• Sport
  • Martedì 1 agosto 2023

Ma quindi, com’è questo campionato di calcio saudita?

Come si presenta e come funziona la Saudi Pro League, il campionato di calcio più chiacchierato del momento

L'Al-Nassr di Cristiano Ronaldo nella scorsa stagione (Yasser Bakhsh/Getty Images)
L'Al-Nassr di Cristiano Ronaldo nella scorsa stagione (Yasser Bakhsh/Getty Images)
Caricamento player

Da quando le squadre di calcio saudite hanno iniziato a comprare giocatori dall’Europa sostenute economicamente dal loro governo, in molti si stanno domandando fin dove possa arrivare questo nuovo campionato di calcio saudita, fino a ieri pressoché sconosciuto e oggi su tutte le prime pagine dei giornali sportivi e non solo. Le ambizioni calcistiche del paese sono ormai evidenti, spinte da esigenze economiche e politiche che negli altri sport hanno già avuto impatti significativi, come nel caso del golf.

Per il calcio si parla di un budget di 17 miliardi di euro stanziato dal governo saudita per rinforzare e sostenere la crescita del movimento da qui al 2030. All’apice di questo movimento c’è la Saudi Pro League, che tramite i grandi investimenti iniziati questa estate si vuole inserire nel mercato calcistico internazionale come alternativa a campionati e tornei esistenti: «La Saudi Pro League offre un’opportunità per l’intero settore» si legge sul suo sito.

La solidità di questo progetto si vedrà nel tempo, dato che è appena agli inizi. Se si guardano i tentativi fatti in passato, tuttavia, qualche dubbio può emergere. Negli ultimi trent’anni il calcio è diventato a tutti gli effetti uno sport globale: non esiste paese che non abbia un campionato. Alcuni di questi hanno provato a ritagliarsi un loro spazio in un mercato storicamente dominato dal calcio europeo in cui l’unica valida alternativa è stata rappresentata dal Sud America. I due esempi migliori, uno opposto all’altro, sono il campionato nordamericano e il campionato cinese. Il primo è riuscito a occupare una sua fetta di mercato, anche se perlopiù nazionale, l’altro invece è fallito: dopo un decennio di enormi investimenti, e tutte le difficoltà dovute alla pandemia, è stato fortemente ridimensionato.

Tra i buoni risultati del campionato nordamericano e il fallimento del campionato cinese, non è chiaro dove si posizionerà la Saudi Pro League. Innanzitutto deve cominciare: lo farà l’11 agosto, per poi concludersi a maggio del prossimo anno. Seguirà quindi il calendario dei campionati europei, come si decise di fare undici anni fa anticipando di tre mesi l’inizio della stagione, fin lì previsto a ottobre.

18 squadre, 13 città
Nella Saudi Pro League che inizia ad agosto sono rappresentate tredici città. Quella con più squadre è la capitale, Riyad, che ne ha quattro: Al-Hilal, Al-Nassr, Al-Riyadh e Al-Shabab. Dopo ci sono Gedda, città portuale affacciata sul Mar Rosso che ospita l’Al-Ahli e l’Al-Ittihad, e la meno conosciuta Buraidah, dove hanno sede l’Al-Raed e l’Al-Taawoun. Nell’altra città più nota del paese, La Mecca, gioca invece l’Al-Wehda. Tra la squadra più a nord del paese (l’Al-Tai) e quella più a sud (l’Al-Okhdood) ci sono 1.564 chilometri di distanza, e di deserto.

+2
Rispetto all’anno scorso le squadre partecipanti alla Saudi Pro League sono state aumentate da 16 a 18. Al termine della passata stagione sono state promosse quattro squadre dalla seconda divisione, e d’ora in poi ci saranno soltanto due retrocessioni.

Le 4 squadre “ammiraglie”
Delle 18 squadre del campionato, quattro sono state scelte come “veicoli promozionali” del calcio saudita, per motivi storici e legati al merito. L’Al-Ittihad e l’Al-Ahli di Gedda, l’Al-Nassr e l’Al-Hilal di Riyad sono le squadre più vincenti e tifate del paese, e lo scorso giugno sono diventate di proprietà statale tramite il Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano nazionale nonché uno dei più ricchi al mondo grazie agli enormi proventi derivati dall’esportazione del petrolio.

In queste settimane quando si legge che un giocatore è stato comprato da una squadra saudita con ogni probabilità si tratta di una di queste quattro. Dopo aver dato simbolicamente il via ai grandi investimenti acquistando Cristiano Ronaldo, l’Al-Nassr ha preso tutti i giocatori internazionali che ha potuto, tra i quali Marcelo Brozovic dall’Inter e Sadio Mané dal Bayern Monaco. Nell’altra squadra di Riyad, l’Al-Hilal, sono finiti invece due giocatori molto conosciuti in Italia come Kalidou Koulibaly, ex difensore del Napoli poi comprato dal Chelsea, e Sergej Milinkovic-Savic dalla Lazio.

