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  • Giovedì 16 ottobre 2025

Ci sono grandi lottatori di sumo in giro per Londra

Sono i più forti al mondo e da giovedì prenderanno parte a un evento eccezionale: un torneo tradizionale al di fuori del Giappone

Il lottatore di sumo giapponese Onosato e il mongolo Hoshoryu di fronte al Parlamento britannico a Londra, 14 ottobre 2025 (Ryan Pierse/Getty Images)
Il lottatore di sumo giapponese Onosato e il mongolo Hoshoryu di fronte al Parlamento britannico a Londra, 14 ottobre 2025 (Ryan Pierse/Getty Images)
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In questi giorni ci sono dei turisti abbastanza eccezionali in giro per Londra: sono i 42 lottatori di sumo, tra i migliori del mondo, che fino a domenica parteciperanno al “Gran Torneo di Sumo” nella Royal Albert Hall, una delle sale da concerto più rinomate al mondo. Per ospitare il “Grande Torneo” la Royal Albert Hall è stata trasformata in un’arena con al centro un dohyō (il piccolo ring rotondo e coperto in cui si combatte) e, tra le altre cose, nuove sedie fatte per reggere fino a 200 chili di peso.

Seppur restino casi eccezionali, capita con sempre maggior frequenza nello sport che una o più partite di un torneo o di un campionato nazionale si giochino da tutt’altra parte. Sono anni, per esempio, che la Supercoppa italiana si tiene in Arabia Saudita, e proprio a Londra si sono spesso giocate partite di NBA o di NFL, cioè i campionati statunitensi di basket e football.

Vedere un torneo di sumo fuori dal Giappone però è molto più raro. Il sumo professionistico tradizionale – quello in cui gli atleti non sono suddivisi per categorie di peso, ma classificati solo in base ai risultati ottenuti – viene praticato solo in Giappone. Solo lì si svolgono i sei Grandi Tornei (Honbasho), da cui dipende la graduatoria ufficiale (il Banzuke), e solo lì ci sono le scuole dove formarsi come rikishi, lottatori professionisti. Ne è un esempio il quindicenne britannico Nicholas Tarasenko, che si è trasferito lì qualche mese fa proprio per poter iniziare una carriera nel sumo.

Al di fuori del Giappone, il sumo si pratica solo a livello amatoriale e le regole sono diverse, in primo luogo perché lo possono praticare anche le donne e perché i lottatori sono divisi per peso.

Tutti i rikishi e gli arbitri del torneo di Londra, 15 ottobre 2025 (Ryan Pierse/Getty Images)

Tutti i rikishi e gli arbitri del torneo di Londra, 15 ottobre 2025 (Ryan Pierse/Getty Images)

Per dare un’idea della portata dell’evento, l’ultimo torneo di questo tipo – per durata e partecipanti – si svolse nel 1991, sempre a Londra e sempre alla Royal Albert Hall. Avvenne in occasione di un più ampio festival culturale, e fu un evento tanto apprezzato quanto mitizzato. Il Guardian, per esempio, lo descrisse in questo modo:

E poi, alla fine, arrivarono. Konishiki, il camion da 232 chili, Terao, il Tifone, Akonishima, l’Orca, e Takamisugi, il Gong del Tempio. Spingendo avanti e indietro, si abbassavano e rimbalzavano come Buddha grassi, i loro sederi lessati tremolanti per l’eccesso di peso. […] Sotto un tetto di legno improvvisato che pendeva precariamente dal soffitto, potevano sembrare una strana tribù di monaci sportivi che compiono antichi riti.

Il rituale lancio del sale al Grande torneo di sumo di Londra del 1991 (Chris Cole/Allsport/Getty Images)

Dopo quel torneo, fuori dal Giappone si erano tenute soltanto esibizioni molto più brevi, alcune delle quali promosse da Jacques Chirac, presidente francese dal 1995 al 2007 e grande appassionato di sumo. Non c’era però più stato nessun evento paragonabile a quello del 1991, almeno fino a quest’anno.

