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  • Venerdì 20 febbraio 2026

Il Venezuela ha approvato l’amnistia per i prigionieri politici

Riguarderà però solo una parte delle persone detenute per essersi opposte al governo negli anni scorsi

(AP Photo/Ariana Cubillos)
(AP Photo/Ariana Cubillos)
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L’Assemblea nazionale del Venezuela, cioè il parlamento unicamerale del paese, ha approvato in via definitiva e all’unanimità una legge sull’amnistia per i prigionieri politici venezuelani: permetterà di liberare centinaia di prigionieri politici, incarcerati nel corso degli anni per aver criticato il governo.

La presidente Delcy Rodríguez, in carica da dopo l’attacco degli Stati Uniti al paese e la cattura di Nicolás Maduro, l’aveva annunciata all’inizio dell’anno: è l’indicazione finora più chiara del tentativo del regime venezuelano di mostrarsi più conciliante verso le opposizioni e allinearsi alle aspettative dell’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump in seguito alla cattura di Maduro.

La legge però è anche molto criticata da attivisti e organizzazioni per i diritti umani: è ritenuta limitante rispetto al numero di prigionieri che permette di liberare, e la loro liberazione dipenderà comunque da un sistema giudiziario compromesso e gestito da un regime che resta autoritario e repressivo.

La presidente Delcy Rodriguez mostra la legge sull’amnistia (AP Photo/Ariana Cubillos)

L’amnistia riguarderà i reati commessi a partire dal 1° gennaio 1999. È l’anno in cui Hugo Chávez, fondatore dell’attuale regime, salì al potere: la stessa Rodríguez fa parte del movimento politico del “chavismo”. Già dopo l’attacco statunitense il regime venezuelano aveva iniziato a liberare alcuni prigionieri, tra cui il cooperante italiano Alberto Trentini, detenuto per 423 giorni senza accuse formali.

Il processo sarà comunque lungo e non è ancora chiaro in particolare il numero preciso di persone che vi rientreranno. In Venezuela i prigionieri politici sono tra i 600 e i 900, secondo le stime di associazioni per i diritti umani locali: la legge si applica solo ai manifestanti incarcerati per aver partecipato a proteste contro il regime, in particolare quelle organizzate contro il governo dal 1999 a oggi.

Verranno esclusi dall’amnistia i detenuti incarcerati con le accuse più gravi, come per azioni violente e armate: sono accuse che il regime venezuelano ha spesso attribuito in maniera arbitraria e sulla base di prove inventate per colpire avversari politici, secondo diverse organizzazioni per i diritti umani venezuelane.

Nicmer Evans, un politologo e oppositore politico venezuelano che era stato recentemente incarcerato, ha detto al New York Times che la legge sull’amnistia è ingiusta perché esclude «praticamente tutti noi giornalisti che siamo stati detenuti per via delle nostre opinioni» nel corso di tutti i decenni di regime non inclusi nella legge, che come detto riguarda alcune specifiche proteste. Evans è stato detenuto nel celebre carcere Helicoide di Caracas, divenuto famoso per le torture che il regime commetteva al suo interno.

Dopo l’approvazione della legge Rodríguez ha chiesto al ministro dell’Interno Diosdado Cabello di esaminare i casi di prigionieri politici esclusi dalla legge, alludendo alla possibilità di estenderne la portata.

Altri dubbi sulla legge riguardano il fatto che la liberazione dei vari prigionieri politici dovrà comunque essere valutata caso per caso dalle autorità giudiziarie: il Venezuela resta un paese governato da un regime, in gran parte dalle stesse persone che governavano con Maduro e in cui la magistratura è dipendente dal potere politico.

Nonostante la destituzione di Maduro nelle ultime settimane la repressione non si è mai interrotta e ha semplicemente assunto forme più subdole. Anche per questo varie organizzazioni per i diritti umani venezuelane hanno chiesto che la liberazione dei prigionieri politici coperti dall’amnistia sia supervisionata da una commissione indipendente.