Cutro, un anno e tre “cabine di regia” dopo

Il nuovo reato introdotto dopo il naufragio in cui morirono almeno 94 persone è rimasto praticamente inapplicato, e intanto Giorgia Meloni annuncia ancora una struttura di coordinamento sui migranti

Sulla spiaggia di Cutro per settimane il mare ha continuato a restituire effetti personali e oggetti dei migranti morti dopo il naufragio del 26 febbraio 2023 (Francesco Ceraudo/ANSA)
Sulla spiaggia di Cutro per settimane il mare ha continuato a restituire effetti personali e oggetti dei migranti morti dopo il naufragio del 26 febbraio 2023 (Francesco Ceraudo/ANSA)
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Quasi un anno e mezzo dopo il suo insediamento, il governo di Giorgia Meloni continua ad avere nella gestione dell’immigrazione uno dei problemi più complicati da affrontare. Esattamente un anno fa, il naufragio sulle coste calabresi di Steccato di Cutro, a causa del quale morirono almeno 94 persone, generò grande clamore e se ne parlò per settimane. Nella speranza di dare un’immagine di prontezza e determinazione, e per dimostrare vicinanza alla popolazione locale, Meloni organizzò un Consiglio dei ministri nel municipio di Cutro, il 9 marzo. In quell’occasione venne approvato un decreto-legge che introduceva alcune novità.

Il provvedimento modificava tra l’altro la disciplina che stabilisce le quote massime di migranti in ingresso in Italia; rendeva più stringenti alcuni vincoli per il riconoscimento della protezione internazionale; eliminava alcuni servizi, come l’assistenza psicologica o i corsi di lingua italiana, tra quelli che devono essere assicurati nelle strutture di prima accoglienza per i migranti. Ma soprattutto il decreto aumentava le pene per i delitti che riguardano l’immigrazione clandestina e introduceva un nuovo reato: «Morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina». Meloni diede grande risalto a questa novità, che rispondeva, a suo dire, al nuovo approccio seguito dal suo governo, la cui volontà era di «andare a cercare gli scafisti lungo tutto il globo terracqueo» (frase poi assai circolata e un po’ presa in giro sui social network).

– Leggi anche: La prima sentenza per il naufragio di Cutro

A poco meno di un anno dall’approvazione di quel decreto, convertito poi in legge dal parlamento il 4 maggio seguente, il nuovo reato ha avuto finora un’applicazione limitatissima: non si ha notizia di nessun caso in cui sia stato chiesto un rinvio a giudizio per questa ipotesi, né tantomeno di condanne. Contattato dal Post, il ministero della Giustizia non ha fornito dati in questo senso. La stessa richiesta al ministero verrà fatta in parlamento dal Partito Democratico: che, dice la deputata Debora Serracchiani, farà un’interrogazione proprio su questo aspetto.

Meloni durante la conferenza stampa alla fine del Consiglio dei ministri riunitosi a Cutro, il 9 marzo 2023 (CARMELO IMBESI/ANSA)

Che il nuovo reato fosse vago e generico e che sarebbe stato difficile da applicare durante le indagini e i processi, era stato segnalato non solo da numerose associazioni impegnate nell’accoglienza, ma anche da giuristi ed esperti di diritto di asilo che erano stati interpellati dal Senato durante la discussione del decreto.

La scelta di agire sul piano penale non si è rivelata molto efficace neppure per dissuadere le partenze, come pure aveva auspicato Meloni, secondo la quale introdurre pene così severe avrebbe scoraggiato migranti e scafisti dall’intraprendere nuovi viaggi verso l’Italia. Nei mesi seguenti all’approvazione del decreto, anzi, gli sbarchi sono aumentati moltissimo.

L’urgenza di cercare nuove soluzioni per contenere i flussi migratori è stata ribadita da Meloni anche nelle scorse settimane. Il 15 febbraio, in apertura del Consiglio dei ministri, Meloni ha tenuto un discorso di cui poi lo stesso ufficio stampa del governo ha dato notizia. Nel suo intervento ha chiesto uno sforzo a tutti i membri del governo per intensificare i contatti coi paesi del Nord Africa, per andare in visita più spesso lì e potenziare i progetti di cooperazione con le istituzioni locali. Meloni ha fatto riferimento in questo senso al «modello Caivano», cioè quello adottato dal governo per riqualificare il quartiere particolarmente degradato della periferia di Napoli dopo lo stupro di due ragazze tredicenni nel luglio scorso. In quel caso, a cadenza più o meno regolare, ministri e sottosegretari sono andati a Caivano per controllare da vicino l’avanzamento di progetti avviati, o anche solo per partecipare a iniziative e manifestazioni pubbliche.

