Velocisti e mezzofondisti sempre più giovani e sempre più veloci
Dai 100 ai 5000 metri, sempre più atleti adolescenti corrono come mai prima: ma non è detto che diventeranno dei professionisti di alto livello

Lo scorso dicembre il 16enne australiano Gout Gout ha corso i 200 metri in 20,04 secondi. Oltre a battere il record nazionale assoluto ha corso più veloce di quanto non facesse alla sua stessa età Usain Bolt, il velocista più forte e dominante di tutti i tempi.
Il tempo sui 200 metri di Gout Gout è eccezionale, ma è anche il caso più emblematico di una tendenza sempre più diffusa: il livello delle gare giovanili sta crescendo molto, e tempi che fino a pochi anni fa sembravano possibili solo per pochissimi talenti precoci, oggi sono alla portata di un numero sempre maggiore di atleti tra i 15 e i 18 anni. Negli Stati Uniti questa tendenza è stata chiamata trackflation, una crasi tra “track”, la pista d’atletica, e “inflation”, l’inflazione, cioè l’aumento generale dei prezzi (o, in questo caso, il miglioramento delle prestazioni e il conseguente abbassamento dei tempi).
Un altro caso notevole è quello del 16enne giapponese Sorato Shimizu, che a fine luglio ha corso i 100 metri in 10 secondi esatti, realizzando il nuovo record mondiale Under 18. Per capirci, agli Europei del 2024 Marcell Jacobs ha vinto la medaglia d’oro mettendoci 2 centesimi in più. Sempre a luglio l’italiana Kelly Doualla, che ha 15 anni, ha corso i 100 metri in 11,21 secondi: nuovo record europeo femminile Under 18.
Ma ancora più esemplare è stata la gara dei 100 metri al campionato nazionale dei licei corso in Texas: sui nove atleti tra i 15 e i 17 anni che hanno partecipato, cinque hanno registrato un tempo inferiore ai 10,2 secondi, una cosa fuori dal comune per la loro età. Il vincitore, il 17enne Tate Taylor, ci ha messo 9,92 secondi. Andare sotto i 10 secondi nei 100 metri piani è ancora piuttosto raro: perfino a livello di Mondiali e Olimpiadi, solo in pochi ci riescono. Negli ultimi tre anni ci sono riusciti cinque atleti tra i 17 anni e i 18 anni.
La gara in cui Tate Taylor ha corso i 100 metri in 9,92 secondi
Se i tempi nei 100 metri si fanno senz’altro notare di più, qualcosa di simile sta succedendo anche su distanze maggiori. Il 16enne statunitense Cooper Lutkenhaus, per esempio, si è da poco qualificato ai Mondiali di atletica leggera negli 800 metri piani correndoli in un minuto e 42 ,27 secondi (un tempo che alle Olimpiadi di Parigi valeva la semifinale). A marzo il neozelandese Sam Ruthe è diventato il primo quindicenne a correre un miglio (pari a 1.609 metri) in meno di 4 minuti: un tempo che rappresenta ancora un importante riferimento per valutare le prestazioni su quella distanza.
Succede lo stesso anche su distanze più lunghe. Fino al 2024, negli Stati Uniti nessuna atleta universitaria (cioè sotto i 20 anni) aveva corso i 5000 metri in meno di 15 minuti: da allora ce l’hanno fatta in quattro, tra cui la 18enne Jane Hedengren.
Le ragioni di questi tempi sorprendenti sono molteplici, variabili e spesso difficili da isolare. In alcuni casi conta molto il contesto in cui si nasce e ci si allena: è stato probabilmente il caso di Shimizu, nato in una famiglia di ex atleti. Lo si intuisce anche dal nome che gli ha dato suo padre, “Sorato”, che si scrive con i caratteri giapponesi “cielo” e “salto”.
Allo stesso modo è indicativo che diversi di questi tempi arrivino dagli Stati Uniti, dove il livello delle competizioni locali è alto e c’è modo di individuare e allenare con efficacia i giusti atleti e le giuste atlete già da quando sono adolescenti.
