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  • Venerdì 4 aprile 2025

In India è stata approvata una discussa legge sui beni della comunità musulmana

Secondo l'opposizione limita ulteriormente i diritti della minoranza, già ampiamente discriminata dal governo di Narendra Modi

(AP Photo/Rajanish Kakade)
(AP Photo/Rajanish Kakade)
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Venerdì il parlamento indiano ha approvato in via definitiva una legge che introduce delle modifiche alle modalità di gestione dei cosiddetti “waqf”, delle fondazioni con cui persone musulmane mettono volontariamente a disposizione dei beni, generalmente immobiliari, per scopi filantropici. Spesso gli spazi vengono utilizzati come moschee, cimiteri, orfanotrofi e madrase (le scuole islamiche). Secondo il governo la legge dovrebbe aumentare la trasparenza nella loro gestione, mentre i critici sostengono che violi i diritti consolidati della grossa minoranza musulmana del paese.

In India ci sono più di 870mila proprietà controllate dai waqf, che hanno un valore stimato equivalente a quasi 13 miliardi di euro. Sono gestiti da apposite commissioni statali composte unicamente da musulmani. Le modifiche approvate venerdì prevedono invece che queste commissioni possano includere anche persone non musulmane: il ministro dell’Interno Amit Shah ha detto che la loro inclusione servirà per «scopi amministrativi» e per verificare che la destinazione d’uso di ogni immobile donato sia effettivamente rispettata.

La legge è stata promossa dal primo ministro indiano Narendra Modi, secondo cui renderebbe la gestione di questi immobili più trasparente. È stata invece duramente criticata dalle opposizioni, che la considerano un ulteriore esempio dell’approccio discriminatorio e aggressivo di Modi nei confronti della minoranza musulmana dell’India, che è composta da circa 200 milioni di persone (il 14 per cento del totale). Il primo ministro è un esponente del nazionalismo indù, un’ideologia che promuove le tradizioni induiste a scapito di quelle delle altre comunità che abitano nel paese.

La legge modifica anche le modalità attraverso cui un immobile viene riconosciuto legalmente come waqf. Finora ciò avveniva in modo consuetudinario: erano infatti sufficienti una dichiarazione orale e un utilizzo continuativo da parte della comunità musulmana. Con la nuova legge invece i comitati saranno obbligati a presentare dei documenti in grado di attestare l’avvenuta donazione e il suo scopo religioso o filantropico, cosa che in molti casi potrebbe essere difficile o impossibile. In caso di controversie (come nel caso in cui un immobile si trovi su un terreno che il governo considera di sua proprietà), la decisione finale spetterà al governo.

Inoltre la legge prevede anche l’intervento della giustizia indiana nelle controversie riguardanti la gestione dei waqf, su cui finora avevano deciso appositi tribunali interni e composti da musulmani, e la registrazione di tutti gli immobili classificati come tali, che dovrà concludersi entro sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento.

– Leggi anche: La retorica sempre più aggressiva di Narendra Modi contro i musulmani indiani