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  • Mercoledì 11 febbraio 2026

Le elezioni in Bangladesh non sono come ci si aspettava

Saranno le prime senza Sheikh Hasina in oltre un decennio, ma le aspettative delle enormi proteste del 2024 sono state disilluse

Funzionari elettorali trasportano urne e materiale ai seggi elettorali in vista delle elezioni parlamentari nazionali di giovedì, a Dacca, in Bangladesh, l'11 febbraio 2026 (AP Photo/Mahmud Hossain Opu)
Funzionari elettorali trasportano urne e materiale ai seggi elettorali in vista delle elezioni parlamentari nazionali di giovedì, a Dacca, in Bangladesh, l'11 febbraio 2026 (AP Photo/Mahmud Hossain Opu)
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Giovedì si terranno in Bangladesh le prime elezioni legislative dopo la destituzione della prima ministra Sheikh Hasina, avvenuta nell’estate del 2024 a causa delle enormi proteste antigovernative guidate da studenti universitari. Si vota per rinnovare i 350 seggi del parlamento unicamerale del paese.

Sono elezioni molto attese perché per la prima volta da 15 anni Hasina non può candidarsi, dato che il suo partito è stato vietato, lei è stata condannata a morte e oggi vive in esilio nascosta in India. Hasina ha governato in modo sempre più autoritario ed è stata più volte accusata di aver influenzato il risultato delle elezioni: ci si aspetta che quelle di giovedì siano le prime libere da oltre un decennio.

Allo stesso tempo, finora le grandi aspettative di rinnovamento portate dalle proteste sono state disilluse. Dal movimento non è emerso alcun nuovo leader capace di attirare abbastanza consensi da poter governare il paese, e i favoriti nei sondaggi sono due partiti storici del Bangladesh, con due leader altrettanto legati alla vecchia classe politica. Per questo con ogni probabilità il risultato non rivoluzionerà la politica e la società bangladesi come chiedevano i manifestanti.

Il partito più avanti nei sondaggi è il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), avversario storico della Lega Awami di Hasina. A dicembre è tornato in Bangladesh il suo leader di fatto Tarique Rahman, dopo 17 anni di esilio auto imposto a Londra. In campagna elettorale ha fatto proposte volte a risollevare l’economia stagnante e a ridurre il tasso di disoccupazione fra i giovani e soprattutto fra i laureati, uno dei motivi per cui erano iniziate le proteste del 2024.

Rahman è il figlio dell’ex prima ministra bangladese Khaleda Zia, che fu a lungo la principale rivale politica di Hasina. Lui ha meno seguito e meno carisma della madre, ma è avvantaggiato dal fatto che negli ultimi anni Zia era diventata per molti un simbolo di democrazia e resistenza al governo sempre più autoritario di Hasina. Tra le altre cose nel 2024 Hasina fece reprimere con violenza le proteste, e almeno 1.400 persone furono uccise.

Tarique Rahman durante un evento elettorale a Dacca, l’8 febbraio del 2026 (AP Photo/Mahmud Hossain Opu)

L’altra grande coalizione è quella guidata dal partito islamista Jamaat-e-Islami. Durante i governi di Hasina era stato vietato, i suoi membri erano stati perseguitati e in alcuni casi condannati a morte. Nella coalizione c’è anche il Partito Nazionale dei Cittadini (NCP), fondato dai leader delle proteste studentesche dopo la caduta di Hasina. È improbabile che Jamaat-e-Islami vinca, ma potrebbe ottenere un risultato notevole e avere influenza sul prossimo governo.

Il Bangladesh è un paese a maggioranza musulmana, ma Jamaat-e-Islami ha posizioni radicali: punta a introdurre la sharia, l’insieme di princìpi morali e giuridici islamici. Il suo leader Shafiqur Rahman nega l’esistenza dello stupro coniugale e descrive lo stupro come «l’unione immorale di donne e uomini al di fuori del matrimonio». Il partito non ha candidato alcuna donna e propone di ridurre il loro orario di lavoro da otto a cinque ore, in modo che possano trascorrere più tempo a casa, con una sovvenzione pubblica per le ore di lavoro perse.

Proprio le donne sono state in prima linea anche durante le manifestazioni studentesche del 2024, e per questo molte hanno lasciato il Partito Nazionale dei Cittadini quando hanno saputo della sua alleanza con il Jamaat-e-Islami. Fra loro c’è stata anche Tajnuva Jabeen, medica e tra i fondatori del partito, che ha descritto l’alleanza come una decisione presa da pochi uomini ai vertici del partito. «È stato un tradimento evidente», ha detto al Guardian. «Si trattava di un’opportunità storica per creare una terza forza politica, per rappresentare il cambiamento per cui tante persone hanno perso la vita nella rivolta di luglio. […] Mi dispiace dire che queste elezioni non rappresenteranno lo spirito della rivoluzione».

I leader del Partito Nazionale dei Cittadini hanno giustificato l’alleanza dicendo che in questo modo il partito avrà più possibilità di eleggere dei deputati nel sistema elettorale bangladese, che è maggioritario per 300 dei 350 seggi. Jamaat-e-Islami ha dato anche qualche timido segnale di voler moderare le proprie posizioni, per esempio ha candidato per la prima volta un politico indù, quindi appartenente a una minoranza spesso discriminata.

Shafiqur Rahman, leader del Jamaat-e-Islami, durante un evento della campagna elettorale a Dacca, il 9 febbraio del 2026 (AP Photo/Anupam Nath)

Oltre alle elezioni parlamentari, giovedì ci sarà anche un referendum sulle riforme costituzionali proposte dal governo del primo ministro ad interim Muhammad Yunus. Le riforme sono confluite in un documento noto come “Carta di luglio”, e in teoria dovranno essere attuate dal prossimo governo. La Carta contiene, tra le altre cose, riforme della legge elettorale, della magistratura e delle forze dell’ordine ed era stata approvata lo scorso maggio dai principali partiti, fra cui il Jamaat-e-Islami e il BNP, che però da allora ha messo in discussione alcune sue parti.

La Carta è il risultato finale di mesi di mediazioni e contrattazioni fra decine di partiti molto diversi fra loro, alcuni con idee laiche e progressiste e altri, come il Jamaat-e-Islami, di natura confessionale e con proposte molto conservatrici. Questo sforzo ha rallentato il processo di riforma e Yunus è stato criticato da chi ha contribuito a farlo insediare soprattutto per aver ceduto alle istanze di questi ultimi. Il Jamaat-e-Islami per esempio è riuscito a bloccare l’attuazione di una serie di riforme proposte dalla commissione per le pari opportunità, che tra le altre cose chiedeva modifiche ai diritti sull’eredità (da cui le figlie femmine sono escluse) e l’abolizione della poligamia.

Potranno votare oltre 120 milioni di persone. Per queste elezioni è stato reso molto più semplice votare anche ai circa 15 milioni di elettori bangladesi che vivono all’estero, le cui rimesse sono molto importanti per l’economia del paese.