Una deputata brasiliana è scappata in Italia per sfuggire a una condanna

Carla Zambelli fa parte del partito dell'ex presidente Jair Bolsonaro: ora è ricercata dall'Interpol

Carla Zambelli, al centro, durante una manifestazione pro Bolsonaro a San Paolo, il 9 giugno dell'anno scorso
Carla Zambelli, al centro, durante una manifestazione pro Bolsonaro a San Paolo, il 9 giugno dell'anno scorso (Wagner Vilas/ZUMA Press Wire)
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Carla Zambelli, una deputata italo-brasiliana del partito dell’ex presidente Jair Bolsonaro, è fuggita in Italia per provare a sottrarsi a una condanna subita in Brasile: ha confermato di essere atterrata giovedì a Roma, partendo dalla Florida, anche se ora non si sa dove sia. È arrivata poco prima che fosse emessa una red notice dell’Interpol: la red notice è la richiesta di un paese a tutti gli altri di localizzare, arrestare ed estradare un sospetto criminale.

Zambelli sostiene che grazie alla sua doppia cittadinanza non possa essere estradata in Brasile, ma non è così a causa di un accordo bilaterale firmato molti anni fa dai due paesi (ci arriviamo).

Zambelli è un’importante esponente del Partito Liberale, di estrema destra, ed è considerata una stretta alleata politica di Bolsonaro. Parlamentare dal 2018, nel 2022 fu rieletta con il terzo maggior numero di voti a livello nazionale (946mila). Già prima dell’ultimo caso, era una politica molto controversa: fu indagata perché il giorno prima del ballottaggio di quell’anno minacciò con una pistola un attivista di sinistra per strada a San Paolo.

A metà maggio la Corte Suprema brasiliana l’ha condannata a 10 anni di carcere per aver hackerato il sistema del Consiglio Nazionale della Giustizia (CNJ), un organo che tra le altre cose è responsabile dei procedimenti disciplinari ai magistrati. I suoi avvocati hanno fatto ricorso.

Secondo la Corte, tra il 2022 e il 2023 Zambelli fece inserire documenti falsi con l’obiettivo di screditare i giudici che stavano indagando su Bolsonaro per il tentato colpo di stato del 2022: in particolare l’operazione serviva a screditare Alexandre de Moraes, che è membro della Corte Suprema ed è ritenuto dai bolsonaristi uno dei loro principali nemici. Sia Bolsonaro sia dirigenti del suo partito hanno negato di aver avuto un ruolo nella fuga di Zambelli.

La Corte Suprema aveva chiesto la decadenza da deputata di Zambelli, per cui è necessaria la ratifica della Camera brasiliana (che non l’ha ancora approvata, ma ha privato Zambelli dello stipendio). Negli scorsi giorni Zambelli era andata in Florida e, una volta lì, aveva annunciato l’intenzione di andare in Italia. Mercoledì Moraes aveva allora emesso un mandato d’arresto preventivo e disposto il blocco dei conti bancari e delle pagine social di Zambelli, accusandola di voler «eludere la giustizia». Lei sostiene di essere in «esilio politico» e ha chiesto donazioni sui social.

Zambelli parla con Bolsonaro in parlamento ai tempi in cui lui era presidente, nell'ottobre del 2019

Zambelli parla con Bolsonaro in parlamento ai tempi in cui lui era presidente, nell’ottobre del 2019 (Marcelo Camargo/Agencia Brasil via AP)

Martedì Zambelli aveva anticipato i suoi piani alla CNN locale, spiegando che «ho la cittadinanza italiana e non mi possono estradare» (ha origini italiane da parte di madre, in Veneto). In occasione di queste dichiarazioni, il deputato Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra aveva presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere cosa avrebbe fatto il governo qualora Zambelli fosse arrivata in Italia.

«Da parte del governo c’è stata una voluta sottovalutazione», dice Bonelli. «È pazzesco che sia entrata in Italia nonostante il mandato d’arresto e che non si sappia dov’è ora. Penso che abbia una serie di appoggi politici». Bonelli ha paragonato il caso di Zambelli a quello di Almasri, il capo della polizia giudiziaria libica che venne fatto rilasciare dal governo dopo essere stato arrestato a Torino su mandato della Corte penale internazionale.

La red notice dell’Interpol è una richiesta di arresto a scopo di estradizione, per cui serve l’autorizzazione della procura della Corte d’Appello competente per il caso. La legge italiana vieta l’estradizione dei suoi cittadini a meno che non ci sia un trattato internazionale che la consenta: Italia e Brasile ne hanno uno bilaterale dal 1989.

Ci sono stati precedenti: il banchiere Salvatore Cacciola andò in Italia grazie al doppio passaporto ma fu estradato in Brasile dopo essere stato arrestato nel principato di Monaco. Anche il manager Henrique Pizzolato si rifugiò in Italia, ma fu estradato nel 2015. Erano accusati rispettivamente di peculato e di corruzione, e da allora sono usciti dal carcere.

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