TonyPitony sa far parlare di sé

Con le sue canzoni demenziali per qualcuno e sessiste per altri è diventato nel giro di qualche mese la novità più discussa della musica italiana

Dal video di Triquila, di TonyPitony
Dal video di Triquila, di TonyPitony
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Fino all’anno scorso il cantante TonyPitony era conosciuto soltanto nei piccoli contesti locali in cui si esibiva, principalmente sagre, feste di paese e matrimoni della provincia di Siracusa, la città da cui proviene. Oggi su Spotify le sue canzoni hanno milioni di ascolti, e ha da poco concluso un tour completamente sold out che ha riempito tra gli altri il Fabrique di Milano e per due sere l’Estragon di Bologna.

Da fenomeno di nicchia, TonyPitony è diventato nel giro di pochi mesi una delle novità più discusse del pop italiano, e non solo perché si fa vedere con una bizzarra maschera di Elvis e mantiene segreta la sua identità. A renderlo oggetto di discussioni piuttosto animate e polarizzate sono principalmente i testi delle sue canzoni: volgari, demenziali e grotteschi, pieni di doppi sensi espliciti e di stereotipi misogini e razzisti. Per i suoi fan sono canzoni trash e spiritose e da non prendere sul serio, volutamente provocatorie ed esagerate. Per molti altri sono semplicemente stupide, talmente grevi e banali da non consentire piani di lettura diversi da quello letterale.

Al di là delle opinioni, è un fatto che TonyPitony sta rapidamente affacciandosi nel mainstream. Solo negli ultimi giorni è stato al podcast dello speaker di Radio Deejay Gianluca Gazzoli, uno dei più ascoltati in Italia, e alla trasmissione di Rai Radio 2 condotta da Fiorello. Ed è stato appena annunciato che al festival di Sanremo si esibirà nella serata delle cover insieme alla cantante Ditonellapiaga. Ha anche scritto la canzone del FantaSanremo (il gioco online sul Festival) di quest’anno, “Scapezzolate”.

Nella stragrande maggioranza dei casi i testi parlano di sesso, a volte in modo molto volgare, altre in maniera un po’ più allusiva. La prospettiva è sempre quella del maschio sessista, tossico e all’antica alle prese con la contemporaneità. Gli argomenti attingono abbondantemente al repertorio dei luoghi comuni più beceri, maschilisti e razzisti: il fascino per le donne di origine africana (“Mi piacciono le nere”), l’accento delle persone cinesi (“Jiàn Zòu”), gli incontri sessuali con donne trans in Brasile (“Rio de Janeiro”), i peli sui corpi femminili (“Balù”), le donne sovrappeso (“Ossa grosse”).

Versi come «La fan di Taylor Swift più magra pesa due e quaranta (Non è normale)», o «Necrofilia non è l’amore per le necre / Anche se molte troie sono più morte che vive» sono esempi del perché i testi di TonyPitony siano giudicati problematici da molti. In particolare si è discusso di quello di “Culo”, una delle sue canzoni più famose, che parla di sesso durante il ciclo mestruale e il cui ritornello descrive di fatto una violenza sessuale: «Mentre riposi / E non importa se non me la dai / Ti distruggo il culo mentre dormirai».

Sui social in queste settimane sono state molte le discussioni su quanto il bersaglio comico di TonyPitony sia proprio il maschio tossico, e quanto invece quella tossicità venga normalizzata attraverso la risata. Su quanto le sue provocazioni vadano prese sul serio e quanto no. Per i fan quella di TonyPitony è una parodia dell’uomo retrogrado, per i suoi critici invece le sue trovate sono trite e scontate, elementari e orgogliosamente ignoranti, senza rielaborazioni sufficienti da giustificare interpretazioni diverse da quella testuale. Eppure funzionano e hanno conquistato un pubblico giovane e trasversale, anche quello che è normalmente più attento e sensibile alle questioni di genere.

«Fai rabbia perché sei la cosa che ti piace ma non vorresti che ti piacesse, e ti senti in colpa perché ti piace. Generi il dubbio che tu possa essere o un genio o un cialtrone» ha scritto di recente il conduttore radiofonico Gino Castaldo commentando il successo di TonyPitony. Il giornalista Massimo Coppola ha dedicato a TonyPitony un video della sua rubrica settimanale su YouTube, Vent’anni che non esco. Lo ha definito un «boomer frustrato e nostalgico» che offre «un prodotto volgare ma rassicurante, di una volgarità che conosciamo dai tempi di Bombolo, di Neri Parenti, della più gretta comicità Mediaset».

Al podcast di Gazzoli, TonyPitony ha detto che la sua «è tutta una follia, un grande gioco dove si insulta tutti senza distinzione».

In un’intervista allo HuffPost ha aggiunto che «le minoranze oggi sono le nuove maggioranze. Bisogna rimettere tutti sullo stesso piano: chiunque può essere preso in giro», definendo «monellino» il suo approccio ai temi controversi.

Musicalmente quelle di TonyPitony sono canzoni orecchiabili piuttosto retrò, di genere pop, funk e disco all’italiana, con arrangiamenti puliti e produzioni curate, senza particolari originalità. Ai concerti canta con buona tecnica e balla con una certa naturalezza, nonostante l’apparenza goffa e l’estetica volutamente pacchiana ispirata agli imitatori di Elvis degli Stati Uniti.

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Il suo secondo disco, l’omonimo TonyPitony, era uscito ad aprile del 2025, inizialmente passando un po’ in sordina. Poi alcuni suoi video avevano iniziato a diventare virali, anche grazie ad alcune collaborazioni con creator e personaggi già molto seguiti online, come Favij, youtuber con quasi 7 milioni di iscritti che ha partecipato al video di “Sessonline”.

Nonostante la notevole e improvvisa popolarità che è riuscito a raggiungere, le informazioni su TonyPitony sono poche. Si sa che ha un passato da ballerino e che quando aveva 19 anni si trasferì per qualche tempo a Londra, dove frequentò un’accademia di teatro e tentò di fare carriera nel mondo dei musical.

Tornò in Italia nel 2020, all’inizio della pandemia di Covid-19, cominciando a costruire il suo personaggio. Si mise a scrivere canzoni, indossò una maschera da Elvis e un paio di occhiali da aviatore e, quando le restrizioni per il lockdown furono allentate, iniziò a suonare a Siracusa e dintorni insieme ai Sam & the Engegneers, una band locale. Quell’anno partecipò anche ai provini di X Factor, dove cantò una versione macchiettistica di “Hallelujah” di Leonard Cohen.

Provò a mostrarsi più imbranato di quanto non fosse in realtà, enfatizzando i movimenti del corpo e trascinando le vocali per creare un effetto comico. Nonostante gli apprezzamenti di Mika («Ti stai nascondendo, ma si vede che sei un professionista che ha lavorato tanto», gli disse), gli altri giudici non furono convinti.

Parlando del perché abbia deciso di puntare sulla musica demenziale, ha raccontato che in passato scriveva canzoni diverse, più vicine ai canoni della musica leggera italiana, ma poi ha capito che i doppi sensi gli avrebbero dato visibilità più rapidamente. “Culo”, per esempio, inizialmente doveva essere una ballata romantica e sdolcinata intitolata “Cuore”. «Mi sono chiesto: con un titolo del genere qualcuno avrebbe avuto davvero la curiosità di ascoltarla fino in fondo? […]. Quindi ho deciso che doveva essere semplice, vero, spiazzante, diretto, quasi brutale», ha detto in un’intervista a Rockit.

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