Gli “Epstein files” hanno travolto anche un pezzo grosso dei Laburisti
L'indagine aperta contro Peter Mandelson è l'ennesimo colpo alla leadership traballante del primo ministro britannico Keir Starmer

Al momento gli “Epstein files” hanno avuto più conseguenze sulla politica britannica che su quella degli Stati Uniti. La ragione è il contenuto degli ultimi documenti pubblicati su Peter Mandelson, un decano del Partito Laburista, tuttora influente e molto vicino ai suoi dirigenti. Il caso è diventato un grosso problema per il primo ministro Keir Starmer (sempre Laburista) e per la credibilità della sua leadership, già in crisi. Starmer è accusato, anche da un pezzo del suo partito, di averlo gestito male e di essersi mosso troppo tardi.
L’amicizia tra Mandelson ed Epstein era nota nel Regno Unito. Starmer lo aveva licenziato dall’incarico di ambasciatore negli Stati Uniti, a cui lo aveva nominato lui, lo scorso settembre, quando ci fu una prima pubblicazione degli “Epstein files”. Contenevano messaggi affettuosi scambiati tra Mandelson ed Epstein, condannato per aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni e poi suicidatosi in carcere nel 2019. La pubblicazione più recente ha aggiunto informazioni potenzialmente molto più compromettenti.
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Per questo, da mercoledì Mandelson è indagato con l’accusa di irregolarità nell’esercizio di una funzione pubblica. In questi giorni si è dimesso sia dal partito sia dalla Camera dei Lord, di cui era membro. Starmer si è difeso accusando Mandelson di avere mentito a lui e al partito sui suoi rapporti con Epstein.
Le mail contenute nell’ultima pubblicazione dei documenti risalgono al periodo in cui Mandelson era ministro del Commercio (tra il 2008 e il 2010). All’epoca era molto potente, in pratica il vice del primo ministro Laburista Gordon Brown. I documenti alludono al fatto che Mandelson e il marito Reinaldo Avila da Silva abbiano ricevuto da Epstein pagamenti da decine di migliaia di dollari. La polizia sospetta che, in cambio, Mandelson abbia condiviso informazioni finanziarie riservate: per esempio, un importante piano per sostenere l’euro durante la crisi del 2010. Epstein era un importante finanziere e avrebbe potuto usare queste informazioni a suo vantaggio.

Peter Mandelson nel 2010 (AP/Sang Tan)
Prima del governo Brown, Mandelson era già uno dei più influenti politici dei Laburisti. Fu uno dei principali ispiratori del “New Labour” nella seconda metà degli anni Novanta: era il movimento, guidato da Tony Blair, che rinnovò il partito, scollegandolo dalla tradizione sindacale e portandolo su posizioni più liberiste e centriste. Blair vinse le elezioni nel 1997 e rimase primo ministro per i 10 anni successivi. Questo approccio influenzò vari altri partiti di centrosinistra europei, che presero il “New Labour” a modello.
In quegli anni Mandelson ebbe un ruolo fondamentale nell’ideazione della cosiddetta “terza via”, l’idea secondo cui era necessario coniugare l’apertura al libero mercato a una maggiore attenzione alla giustizia sociale, aprendo appunto una terza via rispetto al socialismo e al neoliberismo di destra, personificato da Ronald Reagan e Margaret Thatcher. È un approccio che inevitabilmente sollevò giudizi contrastanti, e se ne discute ancora oggi, perché fu visto da una parte della sinistra come un rinnegamento dei suoi valori storici.
I governi di Blair, e del suo successore Brown, si connotarono per un europeismo, seppure con specificità britanniche, di cui Mandelson fu convinto sostenitore. Ricevette altri incarichi importanti, tra cui quello di commissario europeo al Commercio tra il 2004 e il 2008. Dopo il 2010, quando i Laburisti andarono all’opposizione per restarci 14 anni, Mandelson si mantenne attivo. Criticò il nuovo corso di Jeremy Corbyn, che guidò il partito dal 2015 al 2020. In un’intervista del 2017 Mandelson disse che lavorava «ogni singolo giorno» contro Corbyn.

Keir Starmer a Londra nel 2025 (AP/Kin Cheung)
Anche negli anni successivi Mandelson è rimasto influente tra i Laburisti per via delle sue molte relazioni personali. Per questo lo scandalo è un problema per tutto il partito e soprattutto per Starmer, che è un primo ministro sempre più debole e impopolare. In passato si era esposto per Mandelson: lo definiva un politico influente e con esperienza, nel 2024 lo nominò ambasciatore negli Stati Uniti ritenendolo adatto a gestire i rapporti delicati con il presidente Donald Trump.
L’opposizione accusa Starmer e i Laburisti di avere cercato di soprassedere sui rapporti tra Epstein e Mandelson. In un discorso in parlamento Starmer ha riconosciuto che nel 2024 lui e altri membri del governo sapevano che Mandelson fosse amico di Epstein, ma anche che Mandelson non aveva spiegato quanto fosse stretta la loro relazione.
Starmer ha detto che Mandelson mentì «ripetutamente» sul tema, per esempio quando gli chiese se nel 2009 avesse soggiornato in una casa di Epstein a New York mentre il finanziere era in carcere. «Se avessi saputo quello che so ora, non si sarebbe mai avvicinato al governo». Giovedì Starmer lo ha ribadito, scusandosi per la nomina e per «avere creduto alle sue bugie».
Il caso di Mandelson ha riportato allo scoperto le divisioni tra i Laburisti. Mercoledì la Camera dei Comuni, in cui hanno una nettissima maggioranza, ha chiesto al governo di pubblicare tutti i documenti sulla nomina di Mandelson. Il dibattito è stato teso, e Starmer è stato incalzato anche dalla sua ex vice prima ministra, Angela Rayner. Inizialmente il primo ministro aveva accettato di pubblicarne solo una parte, sostenendo che alcuni contenessero informazioni riservate.
Alla fine Starmer ha promesso che li diffonderà tutti, trasferendo quelli riservati a una commissione parlamentare. Questo scandalo è l’ultimo che affronta dall’inizio del suo mandato, nell’estate del 2024. Il caso sta mettendo in discussione la sua leadership e il controllo sul partito, già molto meno ferreo: diversi parlamentari hanno detto, per ora parlandone coi giornali e senza esporsi pubblicamente, di non essere più disposti a sostenerlo.



