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  • Mercoledì 1 gennaio 2025

Il gas russo ha smesso di arrivare in Europa attraverso l’Ucraina

È scaduto un accordo tra i due paesi che l'Ucraina aveva annunciato da tempo di non voler rinnovare

 (AP Photo/Sergei Grits, File)
(AP Photo/Sergei Grits, File)
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Da oggi, primo gennaio, non sono più attivi i gasdotti che trasportano il gas russo verso i paesi europei passando attraverso l’Ucraina: i gasdotti funzionavano grazie a un accordo tra Russia e Ucraina attivo dal 2019, che è scaduto oggi e che il governo ucraino aveva già detto da tempo di non essere intenzionato a rinnovare, per via dell’invasione russa del proprio territorio avviata nel febbraio del 2022.

L’accordo tra i due paesi era in vigore dal 30 dicembre del 2019 ed è scaduto alle 6 di questa mattina (le 8 di mattina a Mosca, la capitale russa): ora Gazprom, l’azienda energetica statale russa, non ha più l’autorizzazione a trasportare il gas in Europa attraverso il territorio ucraino. Mercoledì mattina Gazprom ha confermato di avere smesso di inviare gas attraverso il gasdotto che passa per l’Ucraina.

Dopo l’inizio dell’invasione russa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva detto di non voler più permettere alla Russia di guadagnare denaro grazie alla vendita del gas che passava nelle infrastrutture ucraine, e aveva dato ai paesi europei ancora dipendenti dal gas russo circa un anno di tempo per trovare delle alternative.

I paesi europei sono sempre stati molto dipendenti dal gas russo. Le importazioni si sono comunque drasticamente ridotte dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina: se prima il gas russo copriva circa il 40 per cento del fabbisogno europeo, nel 2023 il dato è sceso a circa l’8 per cento. Tuttavia tre paesi hanno mantenuto una dipendenza molto forte dal gas russo, l’Ungheria, la Slovacchia e l’Austria: il mancato rinnovo dell’accordo per il trasporto del gas tra Russia e Ucraina sarà un problema soprattutto per loro.

Ungheria, Slovacchia e Austria avevano mantenuto il loro legame con la Russia un po’ per ambiguità politiche (soprattutto il governo ungherese, guidato da Viktor Orbán, è molto vicino al regime russo di Vladimir Putin), un po’ per ragioni geografiche data la loro posizione nell’Europa orientale, un po’ per obblighi contrattuali: i fornitori di gas di tutti e tre i paesi hanno ancora attivi contratti di lungo termine con Gazprom, l’azienda gasifera statale russa, che li costringerebbero a pagare grosse penali in caso di violazione.

Dei tre paesi, il più colpito sarà verosimilmente la Slovacchia. Il meno colpito invece dovrebbe essere l’Ungheria: la Russia potrà infatti continuare a inviare il proprio gas all’interno del paese (oltre che in Turchia e in Serbia) attraverso il gasdotto TurkStream, che passa per i fondali del mar Nero. Il mancato rinnovo avrà conseguenze anche sull’Ucraina, che perderà una fonte notevole di ricavi – la Russia le pagava una percentuale sul gas che attraversava il suo territorio – in un momento piuttosto complicato per la sua economia.

– Leggi anche: L’accordo che ha permesso al gas russo di arrivare in Europa attraverso l’Ucraina