Secondo Ato Boldon, ex campione del mondo nei 200 metri piani, questi adolescenti corrono così veloce perché sono trattati come dei professionisti. Per lui, infatti, quelli che dimostrano una naturale predisposizione alle gare di velocità possono contare già su allenatori di alto livello e, in alcuni casi, su ricchi accordi di sponsorizzazione. Tutti fattori che portano a spingere molto per far sì che atleti e atlete ottengano fin da giovani risultati di un certo tipo, spesso a scapito della loro salute fisica e mentale.
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È il caso di Bronson Hearn-Smith, un 15enne semisconosciuto che è diventato virale tra gli appassionati grazie a un video in cui lo si vede vincere una gara di 100 metri piani in 10,68 secondi. Oltre al tempo in sé, la cosa impressionante è che sembra correre senza fare fatica, come se stesse saltellando e avesse ancora ampi margini per fare meglio.
Hearn-Smith è allenato da Steve Garnham, che ha un’esperienza trentennale e internazionale nell’atletica leggera. E in quel video lo si vede molto bene: secondo Boldon il modo in cui Smith alza le ginocchia mentre corre è «incredibile». La tecnica di Smith è talmente sviluppata che copre i 100 metri con soli 42 passi: Bolt ne faceva 41.
A volte questi giovani velocisti già si allenano con professionisti di altissimo livello: è stato il caso di Gout Gout, che lo ha fatto con Noah Lyles, l’attuale campione olimpico dei 100 metri.
Ma anche quelli che non possono permettersi un allenatore di esperienza internazionale o di passare una giornata con un campione olimpico hanno numerosi vantaggi rispetto anche solo a 15 anni fa. Lo youtuber e allenatore Coach Rob ha spiegato che oggi smartphone, app e smartwatch offrono anche agli allenatori amatoriali strumenti per analizzare video, andatura, passi, battito e altri dati un tempo riservati ai professionisti.
Tra le innovazioni tecnologiche che hanno contribuito a questi progressi ci sono anche le superspikes, le avanzatissime scarpe chiodate da corsa che dal 2021 (anno in cui diventarono relativamente diffuse) stanno migliorando notevolmente i tempi di molti professionisti. Bolt ha persino detto che con delle superspikes avrebbe corso i 100 metri in meno di 9,5 secondi: il suo record, considerato ancora imbattibile, è di 9,58.
Un paio di superspikes della Nike
È un’idea condivisa da più allenatori che le superspikes permettano ai giovani atleti di correre più velocemente e anticipando i tempi. Secondo il sito LetsRun.com queste scarpe permettono di allenarsi in modo più intenso e mirato; e nonostante siano in circolazione da quasi quattro anni il loro effetto si sente ancora oggi proprio perché gli allenamenti stanno diventando sempre più congeniali a esse. In un certo senso, atleti e atlete si sono allenati a usarle e solo ora stanno capendo come sfruttarle al meglio; e i più giovani sono probabilmente avvantaggiati dall’averle usate quasi dall’inizio.
Insomma, da un lato il livello delle gare si è alzato in generale grazie ai progressi tecnologici e a metodi di allenamento sempre più efficaci; dall’altro atleti con una naturale predisposizione alla velocità – come Taylor o Gout Gout – possono oggi anticipare di gran lunga i propri tempi di crescita, e migliorare i loro tempi di corsa.
Tuttavia, ottenere dei risultati eccezionali già a 15 o 16 anni non significa automaticamente che si diventerà un fortissimo professionista. Secondo Coach Rob la crescita nell’atletica leggera è tutt’altro che lineare: arrivare più velocemente a tempi eccezionali non significa che poi negli anni a seguire si migliorerà allo stesso modo. Per esempio, Shimizu potrebbe impiegare molto più tempo rispetto al passato per migliorare di 10 centesimi il proprio tempo sui 100 metri piani, ammesso che ci riesca.
I 10 secondi esatti di Shimizu sui 100 metri piani
Questo aspetto è particolarmente rilevante nelle gare di velocità (100, 200 e 400 metri), dove i progressi tecnologici hanno avuto un impatto meno significativo rispetto a discipline come il mezzofondo e il fondo. Le gare professionistiche poi sono tutta un’altra cosa, per livello degli avversari e pressione mentale: per esempio, Tate Taylor quest’anno ha partecipato ai campionati nazionali e non è andato oltre le semifinali.
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