Acquisti centralizzati
I tanti acquisti fatti finora dalle squadre saudite sono stati coordinati, se non gestiti direttamente, dal Player Acquisition Center of Excellence (PACE). È un ufficio che il campionato ha istituito per centralizzare tutti i trasferimenti dall’estero e fornire ai club la migliore assistenza possibile «per garantire un futuro dinamico, giovane e sostenibile», come si legge sul sito. In pratica gli investimenti vengono distribuiti dall’alto secondo i piani di sviluppo del campionato e le squadre non agiscono individualmente nel mercato come succede altrove.

Il PACE è quindi uno strumento che cura gli interessi e la direzione che si vuole dare al campionato, eliminando o perlomeno limitando le iniziative individuali delle squadre per ottimizzare gli investimenti e accelerare la crescita collettiva. Per coordinarlo è stato assunto un professionista del calcio europeo: l’ex calciatore nigeriano Michael Emenalo, per quasi un decennio direttore tecnico del Chelsea.

Le regole sui giocatori stranieri
Dal 2022 ciascuna squadra della Saudi Pro League può registrare otto calciatori stranieri a stagione e convocarne al massimo sette per le partite di campionato. Ciò nonostante i club possono tenere in rosa gli stranieri in esubero. Finora sette squadre su diciotto hanno riempito tutti gli spazi disponibili per gli stranieri, e quindi non ne acquisteranno altri se prima non ne cederanno. L’Al-Hilal, per esempio, dovrà escludere uno straniero dalle sue liste di registrazione se vorrà acquistare Marco Verratti dal Paris Saint-Germain, come sembra stia facendo in questi giorni.

Al di fuori delle quattro squadre più competitive, l’Al-Ettifaq si è fatto notare per i suoi investimenti britannici. Come allenatore ha assunto l’ex capitano del Liverpool Steven Gerrard, e per rinforzare la squadra ha ingaggiato un altro ex capitano del Liverpool, Jordan Henderson. Tra i suoi acquisti c’è anche uno scozzese, Jack Hendry, che nella scorsa stagione giocò per sei mesi nella Cremonese.

I piani per i calciatori locali
Già prima di investire molto su calciatori stranieri, l’Arabia Saudita si era fatta notare per alcune iniziative singolari con cui aveva cercato di migliorare il livello del suo movimento. In vista degli ultimi Mondiali in Qatar, per esempio, la Federazione aveva sospeso il campionato a metà ottobre, dopo le prime otto partite disputate, per dare modo alla Nazionale di riunirsi venti giorni prima delle avversarie ai gironi, le quali invece si sarebbero ritrovate soltanto a pochi giorni dall’inizio del torneo.

In Qatar poi l’Arabia Saudita non ha superato la fase a gironi, ma si ritiene che la sua miglior condizione fisica abbia avuto un ruolo fondamentale nella sorprendente vittoria all’esordio contro l’Argentina, poi campione del mondo.

Anche quattro anni prima l’Arabia Saudita aveva cercato di sopperire alle sue lacune calcistiche ricorrendo a strategie alternative. In vista del ritorno ai Mondiali dopo dodici anni di assenza, il paese aveva mandato a giocare nove dei suoi migliori giocatori in nove squadre spagnole di prima e seconda divisione, per testarli in un ambito più competitivo e farli abituare a quei livelli (i risultati non furono così evidenti).

Ora che le squadre saudite si sono arricchite di grandi calciatori provenienti da Europa e Sud America, il campionato proverà ad accelerare il percorso di crescita dei giocatori locali abbassando da 18 a 16 il limite d’età previsto per potere giocare tra i professionisti. Dal 2025 le squadre saranno inoltre obbligate ad avere in rosa almeno dieci giocatori, non necessariamente sauditi, con meno di ventidue anni.

Chi allena queste squadre
Gli ultimi sauditi ad aver allenato nel loro campionato di riferimento sono stati sostituiti l’anno scorso. Da allora tutti gli allenatori sono stranieri, sei dei quali portoghesi portati nel paese grazie agli stretti rapporti tra i dirigenti del campionato e Jorge Mendes, ritenuto il procuratore sportivo più influente al mondo, nonché storico agente di Cristiano Ronaldo e José Mourinho. Di italiani invece non ce ne sono ancora.

Gli obiettivi dichiarati
La Saudi Pro League, come si legge nel suo sito, vuole diventare uno dei primi dieci campionati di calcio al mondo e assicurarsi una crescita a lungo termine sostenendola non solo con il budget governativo a sua disposizione, ma anche tramite l’aumento delle entrate commerciali, specialmente quelle derivanti dai diritti televisivi, che finora hanno garantito poco e già da questa stagione inizieranno ad aumentare, vista la curiosità.

– Leggi anche: Las Vegas punta forte sullo sport