Chiara Ferragni è stata prosciolta per il caso del pandoro
Era imputata per truffa aggravata, per la promozione ingannevole di pandori e uova di Pasqua per beneficenza

Chiara Ferragni è stata prosciolta nel discusso processo sul caso legato alla promozione dei pandori Balocco e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi, il cosiddetto “pandorogate”. Ferragni era imputata per truffa aggravata insieme ad altre due persone: secondo l’accusa aveva truffato i consumatori tramite le due campagne promozionali, da cui avrebbe ottenuto un profitto complessivo di 2,2 milioni di euro. La procura di Milano aveva chiesto per lei una pena di un anno e otto mesi di carcere.
Il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, non ha riconosciuto l’aggravante proposta dalla procura. Questa aggravante avrebbe permesso di perseguire il reato anche senza una denuncia da parte delle vittime, ma il giudice ha considerato il fatto come una truffa semplice, che è procedibile solo con querela. Nel 2025, in seguito a un accordo con Ferragni per risolvere la contestazione, il Codacons però aveva ritirato la propria denuncia. Il presunto reato quindi è risultato improcedibile.
Attorno alla vicenda si è creato un enorme caso mediatico, con conseguenze gravi per la carriera e la reputazione di Ferragni, che ha 38 anni, è una delle influencer più seguite d’Italia e ha sempre basato i propri affari sulla propria immagine. Ferragni era stata rinviata a giudizio a fine gennaio e il processo si è svolto con rito abbreviato: significa che gli imputati avevano rinunciato alla fase del dibattimento in cambio di una riduzione di un terzo dell’eventuale pena.
La vicenda riguarda la campagna promozionale di una linea di pandori di Balocco chiamata “Pandoro Pink Christmas”, e di una di uova di Pasqua di Dolci Preziosi, a cui Ferragni aveva collaborato tra il 2021 e il 2022. Secondo l’accusa, nella prima campagna si lasciava intendere che la vendita di ciascun pandoro avrebbe contribuito a una donazione di beneficenza all’ospedale Regina Margherita di Torino, quando in realtà la quota della donazione era già stata stabilita in precedenza da Balocco, a prescindere dalle vendite. In maniera simile, i proventi delle vendite delle uova di Pasqua sarebbero dovuti andare all’associazione benefica “I Bambini delle Fate”: la procura ha ricostruito che Dolci Preziosi aveva fatto una donazione di 36mila euro, indipendentemente dal numero di uova vendute.
La procura di Milano aveva chiesto un anno e otto mesi anche per Fabio Damato, ex collaboratore di Ferragni, e un anno per Francesco Cannillo, presidente del gruppo a cui fa capo Dolci Preziosi, entrambi a loro volta prosciolti. Assieme a loro era accusata anche Alessandra Balocco, presidente e amministratrice delegata dell’omonima azienda, che è morta lo scorso agosto.
Nel dicembre del 2023 Ferragni e Balocco erano stati già multati per 1,4 milioni di euro dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), più nota come Antitrust. Per le stesse ragioni l’Antitrust aveva avviato un’istruttoria per la promozione delle uova di Pasqua, che in quel caso si era chiusa con una donazione in beneficenza di 1,3 milioni di euro da parte di Ferragni e dell’azienda.
Subito dopo la diffusione della notizia della multa, Ferragni pubblicò un video di scuse e dopo qualche mese andò ospite a Che Tempo Che Fa per dare una propria versione dei fatti. In questi anni comunque ha fatto molta fatica a riguadagnare la propria posizione, soprattutto in Italia, e al caso del “pandorogate” si è legato il gossip attorno al suo divorzio dal cantante Fedez.
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