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  • Lunedì 29 maggio 2023

Gli scontri in Kosovo in cui sono stati feriti soldati italiani

Fanno parte di un contingente della NATO che stava gestendo una protesta di persone di etnia serba contro il sindaco locale

(AP Photo)
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Alcuni soldati italiani che fanno parte di un contingente NATO, l’alleanza militare fra i paesi occidentali, sono stati feriti lunedì durante una manifestazione di protesta a Zvecan, in Kosovo. La protesta era stata organizzata da persone di etnia serba contro il sindaco locale, Ilir Peci, di etnia albanese, che secondo gli abitanti serbi è stato eletto in maniera illegittima.

In un comunicato la NATO ha fatto sapere che durante la manifestazione a Zvecan alcuni soldati italiani e ungheresi «hanno ricevuto attacchi ingiustificati» e subìto «fratture e ustioni per via dell’esplosione di bombe incendiarie». Il ministero della Difesa ha detto al Corriere della Sera che i soldati italiani feriti sono 14, tutti alpini del nono reggimento L’Aquila, che secondo quanto riferisce il comando hanno subìto ustioni a causa del lancio di bombe molotov o fratture: ANSA scrive che tre di loro sono feriti in maniera grave, ma non sarebbero in pericolo di vita. In totale i feriti sono invece 34.

La missione NATO in Kosovo è nota con la sigla KFOR ed è la missione più numerosa della NATO, con quasi quattromila soldati attivi. Fra di loro il contingente più ampio è quello dei soldati italiani, circa 800. Anche il comandante di KFOR è italiano: è il generale Angelo Michele Ristuccia, dell’esercito italiano.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto su Twitter di essere vicina «ai militari italiani feriti durante i disordini in Kosovo». Sui social network girano diverse immagini di scontri fra manifestanti e soldati del contingente NATO: alcune sono piuttosto forti, e mostrano soldati feriti a terra, quasi immobili.

Ormai da giorni in Kosovo ci sono manifestazioni di protesta contro l’insediamento di quattro sindaci di etnia albanese in altrettante città del Kosovo a maggioranza serba, fra cui Zvecan. Le elezioni amministrative si erano tenute a fine aprile ma in varie città a maggioranza serba erano state boicottate per chiedere maggiore autonomia allo stato centrale: a Zvecan, Zubin Potok, Leposavic e a Mitrovica Nord erano quindi stati eletti sindaci di etnia albanese, votati da una piccolissima parte dell’elettorato, inferiore al 4 per cento.

Alcuni alleati occidentali hanno chiesto al Kosovo di non riconoscere questi sindaci, eletti con un mandato popolare molto limitato: al momento però il governo kosovaro non sembra intenzionato ad accogliere la richiesta. Oltre a Zvecan ci sono state proteste anche a Leposavic, dove alcuni manifestanti hanno tirato delle uova alla macchina del nuovo sindaco.

La Serbia, che finora non ha mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, ha criticato molto duramente la posizione del governo kosovaro e ha fatto sapere di avere inviato alcune truppe dell’esercito vicino al confine col Kosovo: un loro eventuale intervento farebbe precipitare la situazione, periodicamente molto tesa. Alla fine del 2022 era stato trovato un complesso accordo sulle targhe da usare nelle città kosovare a maggioranza serba, una questione su cui i due paesi avevano litigato per mesi.