Il campione di sumo Asashōryū Akinori scrive “non ti dimenticherò” dopo la morte di Jacques Chirac, mostrando una foto di loro due insieme

Va detto, però, che il torneo di Londra non è propriamente un “Gran Torneo” come viene presentato, ma piuttosto una competizione minore (basho), che non avrà alcun effetto sul Banzuke. È un’esibizione, insomma, per quanto prestigiosa, tant’è che non durerà quindici giorni come i tornei tradizionali, ma soltanto cinque.

Resta comunque un evento eccezionale, poiché organizzare fuori dal Giappone un basho di cinque giorni è molto difficile. Oltre ai sei Grandi Tornei che si tengono ogni anno, infatti, il sumo tradizionale prevede una serie di tournée provinciali – sempre in Giappone – durante le quali tutto, fino ai pasti, è irregimentato. Per poter fare il torneo di Londra la Japan Sumo Association (quella che gestisce il sumo professionistico) ha dovuto cancellare l’intera tournée autunnale, una decisione che difficilmente potrà essere presa ogni anno. Nel giugno del 2026 ci sarà un evento di sumo in Europa, il “Torneo” di Parigi, ma durerà solo due giorni.

Hakkaku Rijicho, capo della Japan Sumo Association e vincitore di quel torneo del 1991, ha dichiarato di aver voluto organizzare un nuovo torneo alla Royal Albert Hall per «far conoscere alla gente di Londra il fascino del sumo». Lo sport, del resto, sta diventando sempre più seguito e conosciuto al di fuori del Giappone, ed eventi come questo possono essere utili per rinnovare l’immagine del sumo, che negli ultimi anni è stato criticato a causa di molti episodi di bullismo, violenze e abusi di potere.

Lottatori di sumo alla Royal Albert Hall, Londra, 15 ottobre 2025 (AP Photo/Frank Augstein)

Alla Royal Albert Hall ci sono state partite di tennis, incontri di boxe e altre gare sportive, ma prepararci un torneo di sumo è «un altro paio di maniche», ha detto il direttore dell’organizzazione. Oltre a comprare sedie che reggessero fino a 200 chili, gli organizzatori hanno dovuto modificare i bagni e ordinare una quantità di noodle (gli spaghetti tipici giapponesi) tale da esaurire le scorte del proprio fornitore.

A costruire il dohyō, invece, ci ha pensato soprattutto la Japan Sumo Association, che ha portato dal Giappone il fieno per fare le balle da mettere attorno al ring, le persone per assemblarle e una scorta di bottiglie di birra vuote, tradizionalmente usate per modellare le balle stesse.

I due rikishi Dairaido (sinistra) e Oginosho (destra) pranzano alla Royal Albert Hall, 14 ottobre 2025 (Ryan Pierse/Getty Images)

Durante il torneo – che in Italia si può vedere su DAZN – ogni rikishi fa una lotta al giorno e vince quello con più vittorie. In una lotta di sumo perde chi esce per primo dal dohyō o colui che, cadendo, lo tocca con una parte diversa dalla pianta del piede. Spesso gli incontri durano pochi secondi: i due lottatori si mettono l’uno davanti all’altro, a meno di un metro di distanza, e quando sono pronti, dopo un momento di tensione più o meno lungo, si scontrano con grande veemenza.

È probabile che l’incontro decisivo (che è anche quello più atteso) avverrà domenica, l’ultimo giorno di gara. Sarà tra il 25enne giapponese Onosato (di 187 chili) e il 26enne mongolo Hoshoryu (di 149 chili), gli unici due yokozuna in attività. Il titolo di yokozuna, o grande campione, è il grado più alto a cui possa ambire un lottatore di sumo: dal Seicento a oggi ce ne sono stati solo 75.