Il governo ha ridotto le tutele per i migranti che hanno tra i 16 e i 18 anni

Lo ha fatto per risparmiare alcune decine di milioni di euro che finanzieranno un fondo per le forze dell'ordine

Un giovane migrante sbarcato a Napoli lo scorso ottobre
(ANSA)
Un giovane migrante sbarcato a Napoli lo scorso ottobre (ANSA)
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La scorsa settimana con un emendamento alla legge di bilancio il governo ha deciso di istituire un nuovo fondo da circa 100 milioni di euro in tre anni (dal 2024 al 2026) destinato a forze armate, polizia e Vigili del Fuoco. Circa metà dei soldi per questo provvedimento, 45 milioni di euro, è stata recuperata tagliando una serie di finanziamenti che erano stati destinati ai comuni per l’accoglienza di persone migranti tra il 2024 e il 2026.

Per potersi permettere di spostare 45 milioni di euro da un fondo a un altro, però, il governo ha anche dovuto prevedere come avrebbe risparmiato quei soldi per l’accoglienza, e lo ha fatto con un espediente controverso: ha modificato in un’altra legge il modo in cui vengono classificati i migranti minorenni, stabilendo che quelli tra i 16 e i 18 anni non dovranno più avere un percorso di accoglienza con maggiori tutele, al pari di tutti gli altri minorenni, ma saranno equiparati di fatto ai migranti maggiorenni. In questo modo il governo dovrebbe risparmiare quanto necessario, dal momento che l’accoglienza dei migranti minorenni prevede una spesa molto maggiore rispetto a quella dei migranti maggiorenni.

Con questo incastro di norme, insomma, il governo ha tolto soldi all’accoglienza dei cosiddetti “minori stranieri non accompagnati” – cioè persone provenienti da paesi extraeuropei che hanno meno di 18 anni e che sono arrivate in Italia da sole – e li ha spostati verso un fondo per le forze dell’ordine. Negli ultimi giorni la decisione è stata criticata da quasi tutti i partiti dell’opposizione: Elly Schlein, la segretaria del Partito Democratico, ha detto alla Stampa che «il governo fa cassa sui diritti dei minori»; sempre alla Stampa il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di «agghiacciante cinismo sociale» da parte del governo.

Il governo ha rivendicato questa scelta. Il sottosegretario al ministero dell’Interno, Nicola Molteni, ha detto per esempio: «Per un governo di centrodestra, mi sembra una scelta logica e giusta politicamente».

Quando arrivano in Italia i minori stranieri non accompagnati hanno diritto a più garanzie rispetto ai maggiorenni: non possono essere espulsi dal paese «in nessun caso», come ha ribadito per esempio la legge numero 47 del 2017, e devono essere accolti in strutture separate rispetto a quelle per gli adulti. A causa di questo trattamento particolare, per l’amministrazione pubblica il costo giornaliero di ciascun minore non accompagnato è molto più alto di quello di un migrante maggiorenne: si va dai 70 ai 100 euro giornalieri per un minore, contro i circa 30 euro giornalieri spesi per un adulto. Circolano anche stime più alte: in estate il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, aveva detto che l’accoglienza di un minore costa alla città tra i 100 e i 120 euro al giorno.

Trattare come i maggiorenni chi ha tra 16 e 18 anni è quindi un risparmio notevole, anche perché sono la maggior parte: al momento è difficile quantificare di preciso quanto sia il risparmio, ma a giudicare dall’emendamento alla legge di bilancio sembra che il governo conti di recuperare almeno alcune decine di milioni di euro.

L’intervento con cui è stato attuato questo cambiamento è una modifica a un decreto-legge (il numero 133 del 2023) sull’immigrazione che il governo aveva approvato lo scorso ottobre, inserita nel testo durante la conversione in legge del decreto (i decreti-legge entrano in vigore subito, ma devono essere approvati dal parlamento entro 60 giorni, e intanto possono essere modificati).

All’articolo 5 è stata aggiunto l’obbligo per il prefetto (mentre prima compariva come possibilità) di disporre l’accoglienza dei minori che hanno almeno 16 anni nelle stesse strutture degli adulti, anche se «in una sezione dedicata»: un’accortezza che molto probabilmente non servirà, perché le strutture che ospitano i migranti adulti sono spesso in condizioni pessime e non permettono di riservare “sezioni” ai minorenni, tanto più con il trattamento che sarebbe previsto per loro. È stato anche allungato il tempo massimo che potranno trascorrere in queste strutture, da 90 a 150 giorni. Non è chiaro dove saranno collocati al termine di questo periodo.

Al momento non si sa nemmeno se questa cosa funzionerà nella pratica: è possibile che per ogni minore destinato da un prefetto a un centro di accoglienza per adulti ci siano ricorsi, e che un eventuale trasferimento non sarà così immediato e senza ostacoli.

Finora l’accoglienza ai minori non accompagnati ha funzionato così: in base a un decreto legislativo del 2015 che recepì alcune normative europee, fino a un massimo di 30 giorni possono rimanere in strutture governative di prima accoglienza, gestite dal ministero dell’Interno in convenzione con gli enti locali. In teoria queste strutture dovrebbero essere riservate ai minori: in pratica, si tratta spesso delle stesse strutture in cui vengono ospitati gli adulti. Qui vengono identificati e ricevono informazioni sui loro diritti, compreso quello di richiedere la protezione internazionale.

Poi, sempre in teoria, vengono trasferiti in apposite strutture del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI), gestite dagli enti locali. A marzo del 2023 i posti disponibili nel SAI erano 43.786, di cui 6.299 per minori (il 14,4 per cento). Secondo gli ultimi dati disponibili, aggiornati alla fine di ottobre, in Italia ci sono circa 24mila minori non accompagnati: quasi il quadruplo rispetto ai posti a loro disposizione.

Quando i posti sono insufficienti, cioè ormai praticamente sempre, la responsabilità dell’accoglienza passa direttamente ai comuni, che per far fronte alle spese aggiuntive possono accedere ai contribuiti del Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. I comuni chiedono da tempo che questo fondo venga aumentato, e negli ultimi giorni diversi sindaci hanno protestato perché è stato addirittura ridimensionato con il taglio di 45 milioni di euro.

– Leggi anche: I comuni hanno finito i posti per i migranti minorenni non accompagnati

Sui migranti minorenni non accompagnati il governo ha avviato ormai da mesi una campagna ostile, sostenendo in varie occasioni che molti di loro fingano di essere minorenni per evitare di essere espulsi dall’Italia. Lo scorso settembre aveva introdotto nuove misure per permettere controlli anche molto invasivi sull’età dei migranti, come in parte già succede: nella pratica però con gli strumenti a disposizione è praticamente impossibile stabilire in modo certo e senza margine di errore l’età di un individuo, e i maggiori controlli voluti dal governo avevano ricevuto diverse critiche sia dal punto di vista pratico che per il rispetto dei diritti umani dei minori non accompagnati.