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  • Venerdì 2 gennaio 2026

Vicepresidenti contro presidenti

Dovrebbero collaborare, ma ci sono casi di scontri duraturi e plateali: l'ultimo è la Bolivia

Rodrigo Paz, a destra, ed Edmand Lara durante la cerimonia di insediamento l'8 novembre 2025 a La Paz. (AP, Pool/Luis Gandarillas)
Rodrigo Paz, a destra, ed Edmand Lara durante la cerimonia di insediamento l'8 novembre 2025 a La Paz. (AP, Pool/Luis Gandarillas)
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Da qualche tempo in Bolivia il rapporto tra il nuovo presidente Rodrigo Paz e il suo vicepresidente, Edmand Lara, è diventato complicato. Paz e Lara si sono insediati lo scorso 8 novembre, dopo aver vinto le elezioni, e da quel momento Lara ha iniziato a criticare le scelte di Paz in modo parecchio insistente. Tra le altre cose, di recente ha attaccato la sua decisione di eliminare i sussidi sul carburante, che scarseggia in Bolivia e il cui prezzo è salito moltissimo.

Sebbene sia il caso più recente, la Bolivia non è l’unico paese in cui vicepresidente e presidente hanno un rapporto conflittuale: ci sono situazioni simili in Argentina e nelle Filippine, e fino a poco tempo fa anche in Ecuador, tra gli altri. In molti casi succede a causa di idee politiche diverse e di lotte di potere, o perché il presidente cerca di marginalizzare e di isolare il vicepresidente.

In Bolivia, Lara ha accusato Paz di essere un politico bugiardo e corrotto, che ha deciso di schierarsi con la parte più ricca della popolazione: ha anche incoraggiato proteste contro di lui. In un messaggio prima di Natale, Lara ha riconosciuto che rappresenta una sorta di forza di opposizione nei confronti del presidente. Ha però anche sottolineato che la sua è un’opposizione «costruttiva», evitando di rompere del tutto con Paz, almeno per ora.

Paz ha evitato di rispondere direttamente alle critiche, e non si è esposto più di tanto. Il 29 dicembre però ha approvato un decreto che gli permetterà di continuare a governare a distanza anche quando è fuori dal paese, usando «mezzi tecnologici di comunicazione». La legge boliviana infatti stabilisce che in caso di assenza temporanea del presidente i suoi compiti siano svolti dal vicepresidente, per un periodo massimo di 90 giorni. È plausibile che Paz abbia approvato questo decreto per limitare l’autonomia e i poteri di Lara.

Su TikTok Lara ha pubblicato diversi video molto aggressivi nei confronti delle decisioni di Paz. In questo critica la nomina a ministro della Giustizia di Jorge García, che è sotto processo per diversi reati. Lara a un certo punto elenca una per una le accuse nei confronti di García: un atteggiamento che ricorda quello di un avversario politico, più che di un alleato.

Lara e Paz sono due politici differenti e, per certi versi, il fatto che fatichino ad andare d’accordo non è sorprendente. Paz è legato alla politica tradizionale: è il figlio di Jaime Paz Zamora, che fu presidente dal 1989 al 1993. Lara invece non è un politico di professione, ma un avvocato, diventato famoso per le sue denunce contro la corruzione della polizia. Ha uno stile comunicativo diretto ed è molto popolare. Secondo alcuni osservatori è plausibile che stia cercando di guadagnare consensi tra gli elettori più poveri, presentandosi come un politico vicino alle classi popolari e lontano dai partiti tradizionali: una posizione che inevitabilmente lo mette in conflitto con Paz.

Il presidente argentino Javier Milei con la vicepresidente Victoria Villarruel durante una parata militare a Buenos Aires, il 9 luglio 2024. (AP/Gustavo Garello)

Il presidente argentino Javier Milei con la vicepresidente Victoria Villarruel durante una parata militare a Buenos Aires, il 9 luglio 2024, quando ancora le cose tra i due andavano piuttosto bene. (AP/Gustavo Garello)

In Argentina il presidente Javier Milei e la vicepresidente Victoria Villarruel hanno smesso da tempo di collaborare. Anche in questo caso molto dipende dal fatto che sono politici diversi: sono entrambi di destra, ma Milei ha idee liberiste, mentre Villarruel è più a favore dell’intervento dello Stato nell’economia. Subito dopo le elezioni del 2023, Milei isolò Villarruel, limitandone il potere nel governo. Villarruel presiede comunque il Senato, e a luglio aveva fatto approvare diverse misure economiche contrarie alle idee di Milei, e che aumentavano la spesa pubblica, per esempio l’abbassamento dell’età pensionabile e l’aumento delle pensioni.

