84 (contro i 116 di Milano Cortina) e in gran parte ancora mancavano eventi misti, in cui atleti e atlete competessero insieme.
C’era per esempio il curling, sport in cui l’Italia fece il suo debutto olimpico sfruttando il fatto di essere il paese ospitante. Ma c’erano solo gare maschili e femminili, non il doppio misto in cui a Milano Cortina hanno vinto il bronzo Constantini e Mosaner.

Giulia Lacedelli, al centro, affiancata dalle compagne di squadra Violetta Caldart (a sinistra) ed Eleonora Alverà durante il turno preliminare del curling femminile tra Italia e Giappone, Torino, 20 febbraio 2006 (Stephen Munday/Getty Images)
A Torino 2006 parteciparono circa 2.500 atleti e atlete da 80 paesi, compresi i primi partecipanti nella storia da Albania, Etiopia e Madagascar. La delegazione più numerosa fu quella statunitense, con oltre 200 persone in gara. Ma l’Italia si difese con i suoi 179 atleti, quattro in più rispetto alla Russia.
Le Olimpiadi si erano aperte il 10 febbraio con una cerimonia diretta da Marco Balich (la prima di molte, compresa quella di Milano Cortina). Tra le altre cose ci furono “Il canto di Ulisse” della Divina Commedia interpretato da Giorgio Albertazzi, un preshow con Piero Chiambretti, la modella Eva Herzigová in un omaggio alla Nascita di Venere di Botticelli, una danza di Roberto Bolle, e il Nessun Dorma cantato da Luciano Pavarotti, in quella che fu la sua ultima esibizione pubblica.

La modella Eva Herzigová in una conchiglia durante una rappresentazione teatrale in omaggio alla Nascita di Venere di Botticelli, Torino, 10 febbraio 2006 (Pascal le Segretain/Getty Images)

Luciano Pavarotti durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, Torino, 10 febbraio 2006 (Steve Levin/WireImage/Getty)
Nei successivi giorni di gare la Germania andò meglio di tutti e ottenne più ori (11) e più medaglie (29) di ogni altro paese. Al secondo e al terzo posto nel medagliere arrivarono Stati Uniti e Austria, mentre l’Italia fu nona e la Norvegia – prima in ogni medagliere delle Olimpiadi invernali dal 2014 in poi – addirittura tredicesima: scontò soprattutto il fatto di aver ottenuto solo due ori su 19 medaglie totali.

I concorrenti nella gara di biathlon maschile 15 km con partenza in linea, poi vinta dal tedesco Michael Greis, Cesana Torinese, 25 febbraio (AP Photo/Diether Endlicher)
L’atleta più medagliata fu la canadese Cindy Klassen, vincitrice di cinque medaglie (1 oro, 2 argenti e 2 bronzi) nel pattinaggio di velocità. Altri tre vinsero però tre medaglie d’oro a testa: i sudcoreani Ahn Hyun-Soo e Jin Sun-Yu nel pattinaggio di velocità, e il tedesco Michael Greis nel biathlon. Il torneo di hockey maschile fu vinto dalla Svezia dopo una finale con la Finlandia, quello femminile dal Canada contro la Svezia.
L’Italia vinse 11 medaglie (a Milano Cortina sono state 30) di cui 5 d’oro (a Milano Cortina sono state 10). Lo sport che portò più medaglie fu lo sci di fondo, compresi gli ori nella staffetta 4×10 km e nella 50 km vinta da Giorgio Di Centa: nell’ultimo giorno di gare, in quella che è considerata la maratona delle Olimpiadi invernali e che in quell’edizione si svolse per la prima volta con la partenza in contemporanea dei fondisti in gara (la cosiddetta “mass start”).

Da sinistra: Cristian Zorzi, Pietro Piller Cottrer, Fulvio Valbusa e Giorgio Di Centa festeggiano la vittoria della medaglia d’oro nello sci di fondo a staffetta 4×10 km, Pragelato, 19 febbraio 2006 (Adam Pretty/Getty Images)
Il miglior atleta italiano fu Enrico Fabris, vincitore di due ori e un bronzo nel pattinaggio di velocità.
Il quinto oro italiano lo vinse lo slittinista Armin Zöggeler e fu per lui la quarta medaglia in quattro edizioni consecutive dei Giochi. Avrebbe continuato ottenendone altre nel 2010 e nel 2014. Dal 1994 al 2014, in vent’anni e sei Olimpiadi, Zöggeler ha sempre vinto una medaglia.

Armin Zöggeler durante la finale singola maschile di slittino, Cesana Torinese, 12 febbraio (Clive Mason/Getty Images)
Un’altra peculiarità fu la medaglia vinta dall’italiana Gerda Weissensteiner: a Torino 2006 vinse un bronzo nel bob a due dopo che, dodici anni prima, alle Olimpiadi del 1994, aveva vinto l’oro nello slittino.
Furono anche le prime Olimpiadi per l’allora 15enne Arianna Fontana, che con il bronzo nella staffetta dello short track vinse la prima delle sue 14 medaglie olimpiche, le ultime delle quali vinte a Milano Cortina.

