È stato anche l’anno dell’ICE
Con Trump l’agenzia statunitense che si occupa di immigrazione irregolare, e le sue brutalità, hanno cambiato la vita di moltissime persone

Il 2025 negli Stati Uniti è stato l’anno in cui l’ICE, l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione, è diventata il principale strumento delle politiche anti immigrati del presidente Donald Trump, e uno dei corpi di polizia più temuti e discussi del paese.
L’amministrazione Trump ha cominciato a usare l’ICE per fare rastrellamenti nelle città, spesso con metodi violenti e brutali che molti esperti ritengono in violazione dei diritti umani. In meno di un anno inoltre l’agenzia ha aumentato il numero delle operazioni, ha reclutato agenti, ha pubblicizzato il proprio operato con video minacciosi, ha ricevuto miliardi di dollari in fondi aggiuntivi.
Ufficialmente l’amministrazione dice di aver espulso oltre 500mila persone dallo scorso gennaio, anche se ci sono dubbi sull’affidabilità di questo numero. Alcune di loro vivevano negli Stati Uniti da decine di anni, in altri casi sono stati arrestati per errore cittadini statunitensi. I modi in cui è stata fatta la maggior parte di questi arresti hanno provocato grandi polemiche: persone fermate fuori dal luogo di lavoro, separate dai propri figli piccoli, inseguite, ammanettate e umiliate per strada.

Un uomo dominicano e un attivista sono arrestati da agenti dell’ICE in borghese a New York, il 6 giugno 2025 (AP Photo/Yuki Iwamura)
L’ICE esiste dal 2003, ma non ha mai avuto la centralità assunta quest’anno. Fu creata dopo gli attentati dell’11 settembre del 2001 dall’amministrazione del presidente Repubblicano George W. Bush, all’interno del dipartimento di Sicurezza nazionale. I suoi compiti principali sono far rispettare le leggi sull’immigrazione e su alcune forme di criminalità internazionale, soprattutto legate al terrorismo.
Nei primi anni la seconda parte (quella sul terrorismo) è stata preponderante, poi l’agenzia ha progressivamente cambiato natura: se prima perseguiva le infiltrazioni di immigrati pericolosi per la sicurezza nazionale, poi è passata a ricercare e arrestare più genericamente gli immigrati che vivono nel paese senza esserne cittadini. Negli Stati Uniti sono moltissimi, e in molti casi per decenni hanno vissuto normalmente, lavorando, frequentando le scuole, entrando a far parte della comunità. In molte zone del paese, grazie all’assenza di controlli e a norme lasche, gli immigrati irregolari pagano perfino le tasse.
L’ICE è divisa in due rami principali: uno investigativo, l’Homeland Security Investigations (HSI), e uno operativo, l’Enforcement and Removal Operations (ERO), che si occupa di arresti, gestisce centri di detenzione, attua le espulsioni. Non si occupa del controllo dei confini, che spetta alla polizia di frontiera, né di pratiche di immigrazione.
Già tra il 2009 e il 2016, durante la presidenza di Barack Obama, l’agenzia aumentò il numero di espulsioni di immigrati senza documenti, che furono complessivamente 2,4 milioni. Ma ha assunto un ruolo preminente durante il primo mandato di Trump (2017-2021) e soprattutto in questo primo anno del suo secondo mandato.

Un arresto in Illinois a dicembre del 2025 (Ashlee Rezin/Chicago Sun-Times via AP)
Meno di un mese dopo l’insediamento del presidente, l’ICE ha lanciato una campagna di comunicazione sui social e sui media costata milioni di dollari e rivolta agli immigrati senza documenti. Il messaggio era: lasciate il paese ora o preparatevi a diventare «bersaglio di caccia». L’amministrazione ha autorizzato l’agenzia a compiere operazioni un po’ ovunque, anche in luoghi in passato evitati, come scuole, chiese, posti di lavoro.
– Leggi anche: Le città americane che si oppongono alle espulsioni di massa di Trump
L’agenzia ha avviato una massiccia campagna di reclutamento, che secondo il governo ha ricevuto 150mila candidature: oggi i dipendenti sono circa 20mila. Secondo i media statunitensi i nuovi contratti prevedono 50mila dollari di incentivo alla firma e fino a 60mila dollari di cancellazione di debiti studenteschi (buona parte della popolazione statunitense contrae dei prestiti per permettersi gli studi, che poi ripaga durante la vita lavorativa).
L’ICE ha potuto contare su molti fondi: al consueto bilancio annuale di circa 9-10 miliardi di dollari si è aggiunto uno stanziamento pluriennale di 75 miliardi di dollari inserito nel “One Big Beautiful Bill” (“Grande e Bellissima legge”, si chiama proprio così), una specie di legge di bilancio approvata a luglio che prevede grandi tagli delle tasse e delle spese sociali. I fondi coprono il periodo fino al 2029 ma già da quest’anno hanno reso l’ICE l’agenzia più finanziata della storia del paese, anche più dell’FBI e della DEA (che si occupa del contrasto al traffico di droga).
I fondi dovrebbero servire in buona parte per costruire nuovi centri di detenzione, con l’obiettivo di arrivare a una capacità di più di 100mila persone contemporaneamente (oggi sono intorno alle 60mila, considerando anche i nuovi centri come il discusso Alligator Alcatraz in Florida). Secondo documenti visti dal Washington Post l’obiettivo è costruire sette enormi centri dalla capacità di 5-10mila persone l’uno, in diverse zone degli Stati Uniti, favorendo la concentrazione e quindi i processi di espulsione.

