Trump ha attenuato molto le minacce sulla Groenlandia
A Davos ha detto che non intende usare la forza e che non aumenterà i dazi contro i paesi europei, e ha parlato vagamente di un futuro accordo

Il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che non intende prendere la Groenlandia con la forza e non imporrà ulteriori dazi ai paesi europei che hanno inviato truppe nel territorio danese, cioè il contrario di quanto minaccia di fare da tempo. Lo ha detto mentre si trova al Forum di Davos, in Svizzera, prima in un lungo ed erratico discorso, in cui comunque ha minacciato neanche troppo velatamente i paesi europei, e poi in un post sul social Truth, scritto dopo una discussione con il segretario generale della NATO, Mark Rutte.
Nel post ha scritto anche di aver raggiunto un’intesa iniziale per un accordo futuro sulla Groenlandia e su tutta la regione artica, senza diffondere alcun dettaglio. Nelle ore precedenti aveva detto di aspettarsi «negoziati immediati» per acquistare l’isola dalla Danimarca, sul modello delle altre occasioni in cui nei secoli scorsi gli Stati Uniti avevano comprato uno stato (l’ultima volta nel 1917).
Durante il discorso, sulla possibilità di un intervento militare, che finora non aveva mai escluso, Trump ha detto: «Probabilmente non otterremo niente a meno che non decidessi di usare una forza eccessiva laddove sarebbe, francamente, inarrestabile. Ma non lo farò». La narrazione di Trump è che gli Stati Uniti non hanno bisogno della forza per ottenere quello che vogliono, ossia il controllo della Groenlandia, ma possono spingere gli altri paesi a negoziare e a piegarsi alle loro richieste.
In realtà Danimarca e Groenlandia hanno sempre detto di non essere disponibili a prendere in considerazione uno scenario di questo tipo: le distanze erano state evidenti anche nel primo incontro sul futuro dell’isola, la settimana scorsa alla Casa Bianca. A Davos Trump le ha minacciate: «Hanno una scelta. Possono dire di sì e noi gliene saremo molto riconoscenti, oppure possono dire di no e ce lo ricorderemo». Dopo il discorso di Trump il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha detto che è «positivo» che il presidente abbia rinunciato all’uso della forza, ma che «le sue ambizioni rimangono intatte», quindi rimane anche il problema.
Trump non ha chiarito cosa intenda per ricordarsene, ma recentemente la sua amministrazione ha annunciato nuovi dazi contro i paesi europei che avevano mandato un esiguo contingente di soldati a un’esercitazione in Groenlandia. Non è così lunare sostenere, come ha fatto, che agli Stati Uniti non occorra la forza per occupare l’isola: sono gli unici ad avere, da ottant’anni, una vera presenza militare lì, che potrebbero già espandere in virtù di un trattato degli anni Cinquanta.
Nel discorso Trump ha confuso più volte la Groenlandia con l’Islanda, anche se tutti in sala hanno dato per scontato che stesse parlando della prima. È successo pure quando ha sminuito le eventuali conseguenze sulla NATO della cessione della Groenlandia, nonostante la prima ministra danese Mette Frederiksen abbia detto che un attacco statunitense costituirebbe la fine dell’alleanza militare. Trump inoltre ha ricordato i toni adulatori del segretario generale della NATO, Mark Rutte, sostenendo che finché non ha parlato della Groenlandia non c’erano stati problemi.
In altri passaggi, Trump ha rinfacciato ai paesi europei l’intervento nella Seconda guerra mondiale, dicendo che se non fosse per quello i partecipanti al Forum parlerebbero tedesco (che è una delle lingue ufficiali della Svizzera e quella dominante nel cantone di Davos). Si è detto sorpreso per i vistosi occhiali da sole indossati dal presidente francese Emmanuel Macron per un problema agli occhi, e ha chiesto e ottenuto un applauso imbarazzato per Marco Rubio (il suo segretario di Stato) e Susie Wiles (la sua capa di gabinetto).
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