Arianna Fontana e le compagne di squadra Marta Capurso, Cecilia Maffei e Mara Zini festeggiano la vittoria della medaglia di bronzo nella staffetta femminile 3.000 metri di short track, Torino, 22 febbraio 2006 (AP Photo/Eric Gay)
Fontana è l’unica atleta italiana ad aver vinto medaglie in entrambe le edizioni italiane delle Olimpiadi invernali, ma non l’unica ad aver partecipato alle Olimpiadi nel 2006 e nel 2026: lo hanno fatto anche Roland Fischneller nello snowboard, Alessandro Pittin nella combinata nordica e Joel Retornaz nel curling.
Proprio il curling attirò una certa curiosità, con ascolti televisivi superiori a sport più conosciuti come l’hockey e il pattinaggio di figura. Mentre ora la curiosità per il curling è una cosa nota e prevista, che ha una sua ciclicità quadriennale, allora era una novità, qualcosa che colse molti assai più impreparati. Alle Olimpiadi c’era già dal 1998, ma l’Italia non ci si era mai qualificata. Nel torneo maschile l’Italia vinse quattro partite su nove, in quello femminile ne vinse solamente una.

Un tifoso dell’Italia sugli spalti durante una partita di curling tra Italia e Finlandia, al palaghiaccio di Pinerolo, 19 febbraio 2006 (Brian Bahr/Getty Images)
Per l’Italia, la non-vittoria che si fece più notare fu quella di Giorgio Rocca nello slalom speciale. Arrivava da grande favorito, e da atleta scelto per pronunciare il giuramento olimpico nella cerimonia di apertura, ma nello slalom a Sestriere uscì di pista, nella prima manche, dopo 33 secondi. Mancò il podio anche la portabandiera Carolina Kostner, nona nel pattinaggio di figura.

Giorgio Rocca steso sulla neve dopo essere uscito di gara nello slalom speciale, Colle del Sestriere, 25 febbraio 2006 (Shaun Botterill/Getty Images)
Sulla Stampa, nel quotidiano uscito il 27 febbraio, il giornalista sportivo Umberto Zapelloni parlò, dal punto di vista sportivo e italiano, di un «bottino ritenuto soddisfacente». Sempre Zapelloni scrisse:
L’Italia dello sport funziona. Il messaggio è chiaro e non è elettorale. È un messaggio basato su dati di fatto, sui risultati raccolti contro nazioni che investono anche più di noi. C’è più ghiaccio che neve nel nostro medagliere, ma la medaglia più preziosa è probabilmente quella conquistata da Torino.
I Giochi sono riusciti bene. Sono piaciuti ai torinesi, agli italiani, ma anche agli stranieri. Per due settimane si è parlato di un’Italia efficiente e allegra, organizzata e puntuale. Un po’ di sollievo, anche se adesso si tornerà a parlare di scioperi, di ritardi, di aerei e treni bloccati. L’Italia dello sport ha vinto la sua Olimpiade.
Già nei primi giorni si parlò insomma di un’edizione ben riuscita, che riuscì a cambiare, svecchiare e internazionalizzare Torino, a darle un’immagine più allegra e vivace. Nel 2014, quando fu ufficializzata la candidatura di Roma per le Olimpiadi estive del 2024 (poi fatte a Parigi), Marco Imarisio scrisse sul Corriere della Sera a proposito di Torino: «Anche i più accaniti detrattori ammettono che i Giochi del 2006 fecero cambiare attitudine, volto e percezione della città un tempo operaia», ma raccontò anche di «impianti inutili», «strutture inutilizzate», e di una pista da bob già allora diventata «cattedrale nel deserto».
Anche con due decenni di prospettiva in più, fare un bilancio generale resta complicato, perché oltre a dati e numeri c’entrano punti di vista, idee di futuro e impatti vasti e a lunghissimo termine. Di certo le Olimpiadi di Torino furono costose, specie se comparate a quelle precedenti. Furono spesi circa 4 miliardi per la parte sportiva, ma secondo alcuni calcoli, che tengono conto di tutte le “grandi opere” fatte per l’evento, le spese complessive furono vicine ai 20 miliardi di euro.
Vent’anni dopo l’idea prevalente è rimasta la stessa: le Olimpiadi del 2006 fecero bene a Torino, ma lasciarono – non solo a Torino – impianti voluminosi. È insomma molto difficile, quando si parla di quelle Olimpiadi (cosa che in parte sta succedendo anche per quelle di Milano Cortina) scindere da una parte l’innegabile successo di immagine e di seguito sportivo e dall’altra l’impatto ambientale.
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