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  • Mercoledì 31 maggio 2023

La NATO rafforzerà la propria missione in Kosovo

Dopo gli scontri di lunedì con alcuni manifestanti serbo-kosovari saranno inviati altri 700 soldati

(AP Photo/Bojan Slavkovic)
(AP Photo/Bojan Slavkovic)

Martedì la NATO, l’alleanza militare fra i paesi occidentali, ha annunciato che invierà altri 700 soldati in Kosovo dopo i gravi scontri dei giorni scorsi fra il proprio contingente e centinaia di manifestanti serbi, in cui sono stati feriti almeno 30 soldati (fra cui 14 italiani). Lo ha detto il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa dopo un incontro col primo ministro della Norvegia.

I 700 nuovi militari della NATO che saranno mandati in Kosovo sono riservisti pronti ad essere operativi nel giro di una settimana. Un altro battaglione, un’unità di misura che di solito comprende fra i 300 e i 1.000 soldati, sostituirà i riservisti, con il compito di essere operativo in una settimana se necessario.

Già oggi la missione NATO in Kosovo, chiamata KFOR, è la più numerosa al mondo: sono presenti 27 paesi con circa 3.800 militari complessivi. Ed è molto raro che la NATO annunci pubblicamente l’estensione delle sue missioni: l’ultima volta era capitato più o meno un anno fa, quando la NATO rafforzò il proprio contingente nei paesi dell’Europa orientale dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

«Il dispiegamento di forze aggiuntive in Kosovo è una misura prudente per assicurare che KFOR sia in grado di assicurare la sicurezza in accordo con il mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU», ha commentato Stuart B. Munsch, ammiraglio statunitense a capo del contingente NATO per l’Europa del Sud.

– Leggi anche: Cosa ci fanno i militari della NATO in Kosovo

Lunedì alcuni soldati italiani e ungheresi che fanno parte della missione KFOR erano stati feriti durante una manifestazione di protesta a Zvecan, in Kosovo. Centinaia di persone di etnia serba che vivono in Kosovo protestano da giorni per l’insediamento di alcuni sindaci di etnia albanese in città kosovare a maggioranza serba, che hanno vinto le recenti elezioni amministrative per via del boicottaggio della popolazione serba.

Martedì, per evitare ulteriori violenze, i soldati della missione KFOR hanno circondato il municipio di Zvecan con una recinzione e del filo spinato. In altre due città coinvolte negli scontri, Leposavic e Zubin Potok, i soldati di KFOR hanno parcheggiato dei mezzi militari della polizia kosovara davanti ai municipi.

Nel frattempo stanno proseguendo gli sforzi diplomatici per ridurre la tensione fra il Kosovo e la Serbia, che negli ultimi giorni ha difeso i manifestanti serbi che abitano in Kosovo. Dopo gli scontri di lunedì Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, ha parlato sia col primo ministro kosovaro Albin Kurti sia col presidente serbo, Aleksandar Vučić. Pubblicamente, Borrell ha chiesto a entrambe le parti di ridurre la tensione, spiegando che «oggi in Europa abbiamo già troppe violenze: non possiamo permetterci un altro conflitto».