Milei aveva impedito che queste misure entrassero in vigore usando il veto presidenziale. La rottura era stata comunque chiara: Milei aveva detto che Villarruel era una traditrice. Lei lo aveva accusato di non comportarsi da adulto, e gli aveva detto che se voleva diminuire la spesa pubblica avrebbe dovuto fare meno viaggi all’estero (da quando è diventato presidente Milei ne ha fatti parecchi, secondo l’opposizione spendendo troppo).

Veronica Abad a Quito, il 28 novembre del 2023. (AP/Dolores Ochoa, File)

Verónica Abad a Quito, il 28 novembre del 2023. (AP/Dolores Ochoa)

Un altro esempio è stato l’Ecuador, dove nel corso del precedente mandato il presidente Daniel Noboa (di destra) e la vicepresidente Verónica Abad litigarono parecchio e in modo plateale. Noboa isolò Abad dopo aver vinto le elezioni straordinarie del 2023, organizzate dopo le dimissioni del presidente Guillermo Lasso. Noboa allontanò Abad dal potere, in modo anche fisico, nominandola diplomatica in Israele e in Turchia: ruoli molto secondari, visto che l’Ecuador ha pochissimo peso in Medio Oriente.

Noboa e Abad sapevano che sarebbero rimasti in carica per poco. Il loro mandato sarebbe scaduto meno di due anni dopo, alla fine del periodo previsto per Lasso, nella primavera del 2025. Secondo la Costituzione, Noboa avrebbe dovuto dimettersi per la durata della campagna elettorale e Abad sarebbe diventata presidente. Noboa però non si dimise, e Abad venne sospesa, probabilmente per evitare che diventasse una potenziale rivale politica. Per il modo in cui venne marginalizzata, Abad denunciò Noboa per «violenza politica di genere». Lo scorso aprile Noboa ha vinto le elezioni e a maggio ha iniziato il secondo mandato: ha rapporti migliori con la sua nuova vicepresidente, María José Pinto.

Due cartelloni con i volti caricaturali di Ferdinand Marcos Jr. e Sara Duterte a una protesta nelle Filippine, nel luglio del 2024 (AP Photo/Mark Cristino)

A volte i rapporti tra il presidente di un paese e il suo vice possono deteriorarsi anche per ragioni di politica estera. È il caso delle Filippine, che dal 2022 sono governate dai figli di due importanti politici del passato. Il presidente è Ferdinand Marcos Jr., figlio del dittatore Ferdinand Marcos, che governò in modo brutale fino al 1986. La vicepresidente è Sara Duterte, figlia dell’ex presidente autoritario Rodrigo Duterte, in carica fino al 2022, oggi accusato di crimini contro l’umanità commessi negli anni della “guerra alle droghe”.

– Leggi anche: Cosa fu la guerra alle droghe di Rodrigo Duterte

Marcos e Duterte hanno litigato su diverse questioni. Una delle principali è la relazione con la Cina, che da tempo cerca di espandere la sua influenza nel mar Cinese Meridionale, anche a danno delle Filippine. Il presidente Marcos sostiene che le Filippine dovrebbero avere una relazione più stretta con gli Stati Uniti, per tutelarsi contro la Cina. La vice Duterte invece ha una posizione più neutrale, e ha criticato la scelta di Marcos di avvicinarsi agli Stati Uniti.

Le litigate tra il presidente e la vicepresidente sono diventate progressivamente più serie, e gli attacchi più gravi. Sara Duterte si è dimessa da tutti gli incarichi istituzionali eccetto quello di vicepresidente (per esempio era ministra dell’Istruzione, fino al 2024), e lo scorso anno aveva minacciato di dissotterrare i resti di Ferdinand Marcos (morto nel 1989) e buttarli in mare. Sempre nel 2024 Duterte arrivò a minacciare di far assassinare Marcos, dicendo che sarebbe stato un atto di ritorsione nel caso in cui lei fosse stata uccisa. Le prossime elezioni presidenziali nelle Filippine sono previste nel 2028.