Ad Haiti le cose possono ancora peggiorare
Il paese è senza presidente dal 2021, con un consiglio di transizione in scadenza senza successori e le gang che controllano la capitale

Haiti è senza presidente dal 2021, quando fu assassinato Jovenel Moïse. Le elezioni non si tengono dal 2016 e grandi parti del paese, compresa quasi tutta la capitale Port-au-Prince, sono sotto il controllo delle bande criminali. Oggi scade anche il mandato del Consiglio presidenziale di transizione, che dal 2024 doveva contrastare l’azione delle gang e soprattutto organizzare nuove elezioni. Non ha fatto nessuna delle due cose, ora il suo mandato termina e non c’è nessun organismo che lo sostituisca: in teoria le elezioni sono previste ad agosto, ma le possibilità che si tengano davvero sono poche. Il vuoto di potere nel paese sembra poter diventare ancora più grave.
La fine del Consiglio presidenziale di transizione, conosciuto anche come (TPC), è complicata da un forte contrasto in atto fra lo stesso Consiglio e il primo ministro del paese Alix Didier Fils-Aimé. Alla fine di gennaio il TPC ha provato a esautorare Fils-Aimé con il voto di cinque dei suoi sette membri. Sostenevano non avesse fatto abbastanza per contrastare le bande criminali, ma volevano anche nominare un nuovo primo ministro e, secondo i critici, provare a prolungare il proprio mandato. Il presidente del TPC (una carica a rotazione) ha bloccato la manovra, ma la situazione resta molto complessa e confusa.

Il primo ministro di Haiti Alix Didier Fils-Aimé, a Port-au-Prince, il 23 gennaio 2026 (AP Photo/Odelyn Joseph)
Fils-Aimé è un imprenditore ed è sostenuto dagli Stati Uniti. L’amministrazione di Donald Trump ha invece sanzionato i cinque membri del Consiglio che avevano provato a rimuoverlo. Vari esponenti del governo, fra cui il segretario di Stato Marco Rubio, hanno invitato Fils-Aimé a gestire il paese e minacciato ripercussioni se i membri del Consiglio cercheranno di prolungare i loro incarichi. Alcuni di loro sono accusati di corruzione e di legami sospetti con le bande criminali: l’intero organismo in 22 mesi è stato perlopiù inefficace.
Il ruolo del primo ministro è però poco legittimato: secondo la Costituzione haitiana dovrebbe essere nominato dal presidente, che ha il vero potere esecutivo, e confermato dal parlamento. In questo momento non ci sono né presidente né parlamento. Le elezioni sono state fissate a dicembre del 2025 per agosto del 2026, ma sembra difficile riuscire davvero a organizzarle.

Un’auto bruciata blocca una strada a Port-au-Prince, Haiti, il 16 gennaio 2026 (AP Photo/Odelyn Joseph)
Nel paese infatti le gang criminali continuano a controllare il territorio come all’inizio del 2024, quando una loro alleanza costrinse il precedente primo ministro Ariel Henry a dimettersi, dopo un’enorme fase di violenze.
Secondo le Nazioni Unite dal 2022 più di 16mila persone sono state uccise dalle bande criminali e più di un milione di persone ha dovuto lasciare le proprie case, trasferendosi da parenti o in strutture pubbliche. Dal giugno del 2024 una forza multinazionale di sicurezza, inviata su mandato delle Nazioni Unite e composta principalmente da poliziotti kenyani, ha compiuto operazioni contro i gruppi criminali, ottenendo risultati parziali: nei prossimi mesi il numero degli agenti dovrebbe salire a 5.500. Il Kenya si era proposto per guidare la pericolosa missione, che è finanziata dagli Stati Uniti, permettendo di superare le resistenze di Russia e Cina, contrarie a una missione guidata direttamente dalle Nazioni Unite.
– Ascolta anche: Il paese governato dalle gang criminali, una puntata di Globo



