Le molte eccezionalità di Francesco Farioli
Ha 36 anni, non è mai stato un calciatore professionista, non allena in Italia da anni: e il suo Porto in campionato non ha ancora perso

Lunedì il Porto, una delle principali squadre di calcio portoghesi, ha vinto la sua 18esima partita su 19 nella Serie A locale, dove è primo con sette punti di vantaggio, e ancora imbattuto. È un risultato piuttosto raro tra i principali campionati europei, reso possibile anche dal suo allenatore italiano 36enne, Francesco Farioli.
Lui stesso è un allenatore piuttosto peculiare: non è ex calciatore professionista – anzi, è laureato in filosofia – non ha mai allenato ad alti livelli in Italia, e fino a dieci anni fa scriveva su un blog di tattica. Negli ultimi anni si è costruito una carriera notevole, quasi tutta all’estero: ha già allenato in Qatar, Turchia, Francia, Paesi Bassi e Portogallo. Eppure, stando agli esperti di calciomercato, non è mai stato seriamente considerato da nessuna grande squadra italiana.
Farioli è nato a Barga, in provincia di Lucca (Toscana), nel 1989. Dopo aver giocato come portiere tra i dilettanti per tanti anni, nel 2011, a 21 anni, iniziò a fare il viceallenatore e preparatore dei portieri alla Fortis Juventus, una squadra della provincia fiorentina che allora giocava in Serie D (in Italia è la più importante tra le leghe non professionistiche). Nel frattempo si laureò in filosofia e almeno a detta sua fu un passaggio importante nella sua carriera: «Quando mi è capitata per le mani una riga di Jean Paul Sartre, cioè “Il calcio è una metafora della vita”, ho capito la mia strada».
Nell’estate del 2014 si spostò in Serie C (quando ancora si chiamava “Lega Pro”) per fare il preparatore dei portieri della Lucchese. A quei tempi sul suo profilo di LinkedIn – nei livelli più bassi del calcio professionistico è un social molto importante – Farioli descrisse il suo ruolo come «collaboratore tecnico con compiti legati alla video match analysis» e come «esperto di palle inattive», cioè quei momenti di una partita in cui si parte con la palla ferma.
Attraverso un allenatore finlandese conosciuto durante uno dei tanti stage di aggiornamento che faceva, nel 2015 Farioli andò in Qatar a lavorare per la Aspire Academy, un’organizzazione che si occupava di formare i giovani portieri della nazionale qatariota in vista del Mondiale del 2022 che si sarebbe giocato proprio lì. Nel frattempo scriveva per varie riviste di calcio e tattica, e teneva un blog. Nel 2016 scrisse un articolo per la piattaforma Wyscout, un database video di decine di migliaia di calciatori, che fu tradotto e sintetizzato in italiano dalla rivista Ultimo Uomo.
Tornò in Europa solo nel 2017, quando l’allenatore Roberto De Zerbi lo chiamò per fargli fare il preparatore dei portieri al Benevento, colpito da un articolo che Farioli aveva scritto su Wyscout su una partita del Foggia di De Zerbi. Quell’anno fu proprio un portiere allenato da Farioli, Alberto Brignoli, a fare uno dei gol più memorabili e sorprendenti della storia recente della Serie A: quello con cui il Benevento pareggiò all’ultimo secondo una partita contro il Milan.
Quando a fine stagione De Zerbi si spostò al Sassuolo – la squadra dove iniziò a essere ritenuto uno degli allenatori più interessanti in circolazione – portò con sé Farioli.
Nel 2020 quando aveva 31 anni – troppo pochi per essere preso in considerazione ad alti livelli nel calcio italiano – Farioli si spostò in Turchia per fare il viceallenatore dell’Alanyaspor, una squadra di metà classifica della Serie A turca. Durante la sua prima stagione fece un’impressione così buona che nel 2021 fu assunto come allenatore dalla neopromossa Fatih Karagümrük, diventando a 31 anni il più giovane allenatore italiano nei principali campionati UEFA e il secondo più giovane in assoluto. In quello stesso anno si parlò brevemente di lui anche come possibile allenatore dello Spezia in Serie A, ma non se ne fece niente (fra le altre cose Farioli non aveva ancora la licenza necessaria per allenare nella Serie A italiana).
Tra una stagione e l’altra, Farioli andava a far lezioni nelle università e nelle società sportive, tra cui il Barcellona
Dalla stagione con il Karagümrük, la carriera di Farioli iniziò a decollare: nel 2022 tornò come primo allenatore all’Alanyaspor e fece il record di punti della storia del club. Nel 2023 andò ad allenare il Nizza in Francia e nel 2024 si spostò all’Ajax, la squadra di Amsterdam e la più prestigiosa dei Paesi Bassi. Lì ha vissuto sia una stagione esaltante, risollevando l’Ajax dopo anni difficili, sia quello che Ultimo Uomo ha descritto come «il più grande psicodramma d’Europa» nella stagione calcistica: a cinque giornate dalla fine l’Ajax aveva nove punti di vantaggio sulla seconda, ma perse il campionato all’ultima giornata. Il giorno dopo quella partita, Farioli lasciò l’Ajax.
Nell’estate del 2025 Farioli era libero, ma nonostante il suo curriculum promettente non è stato scelto da nessuna squadra italiana di alto livello: per un po’ si parlò di un interesse della Fiorentina, che alla fine scelse il 59enne Stefano Pioli (poi esonerato a novembre dopo il peggiore inizio di stagione di sempre nella storia della squadra). Il 6 luglio Farioli ha firmato un contratto di due anni col Porto, recentemente rinnovato per via dell’eccellente inizio di stagione.

(Pedro Loureiro/Eurasia Sport Images/Getty Images)
In tutti i contesti in cui si è trovato Farioli si è saputo distinguere, superando le aspettative e sorprendendo per la sua creatività.
Quando era in Turchia, i commentatori locali celebravano il suo modo di far giocare il portiere, cioè di dargli un ruolo più attivo nella costruzione del gioco (diventato oggi la norma nelle principali squadre europee). In Francia e in Portogallo si è distinto per un’attenzione maniacale alla fase difensiva: il Nizza finì per essere la miglior difesa di quella stagione, mentre il Porto di oggi ha subito appena 10 gol in 26 partite di campionato portoghese ed Europa League (la competizione europea a cui partecipa).
Farioli, comunque, non sembra uno con le idee rigidissime: in un’intervista di un paio di anni fa disse che alla fine lo stile di gioco si deve basare anche sui calciatori a propria disposizione, facendo intuire che con la squadra giusta lavorerebbe su uno stile di gioco più offensivo (tipico per esempio del suo vecchio capo, Roberto De Zerbi).



