Il Premio Nobel per la Letteratura è stato vinto da Han Kang
È la prima scrittrice sudcoreana a riceverlo: è nata nel 1970 e nota soprattutto per il romanzo "La vegetariana"

La scrittrice Han Kang ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2024: è la prima persona sudcoreana a riceverlo. Le è stato assegnato dall’Accademia Svedese per «la prosa intensamente poetica che si confronta con i traumi storici e che rivela la fragilità della vita umana» e per la sua «consapevolezza unica delle connessioni tra corpo e anima, tra i vivi e i morti, e perché con il suo stile poetico e sperimentale è diventata un’innovatrice della prosa contemporanea». Han è il cognome, Kang il nome: la casa editrice italiana di Han, Adelphi, ha deciso nella pubblicazione di rispettare l’ordine di cognome nome coreano (fa altrettanto Einaudi con l’autore giapponese Murakami Haruki, per esempio).
Han Kang è nata nel 1970 nella città di Gwangju, è figlia di uno scrittore e ha esordito come scrittrice a 23 anni, nel 1993, pubblicando alcune poesie su una rivista letteraria sudcoreana. Il suo primo libro è una raccolta di racconti uscita nel 1995 e da allora ha scritto otto romanzi, oltre a saggi e racconti brevi.
Han è nota soprattutto per il romanzo La vegetariana pubblicato in Corea del Sud nel 2007 e tradotto in Italia da Adelphi nel 2016. Per quel libro vinse anche l’edizione 2016 del Man Booker International Prize, il più importante premio letterario dedicato alla narrativa tradotta in inglese del Regno Unito. La vegetariana racconta la storia di una donna, Yeong-hye, che smette di mangiare carne dopo una serie di incubi per vivere una vita di rinuncia e annichilimento, simile a quella di una pianta. La sua decisione viene accolta con preoccupazione e poi rabbia dalla famiglia (in Corea del Sud essere vegetariani è una scelta rara, contraria alle norme sociali): il marito di Yeong-hye reagisce con una forma di sadismo sessuale, il padre autoritario la rifiuta e il cognato, un artista audiovisivo, filma in modo ossessivo il suo corpo sempre più emaciato e passivo.

La copertina della prima edizione di La vegetariana
Il Man Booker International Prize contribuì a far conoscere La vegetariana anche per le polemiche che ne seguirono: la traduzione in inglese, realizzata da Deborah Smith, venne presto criticata. Smith aveva iniziato a studiare il coreano nel 2010, aveva fatto vari errori e molte modifiche di stile che, secondo alcuni lettori sudcoreani, lo avevano reso un libro diverso dall’originale. Charse Yun, un’americana di origine coreana, aveva spiegato i problemi della traduzione sul Los Angeles Times dicendo che «amplifica lo stile sobrio e tranquillo di Han e lo imbellisce con avverbi, superlativi e altre scelte di parole enfatiche che non sono da nessuna parte nell’originale»: in questo modo avrebbe reso il libro più interessante per i lettori anglofoni, allontanandosi però dallo stile piano tipico della letteratura coreana.
La traduzione italiana del libro è stata fatta da Milena Zemira Ciccimarra a partire da quella in inglese: quando accade si parla di traduzioni da una “lingua ponte” e non è raro per le lingue meno studiate.
Tra gli altri libri di Han ci sono L’ora di greco, sul rapporto tra una giovane donna che smette di parlare dopo un trauma e il suo insegnante di greco antico; Atti umani, che racconta il massacro di centinaia di studenti compiuto nel 1980 a Gwangju dall’esercito sudcoreano, dopo il colpo di stato militare; Convalescenza, che raccoglie due racconti: quello su una donna che ripensa alla sorella morta e quello di un’altra donna che vuole sfuggire alla sua vita trasformandosi in una pianta. Tutti sono pubblicati in Italia da Adelphi. L’ora di greco, l’ultimo di Han a uscire in Italia, è stato tradotto direttamente dal coreano all’italiano, dalla traduttrice Lia Iovenitti.
La premiazione di Han è arrivata un po’ a sorpresa e il suo nome non era tra quelli dati per favoriti negli ambienti editoriali e dalle società di scommesse, che negli ultimi giorni convergevano sulla scrittrice e poetessa cinese Can Xue. Han non era comunque del tutto assente nelle liste dei potenziali vincitori e la società di scommesse Ladbrokes aveva dato la sua vittoria 1/33, la stessa quotazione di scrittori come l’israeliano David Grossman, il francese Emmanuel Carrère e lo spagnolo Enrique Vila-Matas.