La stessa idea dovrebbe applicarsi ora con alcuni paesi dell’Africa. «Andiamo tutti in Libia e Tunisia, sviluppiamo progetti, controlliamone l’esecuzione, coordinando, come per Caivano, le presenze, in modo che siano cadenzate e diano il senso della continuità», ha detto Meloni, spiegando chiaramente che l’iniziativa ha una portata operativa ma anche «mediatica». Per lei questa attività potrebbe portare a una riduzione delle partenze verso l’Italia, anche se non è ancora chiaro quali sarebbero i progetti concreti, al di là dei viaggi e delle visite istituzionali, con cui questa iniziativa dovrebbe svilupparsi.

Per organizzare al meglio tutto quanto verrà attivata una struttura di coordinamento a Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio. Sui giornali la si è chiamata, come spesso succede per strutture di questo tipo, cabina di regia. I collaboratori di Meloni hanno poi precisato che non è chiaro ancora come sarà fatto esattamente questo organismo, ma hanno confermato che a dirigerlo sarà con ogni probabilità il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.

Non è la prima struttura che dovrebbe avere grosso modo questa funzione, sempre sul tema dell’immigrazione. Meloni aveva annunciato l’intenzione di creare una struttura di coordinamento per le politiche migratorie già poche settimane dopo il suo insediamento al governo, a fine ottobre del 2022. L’iniziativa si risolse nella convocazione di sporadiche riunioni, una organizzata anche per fare il punto sull’attuazione del decreto Cutro, a cui partecipavano alcuni membri del governo più direttamente coinvolti nella gestione dell’immigrazione e i dirigenti dei servizi segreti.

La commemorazione delle vittime del naufragio di Cutro in occasione dei sei mesi dalla strage (Valeria Ferraro/ANSA)

Il 28 agosto scorso, poi, in apertura del Consiglio dei ministri, Meloni aveva tenuto un discorso che ricorda molto da vicino quello fatto due settimane fa. Anche in quel caso furono i responsabili della comunicazione della presidente del Consiglio a renderlo pubblico. Meloni aveva detto che «è difficile spiegare all’opinione pubblica» le ragioni dell’aumento considerevole di sbarchi in Italia e che bisognava lavorare proprio «per dare piena attuazione al decreto Cutro». Aveva poi esortato i ministri a impegnarsi in modo più efficace. «Serve un coordinamento maggiore tra noi nell’attività di contrasto ai flussi illegali di migranti. Nell’insieme facciamo tanto, ma è essenziale che ciascun ministro che ha competenza in materia sia al corrente sul lavoro che svolge il suo collega per evitare duplicazioni, dispersione di risorse, ma anche che il nostro interlocutore di turno si rivolga a più d’uno di noi, sollecitando i medesimi interventi, senza poi dare conto dell’utilizzo degli aiuti che riceve».

Anche allora, come pochi giorni fa, il problema individuato da Meloni era il coordinamento. La soluzione proposta lo scorso agosto era piuttosto inusuale: «Già alla fine di questo Consiglio dei ministri, è convocata una riunione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), che ben si presta a essere la sede di questo raccordo. E da oggi è convocato permanentemente, composto da tutti i ministri competenti», aveva detto Meloni.

Il CISR è un organismo importante e delicato che riunisce i principali ministri del governo (Interno, Difesa, Esteri, Economia, Imprese, Ambiente, Giustizia), il presidente del Consiglio, il sottosegretario che svolge le funzioni di autorità delegata, cioè il responsabile politico della gestione dei servizi segreti (in questo caso il sottosegretario Mantovano) e il capo del Dipartimento informazioni e sicurezza (DIS), cioè la struttura che coordina tutte le attività dei servizi segreti. Di solito viene convocato per esaminare situazioni di emergenza o rilevanti per la sicurezza nazionale e prendere le decisioni necessarie in materia, oppure per decidere sull’assegnazione delle risorse ai vari comparti dell’intelligence. Viene convocato abbastanza di rado, e per prassi subito prima o subito dopo il Consiglio dei ministri.

La convocazione in modalità permanente è una formula insolita, su cui all’epoca c’era stato dibattito tra gli esperti di intelligence, ma di fatto mai davvero chiarita. I collaboratori di Meloni avevano detto che questa scelta presupponeva la convocazione di almeno una riunione a settimana, e che l’organismo avrebbe assunto di fatto le stesse funzioni di una cabina di regia. Ma poi le riunioni furono sporadiche, e comunque in linea con l’andamento canonico delle attività del CISR, come hanno confermato due ministri coinvolti. Nel 2024 il CISR si è riunito una sola volta, il 23 gennaio, e in quell’occasione si è parlato per lo più della crisi nel mar Rosso innescata dagli Houthi, il gruppo armato yemenita che ha attaccato decine di navi in transito in quel tratto di mare come ritorsione contro i bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza.