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  • Venerdì 8 agosto 2025

Com’era la città di Gaza prima della guerra, e com’è oggi

La trasformazione del centro più importante e popoloso della Striscia, che ora Israele vuole svuotare e occupare

Un mercato a Gaza il 5 giugno 2025. (AP Photo/Jehad Alshrafi)
Un mercato a Gaza il 5 giugno 2025. (AP Photo/Jehad Alshrafi)
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Israele ha approvato un piano per svuotare e occupare stabilmente la città di Gaza, la più grande della Striscia, dove vivono attualmente circa 800mila persone. Gaza City, come viene chiamata in inglese, in questi due anni è stata molto bombardata e parzialmente distrutta. Parti della città erano state oggetto di operazioni militari di terra dell’esercito israeliano e nei primi mesi di guerra circa la metà della sua popolazione l’aveva abbandonata.

Ma in molti sono tornati durante il cessate il fuoco durato fra gennaio e marzo del 2025. Oggi ci vivono più persone di prima della guerra, soprattutto nei quartieri meridionali e verso il mare, negli ultimi mesi bombardati meno degli altri e fino a oggi non oggetto di ordini di evacuazione da parte dell’esercito israeliano.

Il piano per l’occupazione della città di Gaza è un ulteriore sviluppo drammatico nella guerra, non solo per il numero di civili coinvolti, ma anche perché la città è la più importante, antica e sviluppata fra quelle della Striscia. Lì c’è l’unico porto, molte delle sedi delle organizzazioni internazionali, università, ospedali, centri culturali e teatri.

L’area dove oggi c’è Gaza City è abitata da oltre 4.000 anni, e la città di Gaza esiste dal 1.500 avanti Cristo. Il porto era attivo e importante già in epoca romana, ma il centro storico, la Città Vecchia, sorge in cima a una bassa collina a circa tre chilometri dalla costa. Intorno a quel nucleo è cresciuta una città che oggi occupa 45 chilometri quadrati ed è divisa in 14 distretti (o quartieri). È normalmente amministrata da un consiglio comunale composto da 14 membri, tutti o quasi esponenti locali di Hamas: dall’inizio della guerra tutti gli organi di autogoverno palestinese sono molto limitati.

Un dettaglio di una mappa del 2012 (Mapsland, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Geograficamente è nel nord della Striscia, a 30 chilometri dal confine meridionale e quindi da Rafah. Ma è anche molto vicina a Tel Aviv (circa 70 km) e Gerusalemme (circa 80): i due varchi verso Israele più vicini, sul confine est, sono chiusi dal 2010-2011. Prima della guerra gli abitanti di Gaza che lavoravano in Israele passavano da quello di Erez, a nord.

Le spiagge della città di Gaza, il 5 luglio 2025 (AP Photo/Jehad Alshrafi)

Dopo gli accordi di Oslo del 1993, che riconoscevano forme di autogoverno palestinese, molti abitanti lavoravano in strutture amministrative del governo, in servizi di sicurezza, come dipendenti dell’UNRWA (l’agenzia dell’ONU che si occupa di profughi palestinesi), o di altre organizzazioni umanitarie. C’erano anche piccole industrie tessili o del settore alimentare, mentre i campi agricoli nei dintorni o dentro i confini della città fornivano principalmente fragole, limoni, datteri, olive, verdure e fiori.

Dal porto partivano pescherecci, e dal 2010 in città era nato anche il primo centro commerciale, il Gaza Mall, seguito nel 2017 dal Capital Mall (entrambi sono stati molto danneggiati dai bombardamenti).

Il problema principale di Gaza City (oltre a quelli legati a decenni di guerre) è stato a lungo l’acqua: l’unica fonte era il Wadi Gaza, poco più che un torrente, alcuni chilometri a sud della città. L’acquedotto dipende perlopiù da impianti di desalinizzazione o dalla rete idrica israeliana.

Israele controlla anche la rete elettrica: nel 2002 il governo palestinese costruì in collaborazione con la statunitense Enron una centrale a combustibili fossili che però fu distrutta dall’esercito israeliano nel 2006, parzialmente ricostruita ma a capacità ridotte nel 2007 e poi diventata inutilizzabile dai primi mesi di guerra nel 2023.

Gaza era anche il principale centro culturale della Striscia: oltre a 210 scuole (il 75 per cento della popolazione ha meno di 25 anni), ci sono molte università, di cui quattro maggiori. Nel 1998 aprì il Rashad Shawa Cultural Center, luogo di eventi ed esposizioni, biblioteca e teatro, che fu visitato anche da Bill Clinton. È stato distrutto dai bombardamenti nel 2023.

Distrutti o molto danneggiati sono anche il Teatro di Gaza, costruito nel 2004 con fondi norvegesi, e il museo di Archeologia, aperto nel 2008, oltre a molte strutture minori. È stata distrutta dai bombardamenti anche la Grande Moschea, un tempio pagano riconvertito nell’Ottavo secolo e probabilmente il più importante monumento della città.

La Grande Moschea parzialmente distrutta a febbraio, durante il cessate il fuoco (AP Photo/Jehad Alshrafi)

Molti dei maggiori ospedali della Striscia sono a Gaza: fra questi il principale è al Shifa, che come altre strutture sanitarie è stato oggetto di attacchi deliberati dell’esercito israeliano. Israele sostiene che sotto gli ospedali partano alcuni dei tunnel di Hamas.

Una vista di Gaza il 13 dicembre del 2022. (AP Photo/Hatem Moussa)

Da quando a marzo 2025 è ripresa la guerra, dopo meno di due mesi di cessate il fuoco, alcuni quartieri di Gaza sono stati oggetto di ordini di evacuazione da parte di Israele: sono le comunicazioni con cui l’esercito avverte che attaccherà o bombarderà determinate zone, considerando come “nemico” chiunque non se ne vada.

I primi quartieri interessati sono stati quelli periferici a est della Città vecchia, mentre i più recenti ordini di evacuazione hanno riguardato i quartieri a nord di al Daraj e al Tuffah. Sono tutte zone densamente popolate, così come quelle a sud e a ovest, verso il mare, che negli ultimi mesi sono state colpite da bombardamenti più circoscritti e meno intensi.

Molti profughi da altre zone della Striscia hanno quindi deciso di rifugiarsi lì. Per esempio il quartiere Rimal, in passato centro economico, commerciale e residenziale della città, è stato quasi totalmente distrutto alla fine del 2023: in seguito è stato ripopolato sfruttando gli edifici ancora in piedi o creando nuovi accampamenti. In tutta la città si vedono tende, anche nelle strutture distrutte che fino a un paio di anni fa erano università, scuole o ospedali.

Un accampamento nei quartieri occidentali di Gaza City (AP Photo/Jehad Alshrafi)

Secondo fonti del giornale israeliano Haaretz, il piano di occupazione israeliano prevede di fare evacuare verso sud tutta la popolazione civile della città entro il 7 ottobre di quest’anno: a quel punto Gaza sarà messa sotto assedio.