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  • Lunedì 22 gennaio 2024

È iniziata la prima campagna di vaccinazione al mondo contro la malaria

L'ha organizzata il Camerun, ma entro la fine del 2024 dovrebbero fare lo stesso anche molti altri paesi africani

Un bambino nel villaggio di Tomali, in Malawi, riceve una dose del vaccino contro la malaria durante la fase di sperimentazione nel 2019
Un bambino nel villaggio di Tomali, in Malawi, riceve una dose del vaccino contro la malaria durante la fase di sperimentazione nel 2019 (AP/Jerome Delay)
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Lunedì è iniziata in Camerun la prima campagna di vaccinazione al mondo contro la malaria, una malattia mortale particolarmente contagiosa trasmessa dalle punture di alcune zanzare, che ogni anno in Africa uccide centinaia di migliaia di persone: nel 2022 nel continente sono morte di malaria quasi 600mila persone, tra cui circa 460mila bambini sotto i 5 anni.

Il vaccino che verrà utilizzato si chiama RTS,S ed è prodotto dall’azienda farmaceutica britannica GlaxoSmithKline. A ottobre del 2021 era stato approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In fase di sperimentazione il vaccino era stato testato in Kenya, Malawi e Ghana, dove era stato integrato nei programmi di immunizzazione locali con una somministrazione in quattro dosi a partire dai bambini di cinque mesi. In questi tre paesi erano state somministrate complessivamente oltre 2,3 milioni di dosi, che avevano portato a una riduzione del 30 per cento dei sintomi della malaria nella sua forma più grave.

Il Camerun è il primo paese a somministrare le dosi attraverso un programma di vaccinazione di questo tipo, ma altri 11 paesi africani inizieranno le loro campagne entro la fine del 2024 grazie a un coordinamento con l’Alleanza mondiale per la vaccinazione GAVI: le prime 18 milioni di dosi saranno somministrate ai bambini piccoli, più vulnerabili. La notizia è stata data durante un briefing organizzato dall’OMS insieme ad altre organizzazioni fra cui GAVI e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC).

Negli ultimi anni nel continente africano i casi di malaria sono cresciuti per diversi motivi: l’approvvigionamento dei farmaci è stato rallentato dalla pandemia da Covid-19 e dai conflitti regionali, ma soprattutto le zanzare sono diventate più resistenti agli insetticidi e i farmaci meno efficaci contro la malattia. Secondo l’ultimo report globale sulla malaria dell’OMS, nel 2022 c’erano stati in tutto il mondo circa 249 milioni di casi di malaria, un aumento di 5 milioni di casi rispetto all’anno precedente, e 608mila decessi legati all’infezione: il 95 per cento dei casi e il 96 per cento dei decessi si erano verificati in Africa. Nonostante negli ultimi anni alcuni paesi siano riusciti a debellare la malattia, l’OMS aveva definito i dati comunque preoccupanti, specialmente se messi nel contesto di un rallentamento complessivo del debellamento della malattia a partire dal 2015.

I paesi africani coinvolti nella campagna vaccinale contro la malaria potrebbero essere più di una ventina. Le preoccupazioni riguardo a una possibile carenza di dosi sono diminuite dopo che un altro vaccino contro la malaria è stato approvato alla fine del 2023. Potrebbe essere distribuito in sette paesi già fra maggio e giugno del 2024: è il vaccino R21 sviluppato dall’Università di Oxford, nel Regno Unito, e prodotto dal Serum Institute of India, che è il più grande produttore di vaccini al mondo. Il coinvolgimento del Serum Institute of India dovrebbe permettere di produrre dosi su una scala molto più ampia dell’RTS,S: secondo l’istituto sarebbe già stata raggiunta la capacità per produrre 100 milioni di dosi all’anno.

Durante il briefing diversi esperti si sono comunque raccomandati che la campagna vaccinale non tolga finanziamenti alla fornitura di altri strumenti di prevenzione della malaria consolidati come le zanzariere. Queste preoccupazioni sono state espresse in particolare perché la campagna dovrà affrontare diversi problemi logistici: per essere davvero efficace, il vaccino deve essere somministrato quattro volte entro i primi due anni dalla nascita, e in Camerun ci sono molte comunità che vivono in aree remote, difficilmente raggiungibili. I responsabili della campagna vaccinale sono comunque convinti di poter ottimizzare tempi e logistica somministrando il vaccino insieme agli altri già previsti, come quello per il morbillo.

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