Un’altra canzone dei Rolling Stones
Con una storia ondivaga

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Bene, il weekend delle Canzoni a Peccioli è stato presentato ufficialmente, ci divertiremo, e chi non è mai venuto a Peccioli non se ne pentirà. I biglietti si possono comprare qui e qui: vi ricordo che il biglietto di un concerto è quello che dà accesso a tutti gli incontri della giornata di sabato.
Intanto preparatevi, che al concerto dei Deacon Blue proviamo a essere all’altezza.
Sui Virginiana Miller, che apriranno il concerto dei Divine Comedy, torniamo presto: intanto li ringrazio qui per essersi fatti coinvolgere, in una complicità di toscani della costa. Qui c’è una cosa dal loro recente “ritorno sui palcoscenici” e qui il trailer dello speciale di Sky Arte su di loro.
Poi per altre prossimità geografiche, ricordo anche che venerdì sera ascoltiamo della musica insieme a Lucca, grazie all’ospitalità di Sky Stone & Songs (dove il 18 giugno sarà invece Bobo Rondelli, sempre del circondario).
E per una cosa di buffe coincidenze (ulteriormente toscane) stasera mi sono fermato in un locale dietro casa e ci ho trovato – pronto per suonare lì proprio stasera – Piero Perelli, che aveva suonato la batteria con Glen Hansard l’anno scorso al concerto di Peccioli.
C’è stata in questi giorni una congiunzione di sentimenti comuni un po’ cheap intorno al “cerchiamo di goderci le cose belle”: io ci avevo girato intorno svenevolmente due giorni fa, Michele Serra ne ha scritto sulla sua newsletter, e oggi Malika Ayane ci è passata vicino citando una leggendaria canzone scritta da Charlie Chaplin.
Ben Folds ha fatto partire il suo tour in cui ha ricostruito una vecchia spettacolare idea fatta di aeroplanini di carta.
Oggi Viola Stefanello del Post ha spiegato Taylor Swift a Francesco Costa del Post, con grande efficacia e stando alla larga dalla musica. Intanto ieri sera io avevo ricevuto una generosa e complice mail da Francesca, che legge questa newsletter, di istruzioni per un uso di Taylor Swift a beneficio di noi a cui sfugge qualcosa. Ne incollo un passaggio utile per me e che magari torna buono anche ad altri: «Secondo me le hanno sempre consigliato le canzoni sbagliate di Taylor Swift. Di nuovo, comprensibile, perché le più brutte lei tende a sceglierle come singoli. Ma da persona con gusti musicali tutto sommato simili ai suoi (The National! Sharon Van Etten! Lana Del Rey, Nick Cave, Mitski, tutto notturno e piacevolmente soporifero), le proporrei piuttosto cowboy like me dall’album “evermore”, sia per la scrittura che la musica che il piccolo perk di una seconda voce che l’accompagna,. Altre candidate per una miglior sopportazione di Ms. Swift, False God dall’album “Lover”, o coney island e ivy, sempre “evermore” – il mio preferito e quindi tristemente per forza quello di minor successo –, da “folklore” al massimo peace.
Non riesco invece a capire cosa Claudio Giunta trovi di pregevole in Who’s Afraid of Little Old Me?, anche post lettura del suo articolo. Quella canzone, per me, quando non è scontata nello storytelling e nelle figure retoriche, è comica. Non rappresentativa dell’abilità narrativa che aveva mostrato a vent’anni raccogliendo una storia in un verso (“You made a rebel of a careless man’s careful daughter” in Mine ) o la scaltrezza con cui si presentava al pubblico con il primo singolo a sedici anni (“He said the way my blue eyes shined / Put those Georgia stars to shame that night / I said, «That’s a lie»”, la canzone è Tim McGraw).
C’è di meglio, molto meglio, nella sua discografia. Peccato che serva scavare».
Dopo aver partecipato al singalong di Vanderlyle crybaby geeks dei National domenica sera mi è venuta la curiosità di sapere se esista in una registrazione ufficiale (la versione cantata da tutti, intendo: l’originale del 2010 è qui). Ed esiste, in un “disco” un po’ clandestino e un po’ ruvido registrato durante due concerti del 2018 a Berkeley (ma pubblicato solo in cassetta).
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