Una protesta a Portland, Oregon, a novembre (AP Photo/Jenny Kane)
In molti casi gli immigrati portati nei centri di detenzione dell’ICE non sono sottoposti a processo e hanno scarse tutele: per questo le loro condizioni sono ritenute anticostituzionali da molti esperti legali. Le associazioni per i diritti umani hanno denunciato inoltre che nei centri i detenuti subiscono violazioni «che in alcuni casi costituiscono torture», secondo Amnesty International.
Durante le operazioni di arresto inoltre gli agenti dell’ICE intervengono su auto senza contrassegni e talvolta con targhe sostituite per non essere riconosciuti. Hanno il volto coperto, non si identificano, e spesso hanno individuato le persone da arrestare basandosi sul fatto che avevano tratti latinoamericani, che parlavano spagnolo o che frequentavano locali e zone in cui gli immigrati sono numerosi. Chi viene arrestato spesso non può contattare un avvocato.
Uno dei casi più eclatanti è stato quello di Kilmar Abrego Garcia, un uomo salvadoreño di 29 anni che fu arrestato, espulso dagli Stati Uniti (nonostante avesse un regolare permesso di soggiorno) e rinchiuso per mesi in un carcere di massima sicurezza a El Salvador. La sua vicenda è diventata una sorta di simbolo delle politiche repressive e arbitrarie contro l’immigrazione adottate dall’amministrazione Trump.
– Leggi anche: Il caso del migrante espulso dagli Stati Uniti e mandato a El Salvador per «errore»

Gregory Bovino, comandante dello US Border Patrol, e agenti dell’ICE a dicembre in Illinois (Ashlee Rezin/Chicago Sun-Times via AP)
In questi mesi ci sono stati vari interventi di giudici federali che hanno dichiarato illegali gli arresti di alcuni immigrati e ne hanno ordinato la liberazione. Non sempre le sentenze sono arrivate in tempo per evitare le espulsioni, e comunque le possibilità legali di ricorrere contro queste detenzioni sono molto più limitate rispetto a un normale arresto.
Due sentenze della Corte suprema, del 1984 e del 2022, interpretano l’azione degli agenti dell’ICE come meno impugnabile per violazioni delle garanzie costituzionali rispetto a quelle di altri corpi di polizia, valutandone l’azione come legata alla “sicurezza nazionale”. In parte è dovuto al fatto che fino a qualche anno fa l’ICE interveniva principalmente in casi legati al terrorismo, mentre ora si occupa di situazioni più comuni e di persone meno pericolose.

Un manifestante fermato durante una protesta all’esterno di un centro ICE a Chicago a novembre del 2025 (AP Photo/Nam Y. Huh)
In questi mesi sono stati spesso cittadini e attivisti a opporsi alle operazioni dell’ICE: è successo con una certa frequenza durante l’estate a Los Angeles, ma anche a Chicago. In California le proteste contro l’operato dell’ICE hanno assunto grandi dimensioni e portato anche a scontri. Trump ha inviato, o provato a inviare, in molte città governate dai Democratici i soldati della Guardia Nazionale, proprio per proteggere le retate dell’ICE (anche questo uso della Guardia Nazionale è oggetto di dispute legali). A settembre a Dallas un uomo ha sparato contro un ufficio dell’ICE, uccidendo una persona che era stata arrestata.



