• Mondo
  • Lunedì 3 marzo 2025

I siriani hanno evitato un’invasione di Israele vicino a Damasco

Netanyahu aveva minacciato una massiccia operazione militare per difendere i drusi dal governo siriano: per ora la crisi è rientrata

Foto delle forze di sicurezza siriane, in maggioranza combattenti di Hayat Tahrir al Sham, che celebrano la fine di un'operazione (AP Photo/Leo Correa)
Forze di sicurezza siriane, in maggioranza combattenti di Hayat Tahrir al Sham, celebrano la fine di un'operazione (AP Photo/Leo Correa)
Caricamento player

Domenica sera i siriani della piccola città di Jaramana, vicino alla capitale Damasco, hanno evitato una crisi che avrebbe potuto far cominciare una massiccia invasione israeliana di terra nel sud della Siria. 

A Jaramana ci sono molti drusi, anche se la popolazione drusa non è in maggioranza, e venerdì c’erano stati scontri che avevano causato due morti tra una milizia drusa e le forze di sicurezza del governo centrale arrivate da fuori. I drusi sono una minoranza religiosa che non è musulmana e che è presente anche in Libano e in Israele. Le forze di sicurezza siriane invece sono formate in gran parte dagli stessi combattenti del gruppo islamista Hayat Tahrir al Sham che tre mesi fa costrinse alla fuga il dittatore Bashar al Assad. 

Il giorno dopo il primo ministro di Israele, Benyamin Netanyahu, e il ministro della Difesa, Israel Katz, avevano detto all’esercito israeliano di prepararsi a difendere i drusi di Jaramana perché erano «sotto attacco», secondo loro, da parte del «regime islamico estremista siriano». 

Jaramana è a circa sessanta chilometri dal confine tra Siria e Israele e a soli cinque chilometri da Damasco. Un’operazione israeliana per arrivare a Jaramana sarebbe stata un’invasione massiccia della Siria, più grande di quella nel sud del Libano, cominciata a ottobre ed arrivata a cinque chilometri di profondità; e più grande anche di quella nella Striscia di Gaza, che è lunga circa quaranta chilometri. Inoltre arrivare così vicino a Damasco avrebbe significato una dichiarazione di guerra di Israele al presidente ad interim della Siria, Ahmad al Sharaa, conosciuto anche con il nome di battaglia Abu Mohamed al Jolani, che usava quando era un comandante jihadista.

Domenica sera le forze di sicurezza del governo e i drusi di Jaramana si sono incontrati in pubblico con atteggiamenti cordiali. Le prime hanno sventolato una bandiera drusa e membri di spicco della comunità drusa hanno detto che i drusi della città vogliono far parte della Siria. Questa riconciliazione ostentata era diretta a Israele, per inibire la tentazione del governo israeliano di usare gli scontri di venerdì come un pretesto per invadere.

A dicembre, durante la caduta del regime di Assad, l’esercito israeliano è entrato in Siria, ha preso il controllo di alcune alture vantaggiose dal punto di vista militare e ha creato una cosiddetta “zona cuscinetto” che ha detto di voler tenere a tempo indeterminato. Per molti giorni i bombardieri israeliani hanno colpito le basi abbandonate dall’esercito siriano per azzerare le infrastrutture militari della Siria e missili israeliani hanno affondato le navi della Marina militare nel porto siriano di Tartus. Israele ha visto nel cambio di regime a Damasco un’occasione insperata per indebolire in via preventiva le capacità dell’esercito della Siria. 

Netanyahu ha anche detto di volere la smilitarizzazione completa delle province di Quneitra, Daraa e al Suwayda, a ridosso del confine con Israele, dove per smilitarizzazione s’intende che le forze siriane devono tenersi lontane da quelle tre province. 

È una richiesta grossa, che mette in difficoltà il governo siriano. Se al Sharaa accettasse farebbe la figura del leader debole con i suoi combattenti, che sono in gran parte veterani del jihad. Alcuni hanno militato per anni in gruppi estremisti che vedevano la guerra contro Israele come un sogno da realizzare. Se al Sharaa non accettasse la richiesta di Netanyahu però ci sarebbe il rischio di un conflitto con Israele, proprio mentre la Siria ancora colpita da sanzioni internazionali ha bisogno di investimenti dall’estero e di riprendersi da anni di guerra civile. 

La comunità internazionale non riconosce l’attuale linea di confine tra Israele e Siria. Durante la guerra del 1967 Israele conquistò due terzi delle alture del Golan fra i due paesi e poi continuò a occupare quell’area, che il diritto internazionale considera ancora territorio siriano. A dicembre ha preso anche il terzo che ancora mancava. 

Israele sta anche lavorando a un programma per permettere ai drusi siriani di lavorare nel territorio controllato da Israele sulle alture del Golan.