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  • Domenica 10 marzo 2024

Cosa rappresenta la bandiera bianca?

Le parole con cui papa Francesco l'ha associata alla guerra in Ucraina sono state molto criticate perché interpretate come un invito ad arrendersi: storicamente, comunque, non indica solo la resa

(AP Photo/Gregorio Borgia)
(AP Photo/Gregorio Borgia)
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Il riferimento di papa Francesco all’immagine della “bandiera bianca” per parlare di quello che dovrebbe fare l’Ucraina nella guerra contro la Russia sta suscitando una certa indignazione e critiche nei suoi confronti: il suo discorso è stato infatti interpretato da alcuni come un invito all’Ucraina ad arrendersi, e quindi come un’implicita legittimazione dell’invasione russa e delle pretese della Russia sui territori ucraini. Nel resto del suo ragionamento papa Francesco parlava della necessità, secondo lui, che l’Ucraina avvii dei negoziati di pace, una posizione che aveva già espresso più volte in passato e per cui era già stato molto criticato, ma con implicazioni diverse da quelle di una resa totale. Anche il direttore della sala stampa vaticana ha poi precisato che con la metafora della “bandiera bianca” il papa voleva parlare di negoziazioni e non di resa (anche le posizioni sulla negoziazione, comunque, sono state molto criticate e condannate dal governo ucraino).

L’ambiguità sull’interpretazione delle parole di papa Francesco deriva probabilmente dal fatto che la bandiera bianca nella cultura popolare è conosciuta soprattutto come un simbolo di accettazione della sconfitta in guerra e quindi della resa, una possibilità che l’Ucraina ha sempre rifiutato. È però anche associata ad altri significati che riguardano più in generale il fatto di “venire in pace” ed essere disarmati, e che non implicano necessariamente il consegnarsi a un nemico.

La bandiera bianca, o anche solo un pezzo di stoffa di questo colore, è usata a livello universale per far capire che ci si vuole arrendere o si è estranei a un conflitto. Si usa per segnalare al nemico la richiesta di una tregua o trattative e allo stesso tempo generalmente chi la mostra indica di essere disarmato, o comunque di non essere nelle condizioni di difendersi o sostenere l’offensiva del nemico.

È un simbolo citato esplicitamente nel diritto internazionale umanitario: il modo in cui dev’essere utilizzata è formalizzato nell’Articolo 32 delle Convenzioni dell’Aia del 1899 e del 1907, che assieme alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e ai successivi Protocolli aggiuntivi sono la base del diritto internazionale umanitario. L’articolo specifica che chi si presenta con una bandiera bianca è «autorizzato da uno dei belligeranti a entrare in trattative con l’altro» e «ha diritto all’inviolabilità», assieme a chi lo accompagna. Le Convenzioni dell’Aia in particolare vietano di usare in maniera indebita la bandiera bianca (definita anche “parlamentare”), così come «uccidere o ferire un nemico il quale, avendo deposto le armi, oppure non avendo più i mezzi per difendersi, si è arreso a discrezione».

Civili palestinesi nella Striscia di Gaza che camminano con una bandiera bianca per non essere attaccati dall’esercito israeliano (AP Photo/Mohammed Dahman)

L’origine della bandiera bianca nei conflitti è incerta, ma ci sono testimonianze in cui si dice che venisse utilizzata fin dai primi secoli dopo Cristo.

La prima testimonianza scritta relativa a una bandiera bianca usata per arrendersi risale al periodo della dinastia Han orientale (o posteriore), che governò la Cina tra il 25 e il 220 dopo Cristo, ma si trova un riferimento simile anche nell’antica Roma. Nelle Historiae pubblicate nel 109, infatti, Cornelio Tacito racconta che nella guerra civile combattuta quarant’anni prima i vitelliani sotto assedio a Cremona comunicarono l’intenzione di arrendersi mostrando «veli e bende» bianche alle legioni di Marco Antonio Primo: in base alle informazione arrivate fino a noi, in precedenza invece i soldati romani erano soliti arrendersi mettendo i propri scudi sopra la testa.

Si ritiene che la tradizione di usare una bandiera o comunque qualcosa di bianco come simbolo di resa si sia poi diffusa più o meno in parallelo sia in Occidente che in Oriente.

In un libro dedicato alle guerre nel Medioevo, lo storico Maurice Hugh Keen spiega che nell’antica provincia dell’Angiò, nel nord-ovest della Francia, i messaggeri portavano bandiere bianche come segnale di tregua, ma anche bacchette bianche per segnalare la propria immunità dalla guerra. Al tempo stesso i prigionieri di guerra e le persone che non dovevano essere attaccate a volte inserivano un pezzo di carta bianca sul loro copricapo. «Probabilmente però il segnale più comune di tregua» da parte delle guarnigioni, continua Keen, era mostrare un bastone bianco, che serviva per non essere attaccati in territorio ostile.

Sembra che anche in Asia le cose funzionassero un po’ allo stesso modo. A metà Cinquecento il cronista portoghese Gaspar Correia per esempio scrisse che alla fine del secolo precedente lo zamorin di Calicut (il titolo con cui venivano chiamati i principi hindu nel sud-ovest dell’attuale India), inviò a Vasco da Gama dei negoziatori con «un pezzo di tela bianco attaccato a un bastone» come «segno di pace».

Tela e tessuti erano comuni un po’ ovunque, e bandiere o piccoli drappi potevano essere improvvisati anche in situazioni di emergenza. Secondo la vessillologia (cioè lo studio delle bandiere) il colore invece poteva dipendere sia dal fatto che fino all’epoca moderna le tinture erano molto costose, sia dal fatto che il bianco era facile da distinguere nella gran parte dei paesaggi naturali, così come tra i vessilli portati in battaglia.

Un altro testo in cui viene citata la bandiera bianca è De iure belli ac pacis, scritto nel 1625 dal filosofo, giurista e teologo olandese Ugo Grozio e considerato fondamentale per la formulazione del diritto internazionale moderno. Era il periodo delle guerre di religione in Europa, e secondo Grozio (il cui nome non italianizzato era Hugo de Groot) la bandiera bianca era «un segno, a cui l’uso ha attribuito un significato»: in particolare «un tacito segno di richiesta di colloquio», che doveva essere inteso «come obbligatorio, come se fosse stato espresso a parole».

Prima della Rivoluzione francese e dell’introduzione del Tricolore blu, bianco e rosso, inoltre, in Francia si usava la bandiera bianca come simbolo di purezza ma anche di comando militare, a volte decorata con fiordalisi, se in presenza del re. Serviva per distinguere le truppe francesi da quelle straniere ed evitare il fuoco amico.